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Proxima b: il nuovo mondo dietro l’angolo

Dati e curiosità sul nostro “nuovo” vicino di casa celeste

Abbiamo cercato a lungo, fra stelle lontanissime, pianeti simili al nostro, mentre Proxima b era lì sotto il nostro naso per tutto questo tempo. La notizia è arrivata, dopo settimane di indiscrezioni, dai telescopi dell’ESO (European Souther Observatory) ed è della più importante scoperta astronomica degli ultimi anni: un pianeta “abitabile” orbita attorno Proxima Centauri, la stella più vicina alla Terra dopo il Sole. Si tratta del più vicino pianeta mai scoperto in una “zona abitabile”, ovvero in quel range di distanza dalla stella madre entro il quale un pianeta orbitante può ospitare acqua allo stato liquido, necessaria all’esistenza la vita per come la conosciamo.

La stella Proxima Centauri e il pianeta Proxima b all’interno della zona abitabile, in verde. (Credit: PHL @ UPR Arecibo, ESO)

La stella Proxima Centauri e il pianeta Proxima b all’interno della zona abitabile, in verde. (Credit: PHL @ UPR Arecibo, ESO)

Ricapitoliamo un po’ di numeri. Il pianeta è di tipo roccioso, solo del 30% più massiccio della Terra, orbitante ad una distanza di 7 milioni di chilometri dalla sua stella con un periodo di rivoluzione di 11, 2 giorni. (Per intenderci la Terra dista 150 milioni di chilometri dal Sole e ha un periodo di rivoluzione di un anno). Nonostante si trovi molto più vicino alla sua stella di quanto Mercurio sia al Sole, ha una temperatura superficiale tale da permettere all’acqua di trovarsi allo stato liquido. Proxima Centauri è infatti una debole nana rossa, una stella piccola e fredda avente il 12% della massa del sole e 1,4 per mille della sua luminosità.

Un pallido puntino rosso. Nel 1990, la sonda Voyager 1, in viaggio nello spazio, ci inviò un’immagine del sistema solare scattata da 6 miliardi di chilometri di distanza. In quell’immagine la Terra occupava meno di un pixel e diventò famosa come il Pallido puntino blu (Pale blue dot) e ispirò il saggio di Carl Sagan “Pale Blue Dot: Una visione del futuro umano nello spazio”, che a sua volta fu fonte di ispirazione per una generazione di cacciatori di pianeti extrasolari.

Pale Blue Dot, la foto scattata da Voyager 1 nel 1990.

Pale Blue Dot, la foto scattata da Voyager 1 nel 1990.

Da metà Gennaio ad Aprile 2016 l’ESO e altri grandi telescopi sparsi in tutto il mondo hanno osservato e studiato con regolarità il debole segnale proveniente da Proxima Centauri. La campagna dedicata alla ricerca di un pianeta in orbita intorno ad essa, guidata da Guillem Anglada-Escudé dalla Queen Mary University di Londra, fu chiamata Pale Red Dot (Pallido Puntino Rosso) citando Carl Sagan e in riferimento a Proxima, debole nana rossa.

Come è stato scoperto? “Quello che abbiamo fatto è stato misurare i movimenti della stella”, ha detto Anglada-Escudé. “Se esiste un pianeta orbitante, anche quest’ultimo attira a sè la stella. È un’attrazione debole ma abbastanza da essere rivelata. Quindi, in sostanza, basta vedere se la stella si avvina e si allontana da noi periodicamente.” Questo movimento influenza il colore della luce rilevata dalla stella: se la stella si sposta leggermente verso di noi vediamo la luce un po’ più blu, se si allontana la luce sembra un po’ più rossa. La frequenza di questo moto riguarda la durata dell’orbita del pianeta, e quindi la sua distanza dalla stella, mentre l’ampiezza del moto fornisce informazioni sulla massa del pianeta.

