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La fine del mondo: flop dell’ignoranza

calendario-mayaLa fantomatica data del 21 dicembre 2012 è passata e la fine del Mondo, a quanto pare, non ci ha nemmeno sfiorato. È perciò arrivato il momento di chiedere scusa. No, non di tirare un sospiro di sollievo; proprio “chiedere scusa”! Necessitano delle scuse ad archeologi e scienziati che a gran voce hanno provato a sfatare la profezia, con il solo risultato di aver parlato a vuoto. Ma le scuse più grandi vanno rivolte ai Maya e ai loro attuali discendenti, che sono stati assillati da giornali e documentaristi di tutto il mondo con le solite domande.

La profezia della fine del mondo, infatti, non è da attribuirsi ai Maya, bensì alle conclusioni errate dell’opinione pubblica. Il famoso “calendario circolare” ha un ciclo molto lungo ma come ogni altro calendario, agenda o diario, guarda un po’, quando finisce ne comincia un altro.

La facilità con cui l’ipotesi catastrofica è dilagata nel mondo, sta nel fatto che l’idea hollywoodiana della fine ci ha affascinato, tanto da ignorare tutte le voci e le prove del contrario.

Il problema è che di profezie apocalittiche l’umanità ne è piena! Tra le più recenti nell’anno 2000 si temeva il peggio per via della biblica frase “mille non più mille”, oppure nel maggio del 2011, quando un “burlone” ha anticipato la profezia Maya. E come può quindi mancare l’ipotesi di un suo rinvio? Due fratelli, un matematico e un docente di storia e culture precolombiane, sono arrivati alla conclusione che il calcolo che riporta l’anno 2012 come l’ultimo sia errato, stimando così il nuovo anno nel 2116. Se questa sia solo la data di fine di un’Era o se è accompagnata da solenni distruzioni non ci è dato sapere; il sicuro è che l’attuale generazione non ha motivo di preoccuparsi!

Nel passato, invece, molti Europei aspettarono con ansia il 1666 ricordando il numero della bestia. L’Europa era appena passata dalla pestilenza, e quando Londra bruciò in un grosso incendio proprio in quell’anno, in molti credettero che la fine era ormai vicina.

Quando l’ipotesi della fine si trasforma nella speranza di un nuovo inizio, si cercano ovunque indizi e segni per avvalorare la teoria. Terremoti ed eruzioni, pestilenze e guerre catastrofiche, allineamento dei pianeti e passaggi di comete. La verità è che la storia, naturale e umana, è colma di questo tipo di eventi e così sarà sempre. L’unica fine certa del nostro pianeta sarà fra 5 miliardi di anni circa, quando il sole concluderà la sua “vita”, prima espandendosi e poi, per farla breve, spegnendosi. Ma per allora potremmo aver colonizzato altri pianeti, potremmo venire a contatto con civiltà aliene oppure potremmo esserci estinti per cause naturali o, addirittura, per autodistruzione.

Forse ora, avendo finito di doverci angustiare per la collera degli Dei precolombiani, i tempi sono maturi per preoccuparci del vero problema che ci sta portando al baratro: l’inquinamento e lo sfruttamento delle risorse ambientali. I combustibili fossili (e quindi il petrolio e il metano, per esempio) si stanno esaurendo, e così i giacimenti di metalli, primi tra questi rame e uranio. Anche le scorte di acqua potabile si assottigliano a causa degli agenti inquinanti immessi nell’ambiente. Il cambiamento climatico sarà -anzi è- un altro demone da affrontare. Siamo ormai in troppi sul Pianeta e saremo sempre di più; il genere umano farà sempre più uso anche di risorse alimentari e di energia. Il mondo scientifico denuncia questi drammi, e non si tratta di profezie quando prevedono il caos, ma di studi ai quali dovremmo dare ascolto e cercare rimedio, se siamo ancora in tempo e se  saremo capaci di cambiare.

Massimo Gigliotti
26 dicembre 2012

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