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Le fondamenta dell’intelligenza umana

 Degli scienziati dell’università di Manchester, collaborando con altri ricercatori, hanno scoperto che le cause dell’intelligenza umana risiedano in alcuni geni.

Precedenti studi, in questo senso, condotti su gemelli e su persone adottate, avevano evidenziato una base genetica alle diverse abilità intellettive, ma lo studio del Dr. Neil Pendleton è il primo a dare risultati più approfonditi grazie all’identificazione di particolari geni in seguito all’esame del DNA.

Il team di ricercatori ha studiato più di 3500 persone provenienti da Manchester, Aberdeen, Newcastle ed Edinburgh riscontrando che tra il 40% e il 50% delle differenze delle abilità intellettive dipendono da differenze genetiche.

Lo studio ha esaminato più di un milione di geni, ossia tratti di DNA che determinano tutte le caratteristiche di un essere vivente, e tali conclusioni sono state possibili solo grazie ad un nuovo metodo di indagine inventato direttamente dal Professor Peter Visscher e da alcuni colleghi a Brisbane. A rafforzare la validità dei risultati ottenuti ci sono stati analoghi studi dei colleghi Norvegesi, i quali hanno effettuato lo stesso tipo di ricerche indipendentemente dagli scienziati inglesi.

Questo è un vero e proprio passo avanti nello studio e nella comprensione delle dinamiche intellettive, nel tentativo di chiarire, in particolare, se l’intelligenza umana possa essere ereditata o, al contrario, sia una capacità innata. Ma, tuttavia, la genetica insegna che non esistono abilità innate.

Con questo tipo di ricerca, non si è in grado di identificare quali geni siano coinvolti nelle attività cognitive e, di conseguenza, si è portati a pensare che i futuri studi verranno condotti in questo senso. Si sa solo che il numero dei geni che caratterizzano l’intelligenza di ogni singolo individuo sono tantissimi, una quantità simile al numero di geni che determinano altri caratteri, come per esempio l’altezza, il colore degli occhi, e così via. I risultati di questa ricerca possono però essere utilizzati per comprendere meglio in che modo questi geni interagiscono tra di loro e , soprattutto, in che modo l’ambiente possa influenzare il “normale funzionamento” del materiale genetico. Gli scienziati quindi, collaborando con i ricercatori di diversi Paesi, potranno, in futuro, identificare i meccanismi biologici che potrebbero mantenere le capacità intellettive anche in età avanzata.

Il volume del cervello e le abilità cognitive, si sa, nel corso della vecchiaia tendono a diminuire sensibilmente.

Giorgio Martella


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