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Nuovi tessuti: fibre ottiche che funzionano come celle solari

Flessibile, funzionante come una cella solare, a base di silicio: è la nuova fibra prodotta da un team internazionale di ricercatori alla Penn State University.

Chimici, fisici ed ingegneri al lavoro su uno stesso progetto: la possibilità di tessere fili in silicio, per la produzione di tessuti solari flessibili, hanno pubblicato i loro studi su Advanced Materials, in anteprima nella edizione online della rivista del 6 dicembre 2012.

L’unione di fibre ottiche e di circuiti integrati a base di silicio ha permesso al team di ricercatori di trovare il modo per creare un nuovo tipo di fibra ottica, con un microchip integrato.

Le applicazioni di questa nuova fibra, che integrano la componente elettronica ad un materiale flessibile, sono principalmente pensate per la creazione di celle solari, le applicazioni di immagazzinamento di energia, il rilevamento chimico, i dispositivi biomedicali.

La possibilità di tessere come fosse un normale tessuto una fibra che è in realtà un vero e proprio circuito elettronico, ha un campo di applicazione talmente vasto e ricco di potenziale da poter spaziare letteralmente in tutti i rami in cui viene utilizzata la microelettronica.

Batterie solari, ad esempio, create con questo tessuto, potrebbero costituire un nuovo e performante modo di gestire le apparecchiature portatili che necessitano di batteria. Una cella solare oggi viene infatti creata utilizzando un reattore PECVD, costosissimo e rigido: il nuovo tessuto permette di abbattere notevolmente i costi oltre a rendere possibile la creazione di celle solari perfettamente adattabili a qualunque tipo di configurazione.

Dalla ricarica delle batterie a veri e propri apparati con fonte energetica integrata con cui preparare veri e propri indumenti da indossare, applicazione che ha creato un forte interesse negli apparati militari.

Fibre per cellule solari flessibili, con circuiteria perfettamente integrata e quindi dotati di enorme reattività: uno scorcio di futuro che potrebbe portare la fantascienza prima nella batteria del nostro iPad, poi forse nel nostro guardaroba.

Giulia Orlando
10 dicembre 2012 


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