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Autismo: studio italiano sui pulcini per scoprirne le cause

Uno studio sui pulcini potrebbe far emergere le cause che provocano l’autismo. Il promotore di tale ricerca è Giorgio Vallortigara, direttore vicario del Centro Mente/Cervello dell’Università di Trento, che ha da poco tempo ricevuto un finanziamento economico da parte dell’European Research Council di 2,5 milioni di euro per un progetto sui meccanismi del comportamento sociale. Alla base dello studio c’è la considerazione che alcuni “primitivi” della mente, come la capacità di distinguere un viso da una figura simile o di percepire il movimento di un essere vivente, sono innati nel cervello, ossia sono già presenti al momento della nascita, ma nei bambini colpiti da alcune patologie come l’autismo risultano modificati. “L’intenzione è di condurre le ricerche in parallelo sul modello animale e su bambini nati da poche ore per capire innanzitutto quali sono le aree del cervello impegnate, e poi per cercare di comprendere in un secondo momento quali geni sono coinvolti – spiega Vallortigara -, questo potrebbe farci capire le cause dei disturbi di queste facoltà cognitive, per sviluppare ad esempio dei test non invasivi per una diagnosi precoce”.

Durante gli esperimenti si mostreranno ai soggetti, sia animali che umani, delle forme stilizzate di volti: “Sia il bambino di poche ore che il pulcino, che pur essendo molto diverso dall’uomo dal punto di vista filogenetico, ha caratteristiche cognitive simili all’inizio dello sviluppo, associano a un ovale con tre “macchie” disposte opportunamente la forma di un volto – sottolinea l’esperto – mentre questa associazione non viene fatta se, ad esempio, le tre macchie sono disposte non all’altezza degli occhi e della bocca. Noi mostreremo ai soggetti diverse figure, registrando quali aree nel cervello si accendono o rimangono spente in corrispondenza del riconoscimento”.

Il progetto sarà condotto nell’arco di cinque anni, consentendo l’assunzione di nuovi ricercatori da inserire nella ricerca alla quale si dedicherà il centro trentino: “Faremo un bando internazionale per 6-7 nuovi ricercatori – spiega Vallortigara – e in più apriremo delle collaborazioni soprattutto con istituti che si occupano dei bambini, per poter avere accesso ai soggetti da studiare a poche ore dal parto”.

Caterina Stabile


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