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Non sempre “velenoso” è sinonimo di “pericoloso”: quali Ragni italiani sono realmente temibili?

“Questo Ragno è velenoso?”

Un evergreen che si ripropone ogniqualvolta che si incontra un simpatico animaletto a 8 zampe, soprattutto se ad imbattercisi è un umano aracnofobico.
La risposta più logica e zoologicamente valida a questo quesito è “Sì, è velenoso come quasi tutti i Ragni…ma è pericoloso solo se sei un Grillo o una Mosca…“. D’altronde c’è relatività in tutto, compreso nel concetto di “velenoso”, troppo spesso considerato in sinonimia con “pericoloso” o, nel peggiore dei casi, con “mortale”.
Partiamo da un presupposto: in tutto il mondo sono state attualmente descritte 105 famiglie di Ragni e solo le famiglie Uloboridae, Holoarchaeidae e Symphytognatidae annoverano specie prive di ghiandole velenifere. Di questi taxa, solo la prima famiglia menzionata è ampiamente presente in Italia con 5 specie molto comuni nelle nostre abitazioni. Una percentuale irrisoria considerando che, stando alla Checklist dei Ragni italiani aggiornata al 2016, risultano presenti sul territorio italiano 1620 specie riconducibili a 54 famiglie di Ragni.
Circa il 99,7% dei Ragni italiani sono quindi velenosi. Numeri che possono far paura…ma solo in apparenza!

Uloborus plumipes, una delle 5 specie italiane totalmente prive di veleno (Ph. Olaf Leillinger)

Sebbene velenosi, la maggior parte di questi Aracnidi non ha neppure la forza (e spesso neppure la voglia) di bucare la nostra pelle; qualora dovessero riuscire a perforarci con i loro piccoli cheliceri, si tratterebbe di un veleno pericoloso solo per le loro prede, ma per noi totalmente innocuo.
Nonostante questo rincuorante dato, bisogna ricordare che in Italia sono presenti due specie potenzialmente pericolose anche per noi: Latrodectus tredecimguttatus (“Malmignatta” o “Vedova nera mediterranea”) e Loxosceles rufescens (“Ragno violino”). Due specie poco comuni che raramente mordono: stiamo infatti sempre a contatto, direttamente o indirettamente, con i Ragni, ma molto raramente sentiamo di persone colpite dal loro veleno, ancor più raramente capita che provochino la morte. Statisticamente è estremamente più pericoloso un Cane.

Come fare per riconoscere queste due specie?
L. tredecimguttatus ha un corpo che nella femmina può raggiungere i 15 mm di legspan (il maschio è molto più piccolo), contraddistinto dalla presenza di 13 macchie rosse. Una livrea particolarmente appariscente e tipicamente aposematica che dovrebbe farci desistere dall’infastidirla. Il morso della femmina, anche se meno pericoloso di quello della congenerica specie americana (Latrodectus mactans, la celebre “Vedova nera”), non è immediatamente doloroso, ma in seguito può provocare sudorazione, nausea, conati di vomito, febbre, cefalea, forti crampi addominali e, nei casi più gravi, perdita di sensi e talvolta morte. I casi mortali sono tuttavia veramente molto rari: ad oggi, si segnalano in Italia solo 4 possibili episodi di morte in seguito al loro morso, due dei quali avvenuti nel 1987 in provincia di Genova. Si tratta di una specie ovviamente potenzialmente pericolosa per i bambini in quanto la quantità di veleno iniettata deve essere rapportata alla corporatura e, per il corpo di un bambino, tale quantità può rivelarsi fatale. Il morso è potenzialmente pericoloso anche gli anziani ed eventualmente per gli adulti già indeboliti da malattie al momento del morso: una persona adulta non pienamente sana può non riuscire a salvarsi dagli effetti del veleno, che anche in questo caso può essere letale se non curato in tempo. Nei soggetti allergici può inoltre provocare shock anafilattico, come d’altronde le punture di molti Insetti ritenuti praticamente innocui per gran parte della popolazione (come ad esempio le Api o le Vespe). L’habitat ideale di questa specie è costituito da zone di macchia mediterranea bassa, spesso aride e pietrose, ma è relativamente comune anche fra rocce e muretti a secco, mentre è solita evitare le nostre abitazioni.

