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Scoperte le “pinzette” per curare l’Alzheimer

Raffigurazione di neuroni in condizioni fisiologiche (a sinistra) ed affetti dal morbo di Alzheimer (destra).

Nuove scoperte legate alla cura dell’Alzheimer, e questa volta, c’è anche il contributo dell’Italia. I ricercatori dell’Università  Cattolica di Roma-Policlinico Gemelli e quelli dell’Università di Los Angeles (UCLA) hanno collaborato insieme ad uno studio sullo sviluppo di alcuni farmaci in grado di combattere la perdita della memoria in età senile.

L’Alzheimer, che oltre alla progressiva perdita della memoria porta anche ad un deterioramento delle capacità cognitive, colpisce oltre 36 milioni di persone, cifra che, secondo studi specifici, nel 2050 arriverà a superare i 115 milioni. Il fattore principale che porta a questa demenza è il peptide beta-amiloide, sostanza che ha come bersaglio le sinapsi, ovvero quei ponti di comunicazione che si creano tra i neuroni e che sono fondamentali per le funzioni di apprendimento e memoria.

La ricerca italo-americana, pubblicata sulla rivista scientifica on-line “Brain”, dimostra che il team condotto dal binomio Claudio Grassi, direttore dell’Istituto di Fisiologia umana della Cattolica, e Gal Bitan, della UCLA, ha individuato la  CLR01, ovvero una molecola a forma di pinza che sarebbe in grado di afferrare e neutralizzare gli aggregati di proteine tossiche che  si accumulano nel cervello dei pazienti, e che, avvelenando i neuroni, causano l’Alzheimer.

Questa “pinzetta”  è già stata sperimentata con ottimi risultati sui topi  geneticamente modificati con disturbi neurologici simili a quelli della malattia umana. È stato dimostrato che, la CLR01 attaccandosi alle proteine responsabili dell’Alzheimer, ne previene e ne contrasta gli effetti neurotossici. Gli animali non hanno presentato alcun segno di tossicità, quindi “questi studi aprono la strada a nuove prospettive terapeutiche per la malattia neurodegenerativa che rappresenta oggi la principale causa di demenza nell’uomo” spiega Grassi.

Davide Basili
16 novembre 2012

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Aggiunto in: Neuroscienze, Ricerca, Ricerca & Scienza, Salute & Medicina

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