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USA: La ricerca sul virus letale non sarà pubblicata

Virus aviaria: non sarà pubblicata la ricerca

Non saranno pubblicati i risultati della ricerca relativa alla creazione, in laboratorio, del virus letale geneticamente modificato dell'aviaria H5N1

Ne avevamo già parlato in passato della ricerca del virus influenzale dell’aviaria nella sua variante, particolarmente contagiosa, realizzata in laboratorio il virus influenzale dell’aviaria (H5N1). Non di certo un semplice virus quello ricreato in laboratorio che, secondo quanto appurato, sarebbe in grado raggiungere e colpire quasi quattro miliardi individui sterminando metà dell’attuale popolazione mondiale.

I livelli di pericolosità, l’alto rischio di poter finire “nelle mani sbagliate” ha portato gli USA a prendere una decisione a nome degli scienziati.

Inizialmente si parlava di “varie proteste” o semplici “voci di corridoio” dalle quali si evinceva il disaccordo da parte di moltissime autorità statunitensi nell’eseguire la pubblicazione. Critiche che poi hanno preso, addirittura piede, contro il governo di Washington per aver finanziato la ricerca. In interi editoriali è stato sottolineato e riportato alla memoria l’episodio dell’11 settembre che, se paragonato al potenziale del virus, potrebbe risultare quasi nullo.

E’ dunque stato deciso. La comunità scientifica non avrà modo di sfruttare lo studio elaborato per avviare nuove ricerche. Se quindi, da una parte, ci sta un sospiro di sollievo preoccupanti notizie arrivano da chi di ricerca di vive. Infatti “la possibilità di sviluppare un vaccino avrebbe aiutato la prevenzione di uno dei possibili virus che, per mezzo di una mutazione genetica, potrebbero cominciare a diffondersi in men che non si dica”.

Come già riportato nel precedente articolo “La pandemia è in grado di colpire ben oltre il 40% della popolazione, contagiarlo ed ucciderlo. Secondo dati statistici una pandemia si verifica con una cadenza ad intervalli variabile tra gli 11 ed i 42 anni. L’ultima pandemia, avvenuta verso la fine degli anni 60, porta a pensare che la prossima possa essere imminente.”


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