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Un virus come potenziale futura medicina anticancro

In un nuovo progetto, i ricercatori LIFE – Facoltà di Scienze della Vita presso l’Università di Copenaghen – hanno documentato che il virus stomatite vescicolare (VSV) svolge un virusruolo doppio finora sconosciuto  nella prevenzione di un certo numero di tumori. I nuovi risultati mostrano che il virus  uccide le cellule tumorali e blocca l’espressione (produzione) delle molecole che alcuni tipi di cellule tumorali producono per nascondersi dal sistema immunitario. Alcuni tipi di cellule tumorali esprimono troppe molecole  immunostimolanti liquide, bloccando la capacità del sistema immunitario di riconoscerle, e consentendo loro di continuare lo sviluppo del cancro. “La sovra espressione vista in alcuni tipi di tumore come il melanoma, il cancro del testicolo, il tumore ovarico e alcuni tipi di leucemia ostacola seriamente il sistema immunitario, riducendo così la possibilità di recupero del paziente “, dice il professor Søren Skov,  associato di immunologia.

Skov è a capo di un gruppo di ricerca che ha appena avviato un importante progetto europeo per studiare la possibilità di migliorare il trattamento del cancro attraverso il rafforzamento del sistema immunitario. Come parte del progetto di ricerca, la dottoranda Helle Jensen ha infettato le cellule tumorali umane con VSV. “Siamo stati in grado di dimostrare che il virus uccide le cellule tumorali. I risultati mostrano anche che VSV blocca efficacemente la produzione delle molecole immunostimolanti che alcuni tipi di cancro iperesprimono per distruggere il sistema immunitario e quindi per aumentare le possibilità di sopravvivenza”, dice Skov.

I ricercatori ritengono che il lavoro è un passo importante verso un trattamento migliore del cancro. Inoltre, è possibile mutare il virus e adattarlo al tipo rilevante di cancro. Vi è pertanto un potenziale per una futura alternativa alla chemioterapia, su misura per il singolo paziente, dice Skov. “Il prossimo passo sarà la sperimentazione clinica sugli esseri umani. Queste prove sono già in corso negli Stati Uniti”, dice Jensen, che ha realizzato il progetto di ricerca presso LIFE in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Salute dell’Università di Copenaghen e l’ Istituto Nazionale di veterinaria presso l’Università Tecnica della Danimarca (DTU).


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