Tardigradi: veri duri grazie al DNA
Quando pensiamo a un ambiente estremo di solito associamo implicitamente questa parola all' abitabilità di quel luogo dove, per noi, sarebbe impossibile sopravvivere. Pensa ad esempio al cratere di un vulcano all'interno del quale, per via
Quando pensiamo a un
ambiente
estremo
di solito associamo implicitamente questa parola all'
abitabilità
di quel luogo dove, per noi, sarebbe impossibile sopravvivere. Pensa ad esempio al cratere di un vulcano all'interno del quale, per via delle elevate temperature, piogge acide, lava, gas tossici, sembra impossibile concepirvi la vita. Eppure la natura sa superare questi ostacoli andando oltre la nostra fantasia. [caption id="attachment_13769" align="aligncenter" width="700"]
Tardigrada (© animale.me)[/caption] Gli
organismi estremofili
sono microrganismi così chiamati perché capaci di sopravvivere e moltiplicarsi in ambienti le cui condizioni sono proibitive, ad esempio temperature, pH, salinità e/o pressione o molto alte o molto basse. Grazie a questi microrganismi riusciamo a spingere la nostra capacità di osservare il mondo oltre il limite. Tra gli estremofili i più famosi (e carini) ci sono i
Tardigradi
, scoperti nel 1773 da Johann August Ephraim Goeze, zoologo tedesco, e così chiamati nel ’77 da Lazzaro Spallanzani, biologo italiano. Ad oggi, di questi piccoli invertebrati di circa un millimetro, ne sono state identificate più di mille specie. È possibile trovarne in ogni zona del mondo e, con tutta probabilità ne avremmo mangiati a migliaia considerato che si possono trovare in alcuni alimenti come, ad esempio, un'insalata. Cosa hanno di incredibile i Tardigradi a parte un simpatico soprannome inglese, “Orso d’acqua” (“
Water bear
”), e le loro buffe sembianze da astronauta con la tuta troppo larga? Sono i veri
Rambo della natura
. Nel corso del tempo i
Tardigradi
sono stati studiati nei modi più disparati: viaggi nello spazio e esposizione ai raggi X e Gamma, congelamento e scongelamento, essiccazione, mancanza d’ossigeno, cambiamenti di salinità, sottovuoto, alta e bassa pressione e… Sono sempre sopravvissuti, tanto da far pensare alcuni scienziati che saranno proprio i
Tardigradi
gli ultimi esseri viventi che osserveranno il sole esplodere. Ma come fanno i
Tardigradi
a essere così
resilienti
? (capace di adattarsi al cambiamento. n.d.r) Il recente studio condotto dall'Università di Edimburgo presso l’Istituto di Biologia Evolutiva attribuisce i “superpoteri” dei
Tardigradi
alla loro capacità di resistere alla disidratazione,
anidrobiosi
e di entrare in uno stato di
quiescenza
. [caption id="attachment_13770" align="aligncenter" width="700"]
Hypsibius dujardini ©Goldestein lab - Ramazzottius varieomatus © Nature Publishing Group[/caption] Per verificare questa ipotesi hanno confrontato il DNA di
Hypsibius dujardini
, un piccolo Tardigrado capace di sopravvivere all'essiccazione solo affrontandola in modo graduale, con quello di
Ramazzottius varieornatus
, una specie affine capace tuttavia di resistere a una disseccazione veloce. In particolare sono state confrontate le regioni geniche chiamate HOX (dall'inglese “
homeobox
” = “regione conservata”), sequenze di DNA che regolano le procedure di sviluppo anche di funghi, piante e animali. È stato quindi possibile comprendere quali geni venissero attivati in
Hypsibius d
. durante l'
anidrobiosi
identificando un set di proteine che sembra andare a “sostituire” l’acqua persa dal
Tardigrado
durante la disidratazione. Queste proteine sono altamente solubili e, man mano che l’acqua viene meno, si dissolvono all'interno della cellula sostituendosi all'acqua intracellulare. In questo modo formano un microscopico strato protettivo, una matrice che protegge il suo contenuto. È così che le proteine, la membrana e lo stesso DNA sono protetti e riparati ponendo l’organismo in uno stato
quiescente
che terminerà soltanto con il contatto con l’acqua. I
Tardigradi
continuano a far nascere nuove domande per il mondo scientifico, non solo per l’importanza che potrebbe avere riuscire a comprendere la loro resistenza alla mancanza d’acqua in un mondo come il nostro il cui clima sta cambiando drasticamente, ma anche a comprendere meglio i limiti della vita sul nostro o su altri pianeti. Carlo Taccari
Bibliografia:
- Jonsson, K. I. et al. Tardigrades survive exposure to space in low Earth orbit. Curr. Biol. 18, R1–R3 (2008).
- Tsujimoto, M. et al. Recovery and reproduction of an Antarctic tardigrade retrieved from a moss sample frozen for over 30 years. Cryobiology. Feb;72(1):78-81. (2016)
- Horikawa D.D. & Higashi, S. Desiccation tolerance of the tardigrade Milnesium tardigradum collected in Sapporo, Japan, and Bogor, Indonesia. Zoolog Sci. Aug;21(8):813-6. (2004)
- Yoshida, Y. & et. al. Comparative genomics of the tardigrades Hypsibius dujardini and Ramazzottius varieornatus. Plos Biology, Jul;27. (2017)


