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Marte: “Curiosity” trova roccia di tipo “terrestre”

Quando gli scienziati hanno analizzato una nuova roccia con il laser del Mars rover “Curiosity”, aspettandosi che contenesse gli stessi minerali delle altre rocce del “Pianeta rosso”, sono rimasti alquanto meravigliati nell’osservare una roccia “insolita” per il suolo marziano e invece molto simile a rocce che si trovano sulla Terra.

La roccia, dall’aspetto fisico a forma di piramide, risulta infatti chimicamente affine ad un tipo di roccia tipica di zone vulcaniche terrestri quali le isole oceaniche delle Hawaii o S.Elena o le Azzorre; o delle zone di rift continentale, come quella del Rio Grande, che si estende dal Colorado allo Stato di Chihuahua in Messico.

“La presenza di questo tipo di roccia ci ha sorpreso” comunica lo scienziato Ralf Gellert della University of Guelph di Ontario, Canada, durante una conferenza-stampa.

“E’ senza dubbio una roccia ignea” afferma Gellert, riferendosi alla composizione della roccia. “Ma è un nuovo tipo di roccia, mai vista prima su Marte”.

“Curiosity”, lanciato da Cape Canaveral nel novembre 2011, è giunto su Marte due mesi fa per verificare se il pianeta del sistema solare più simile alla Terra avesse avuto in passato un ambiente adatto ad ospitare una qualche forma di vita microbica.

Il mese di settembre scorso il laser di Curiosity ha analizzato i primi campioni prelevati per determinarne la composizione chimica. Conoscere la composizione delle rocce è infatti il primo passo fondamentale per avere una visione quanto più completa possibile dell’ambiente, nonché trarre informazioni sulla genesi e l’evoluzione dei processi planetari.

La roccia in questione, chiamata “Jake Matijevic” in omaggio all’ingegnere della NASA morto in agosto, poco dopo l’atterraggio di Curiosity, ad una analisi preliminare è parsa costituita da minerali feldspatici, quali sodio e potassio, mentre mancano magnesio e ferro, elementi che sono stati invece trovati dai rover Spirit e Opportunity nelle precedenti missioni.

Rocce terrestri di questo tipo provengono generalmente da processi iniziati nella parte superiore del mantello, al di sotto della crosta, a seguito di una cristallizzazione frazionata del magma relativamente ricco d’acqua e a temperatura elevata.

Questa immagine della fotocamera del Mars Curiosity, ripresa il 22 settembre 2012, mostra le zone in cui è stata esaminata da due diversi strumenti la roccia conosciuta come “Jake Matijevic”.
I punti rossi sono i 14 punti in cui il laser ChemCam ha effettuate le letture, mentre i cerchi viola mostrano le zone esaminate dallo spettrometro APSX. (Fonte: NASA)

“Il modo in cui si è avuto questo tipo di formazione rocciosa è simile al modo in cui i nostri coloni facevano bevande alcoliche come il  liquore applejack”, sostiene Edward Stolper, del California Institute of Technology di Pasadena, California. “In epoca coloniale l’applejack (o sidro di mele) veniva messo in grandi botti. D’inverno, il liquido cominciava a congelare, ma non contemporaneamente in tutta la massa. Il processo avveniva gradualmente, in modo che si arricchiva sempre più del gusto di mela”.

Il magma all’interno di un pianeta subisce un processo simile, frazionandosi a centinaia di chilometri sotto la crosta.

“L’interno fonde e viene in superficie proprio come l’applejack quando si raffredda,  cristallizzando in tempi diversi e dando così minerali diversi ”, afferma Stolper. “Così il materiale finale è completamente diverso da quello di partenza. Questa roccia è un esempio di cristallizzazione frazionata”.

Il rover, nel frattempo, continua il suo lavoro, provvedendo ora alla pulizia della paletta di raccolta.

Gli scienziati vogliono raccogliere infatti più campioni di suolo marziano per poter eseguire analisi chimiche più approfondite a bordo del veicolo spaziale che – si ricorda –  rimarrà in funzione per due anni all’interno del bacino Gale Crater dove attualmente si trova.

Leonardo Debbia
27 ottobre 2012

 

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