Vita aliena? Il pianeta, avendo un indice di similarità terrestre tra i più alti tra tutti gli esopianeti conosciuti (0,87), è di certo il più vicino candidato ricettacolo di vita aliena. Ma attenzione a non lasciarsi prendere troppo dall’immaginazione: se pure ospitasse vita extraterrestre si tratterebbe di creature più simili a microbi e batteri che a super intelligenti omini verdi. Fino a che non saremo in grado di osservarlo più da vicino, non sapremo se Proxima b è un pianeta deserto, sterile come Marte o surriscaldato come Venere. Ma non possiamo nemmeno escludere la possibilità che sia lussureggiante, ricco di acqua e blu. Il James Webb Space Telescope, successore del telescopio Hubble, che sarà lanciato entro la fine decennio, potrà dirci di più.

I problemi principali sono due. A dispetto di posizione e grandezza ottimali, il pianeta ha a che fare con una stella madre irrequieta e imprevedibile. Le nane rosse sono infatti stelle in grado di produrre brillamenti ed eruzioni stellari di entità spropositata, immergendo i propri pianeti in letali dosi di radiazione, per proteggersi dalle quali, il pianeta dovrebbe essere dotato di un campo magnetico e un’atmosfera abbastanza densa. Se sia così, per il momento non lo sappiamo. In secondo luogo la vicinanza a Proxima Centauri potrebbe aver bloccato marealmente il pianeta alla sua stella. Così come la luna fa con la Terra, Proxima b potrebbe rivolgere sempre la stessa faccia alla stella. Tale eventualità impedirebbe una distribuzione omogenea del calore, congelando un emisfero e trasformandone l’altro in un deserto accecante. Lasciando vivibile un’unica piccola striscia, una sottile oasi di pace.

Un pianeta bloccato marealmente avrebbe un emisfero perennemente illumunato e incandescente e un altro perennemente buio e freddo, a meno di una sottile striscia fra i due, di temperatua mite e in perenne crepuscolo. (credits: Margaret C. Turnbull/EMBO Reports )

Un pianeta bloccato marealmente avrebbe un emisfero perennemente illumunato e incandescente e un altro perennemente buio e freddo, a meno di una sottile striscia fra i due, di temperatua mite e in perenne crepuscolo. (credits: Margaret C. Turnbull/EMBO Reports )

Potremo mai raggiungerlo? In relazione alla vastità dell’universo 4,2 anni luce sono davvero pochi, e Proxima b è incredibilmente vicino a noi. Ma si tratta di 40 trilioni di chilometri! Sulla base delle tecnologie a noi oggi disponibili impiegheremmo 70 000 anni per raggiungere Proxima b. Non lasciatevi scoraggiare, il presente serba già grandi speranze per il futuro e una soluzione potrebbe arrivare già nel giro di una generazione. L’idea arriva dall’iniziativa Breakthrough Starshot, che prevede di costruire e inviare verso il sistema Alpha Centauri, di cui Proxima Centauri fa parte, sottili nano sonde munite di “vele” in grado di viaggiare nello spazio sfruttando l’energia impartita da un potente laser posto sulla Terra. Questo laser, secondo gli studi, sarebbe in grado di accelerare le sonde al 20 per cento della velocità della luce (circa 215.85 milioni km/h). In questo modo le sonde potrebbero raggiungere Proxima Centauri in 20 anni o poco più.

Nano sonde accelerate da laser potrebbero essere le prime lanciati alla volta del pianeta.

Nano sonde accelerate da laser potrebbero essere le prime lanciati alla volta del pianeta.

Per concludere. Così Carl Sagan, in Carl Sagan’s Cosmic Connection: An Extraterrestrial Perspective, commentava la foto del Pallido puntino blu.

“Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. […]

La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.” 

Oggi le cose sono cambiate, una nuova era dell’astrofisica è nata. La ricerca di vita al di fuori del nostro sistema solare è ad un punto di svolta.

Sebbene si speri che la nuova scoperta possa ispirare un’ondata di creatività nella progettazione di approcci sempre nuovi per studiare e sondare il nostro “nuovo” vicino di casa celeste, è importante ricordarsi che la possibilità, per il pianeta, di ospitare la vita rimarrà incerta per molti, molti anni a venire. Continuando a citare Sagan

“Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.”

Emma D’Orto


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