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Le civiltà fioriscono o crollano in base alla qualità dei terreni locali

Le grandi civiltà sono cadute perché non sono state in grado di prevenire e fermare il degrado dei terreni su cui sono state fondate. Ed il mondo moderno potrebbe fare la stessa fine.

terreni

Questo è ciò che pensa la professoressa Mary Scholes, della Scuola di Scienze animali, vegetali e ambientali presso la Wits University, ed il dottor Bob Scholes con il quale ha pubblicato un articolo a riguardo sulla rivista Science, descrivendo come la produttività di molte terre si è drasticamente ridotta a seguito dell’erosione del suolo, dell’accumulo di salinità e dell’esaurimento dei nutrienti.

“L’azione di coltivare il terreno continuamente e per periodi prolungati distrugge i batteri che convertono la materia organica in sostanze nutritive – afferma Mary Scholes – e sebbene il miglioramento della tecnologia, compreso l’elevato uso di fertilizzanti, l’irrigazione e l’aratura, fornisca un falso senso di sicurezza, circa l’1% della superficie terrestre globale è degradata ogni anno.”

La fertilità del terreno ha non solo proprietà biofisiche ma anche proprietà sociali, poiché l’uomo dipende fortemente da esso per la produzione alimentare; in antichità, la fertilità del suolo era un vero mistero per i nostri antenati, gli agricoltori parlavano del terreno come se fosse diventato stanco, malato o addirittura freddo, e l’unica soluzione era quella di andare avanti fino a quando non si risolveva il problema. Oggi invece, i terreni e le piante possono essere regolarmente testate per diagnosticarne carenze e l’industria agrochimica stabilisce soluzioni per risolverne i relativi problemi.
La conseguenza di ciò è stato un aumento spropositato nella produzione di cibo, che ha inoltre contribuito al riscaldamento globale e all’inquinamento delle falde acquifere, dei fiumi, dei laghi e degli ecosistemi costieri.

Per raggiungere una sicurezza ambientale e alimentare duratura c’è bisogno di un ecosistema del suolo agricolo che si avvicini il più possibile alle necessità degli ecosistemi naturali, rispettandone i tempi e senza approfittare in maniera eccessiva dei rendimenti avuti grazie alla moderna tecnologia.

Maria Grazia Tecchia
9 novembre 2013

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