Giovane femmina di Latrodectus tredecimguttatus, la temibile “Malmignatta” (Ph. K. Korlevic)

La seconda specie potenzialmente pericolosa, L. rufescens, ha dimensioni comprese tra 8 e 13 mm nelle femmine, mentre il maschio, nel complesso più piccolo, è caratterizzato da zampe più lunghe. Spesso sul cefalotorace è presente una macchia scura che, con un po’ di fantasia, può ricordare un violino col manico che si estende verso l’addome, caratteristica da cui deriva il nome comune del Ragno.
Non è una specie aggressiva e, se disturbata, tende ad allontanarsi. Può tuttavia rintanarsi fra lenzuola o vestiti, aumentando le probabilità di doversi difendere tramite il morso qualora dovesse sentirsi minacciata. Il suo veleno è necrotizzante e, nei soggetti allergici, può dar vita al cosiddetto loxoscelismo: tende a formarsi un’ulcera che può estendersi per diversi centimetri; previo trattamento medico, la ferita guarisce dopo diverse settimane, lasciando tuttavia una cicatrice talvolta abbastanza estesa. Il potenziale pericolo è chiaramente dipendente dalla localizzazione del morso. Nel 2015 è stato riportato il primo caso in Europa di morte causata da questo Ragno. Gli effetti del veleno di L. rufescens sono simili a quelli della congenerica Loxosceles reclusa, specie diffusa nella parte meridionale degli Stati Uniti e nel nord del Messico, sebbene siano riportate segnalazioni anche in Europa. L. rufescens trova abitualmente riparo principalmente tra le rocce o sotto la corteccia degli alberi, ma non di rado viene rinvenuto anche nelle nostre abitazioni, in locali umidi come garage o cantine.

Il poco appariscente Loxosceles rufescens o “Ragno violino” (Ph. Luis Fernández García)

Due specie che sarebbe meglio evitare, sempre presupponendo che sono animali schivi e non aggressivi, quindi faranno di tutto per evitare di mordere, una difesa utilizzata solo come extrema ratio…camminare sotto un balcone con dei vasi non ben posizionati o guidare dopo aver bevuto un cocktail di troppo il sabato sera è probabilmente molto più pericoloso e basta un po’ di logica per capire quanto siano in realtà innocui i Ragni diffusi nel nostro Bel Paese. Gli atavici e obsoleti pregiudizi che li affliggono trovano terreno fertile nella spesso scarsa conoscenza che si ha di questi Artropodi, così come accade anche per i Serpenti, trasformando un timore poco sensato in un’incontrollabile fobia.
Alla luce delle constatazioni di stampo tossicologico relative al loro morso, quando vi chiederanno se un Ragno è velenoso, nel 99% dei casi potrete rispondere “Sì…ma non è pericoloso!”.

Andrea Bonifazi

Bilbiografia

Bellmann H. (2016). Guida ai ragni d’Europa. Roma, Franco Muzzio Editore, pp. 428.

Bonnet M.S. (2004). The toxicology of Latrodectus tredecimguttatus: the Mediterranean Black Widow Spider. Homeopathy, 93(1), 27-33.

Coddington J.A. (2005). Symphytognathidae. Spiders of North America: an identification manual. American Arachnological Society, pp. 377.

Pantini P., Isaia M. (2016). Checklist dei ragni italiani del Museo di Scienze Naturali di Bergamo.

Posada-Baltazar I., Avila-Villegas H. (2001). Preliminary Results on the Project of Medically Important Spiders in the Aguascalientes State, Mexico. Journal of Venomous Animals and Toxins, 7 (2), DOI: http://dx.doi.org/10.1590/S0104-79302001000200024

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Aggiunto in: Ambiente, Entomologia, Salute, Zoologia

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