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La violenza nelle relazioni di coppia

La letteratura internazionale sull’Intimate Partner Violence (IPV), evidenzia come la violenza di coppia, sia un fenomeno estremamente diffuso, aldilà del contesto sociale o etnico. L’IPV è definito, come un pattern di comportamenti aggressivi e coercitivi che possono includere danni fisici, violenza sessuale, violenza psicologica, stalking, intimidazioni e minacce. Tali comportamenti sono agiti da un soggetto definito anche come offender, che ha avuto una relazione con la vittima, e che con questi atteggiamenti hanno il compito di tenere il potere e il controllo sulla stessa.

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Si possono distinguere diversi tipi di violenza all’interno delle relazioni di coppia:

– Violenza fisica
: Tutti i maltrattamenti fisici esercitati su un’altra persona: spintonare, costringere nei movimenti, sovrastare fisicamente, rompere oggetti come forma di intimidazione, sputare contro, dare pizzicotti, mordere, tirare i capelli, gettare dalle scale, picchiare, schiaffeggiare, privare di cure mediche, privare del sonno, sequestrare, impedire di uscire o di fuggire, strangolare, pugnalare, uccidere.

– Violenza sessuale
: Imposizione di pratiche sessuali non desiderate, essere insultati umiliati o brutalizzati durante un rapporto sessuale, essere obbligati a ripetere delle scene pornografiche.

– Violenza psicologica: 
Accompagna quasi sempre la violenza fisica e in molti casi la precede. Si tratta spesso di atteggiamenti che si insinuano gradualmente nella relazione e che finiscono con l’essere accolti dalla vittima al punto che spesso essa non riesce a vedere quanto siano dannosi e lesivi per la sua identità. Svalorizzazione, eccessiva attribuzione di responsabilità, indurre senso di privazione, distorsione della realtà oggettiva, comportamento persecutorio (stalking), indurre una paura cronica.

– Violenza economica
: Ogni forma di privazione e controllo che limiti l’accesso all’indipendenza economica di una persona. Privare delle informazioni relative al conto corrente e alla situazione patrimoniale e reddituale del partner, non condividere le decisioni relative al bilancio familiare, costringere a fare debiti, tenere in una situazione di privazione economica continua, impedire di lavorare e sminuire il lavoro del partner.

Questi diversi tipi di violenza possono presentarsi isolatamente, ma spesso sono combinati insieme. Per anni diversi studiosi, nel trattare il tema della violenza di coppia, hanno prevalentemente preso come oggetto di studio la donna vittima di violenza, così sui dati raccolti, si sono via via strutturate misure preventive esclusivamente riferite a questo sesso. Centri specializzati, linee di ascolto, linee guida, opuscoli informativi, spot pubblicitari, sono stati messi in atto solo per la prevenzione della violenza contro le donne. Statisticamente, sappiamo che la donna è la figura più a rischio e sicuramente la più vittimizzata.

Diversi autori rilevano, che la natura della violenza nella coppia sia bidirezionale e che vada indagata osservando le caratteristiche di personalità e le configurazioni relazionali con la famiglia d’origine di entrambi i partner. Secondo le ricerche, i delitti passionali costituiscono il maggior numero di crimini consumati in Italia. Essi riguardano le relazioni d’amore e quindi vogliamo portarne un breve accenno. Ciò che emerge con maggior frequenza dai fatti di cronaca, sono gli aspetti di esagerata gelosia o il non rassegnarsi all’abbandono del proprio partner. Ciò che maggiormente ritroviamo in questi crimini è la forma d’innamoramento del fautore di violenza a volte patologico. L’amore può essere in forma spirituale, mentale, amicale o passionale. Ed è proprio quest’ultimo a provocare sentimenti patologici come l’ossessione, la depressione e l’alterazione del tono dell’umore.

Il sociologo John Lee ha condotto uno studio identificando una forma d’amore con risonanze patologiche. Secondo l’autore, il maniaco innamorato è talmente ossessionato dalla persona amata, da avere bisogno di una rassicurazione continua. I delitti passionali, si riferiscono a un inespresso disagio relazionale, che aumentando, arriva anche ad esplodere. I delitti passionali sono spesso la conclusione di amori infelici o non corrisposti. L’assassinio rappresenta un gesto per farsi ascoltare ed anche questo è per l’autore un atto di amore che è stato respinto, ma che si può continuare a controllare attraverso la sua morte. L

a causa più frequente che spinge il soggetto a compiere un delitto passionale, sembra essere la gelosia, comunemente definita come quello stato d’animo forte di una persona che dubita della fedeltà dell’altro. Può presentarsi sotto forme e livelli diversi: desiderio di tener vicino la persona amata, gelosia ossessiva proiettando la propria insicurezza sull’altro o il verificare continuamente la vita del partner. Di per sé quindi, la gelosia, non è patologica, ma può diventarlo quando espressa nella sua forma estrema, trasformandosi in ossessiva o delirante. Per esempio, il delirio di gelosia consiste nella convinzione di essere traditi dal proprio partner. Un altro movente è il delitto d’onore. Intendendo il caso della “Sindrome di Otello”, riferendosi alla tragedia di William Shakespeare. A differenza del delitto passionale, l’omicidio è attuato per salvaguardare il proprio onore.

Florinda Saverino
21 febbraio 2014


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Aggiunto in: Psicologia, Ricerca & Scienza

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