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La dieta a base di insetti aiutò i primi uomini a sviluppare un cervello più grande

Savana sudafricana (foto di M.C. Giuditta)

Savana sudafricana (foto di M.C. Giuditta)

Solo quando si cammina nella Savana si capisce perché ci siamo evoluti! Un ambiente pieno di predatori e talmente inospitale per l’uomo, contraddistinto dall’alternarsi di una stagione umida e generosa con una lunga stagione secca ed angusta. Le caratteristiche di questo ambiente non avrebbero consentito la sopravvivenza di una specie “speciale” come la nostra.

Eppure è proprio in questi ambienti così aspri che gli ominidi fecero la loro prima comparsa. Fu proprio l’ambiente della Savana che mise a dura prova la loro sopravvivenza. La sfida degli ominidi a superare gli ostacoli della Savana, soprattutto durante i periodi in cui il cibo scarseggiava, ha consentito di selezionare le caratteristiche vincenti per evoluzione della nostra specie.

Ipotetica vita degli ominidi nella savana.

Ipotetica vita degli ominidi nella savana.

Ma cosa può aver determinato tale evoluzione? Da cosa è dipeso possedere una massa cerebrale maggiore rispetto ad altre specie, tale da sviluppare la capacità di utilizzare degli utensili per svolgere determinate attività e successivamente per modificare l’ambiente a nostro piacimento?

Le risposte a tali domande vengono fornite da un recente studio condotto da ricercatori dell’Università di Washington in S. Louis, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Calgary, Canada.

Lo studio è stato pubblicato a giugno sul Journal of Human Evolution ed è il primo studio che fornisce prove dettagliate su come i cambiamenti stagionali influenzano la disponibilità di cibo, sviluppando capacità per le specie più evolute di utilizzare utensili per la ricerca di cibo alternativo, il quale sembrerebbe giocare un ruolo chiave nello sviluppo di un cervello più grande.

“Sfide associate alla ricerca del cibo sono state a lungo riconosciute come fattori determinanti nel plasmare l’evoluzione del cervello e delle conoscenze cognitive nei primati, inclusi gli uomini” dice Amanda D. Melin, PhD assistente di antropologia in Arte e Scienze dell’Università di Washington in S. Louis e autrice della ricerca.

“Il nostro lavoro suggerisce che molto probabilmente quando il cibo preferito dagli ominidi scarseggiava durante la stagione secca, questi si siano dedicati al consumo di cibi alternativi quali insetti sotterranei e lumache e per catturarli dovevano in qualche modo scavare nel terreno. Ciò può aver contribuito a memorizzare il beneficio ottenuto dall’utilizzo di utensili ampliando le conoscenze cognitive degli ominidi portandoli in seguito ad un uso avanzato degli strumenti.”

Esemplari del genere Cebus

Esemplari del genere Cebus.

Quindi la necessità di cambiare alimentazione durante la stagione secca, passando da una dieta prettamente frugivora ad una dieta onnivora, sembra che abbia favorito l’aumento delle dimensioni del cervello degli ominidi e la conseguente destrezza e manualità nell’ utilizzo di utensili.

Per dimostrare ciò, gli scienziati hanno condotto uno studio di 5 anni sul campo osservando i comportamenti alimentari di esemplari appartenenti a due generi diversi di scimmie Cappuccino che vivono in ambienti differenti del Sud America: scimmie del genere Cebus e scimmie del genere Sapajus.

Le scimmie Cappuccino del genere Cebus vivono nelle foreste pluviali tropicali, caratterizzate da un clima piuttosto costante, mentre le scimmie Cappucino del genere Sapajus vivono nelle foreste pluviali atlantiche, caratterizzate da un clima temperato – secco con variazioni stagionali.

Esemplari del genere Sapajus

Esemplari del genere Sapajus

È stato osservato che le scimmie Cappucino di entrambi i generi consumano insetti sotterranei durante tutto l’anno, ma ne intensificano il consumo durante il periodo in cui la frutta matura, che rappresenta il loro cibo preferito, scarseggia. Questi risultati, come dice Melin, suggeriscono che gli insetti sotterranei costituiscono un’importante fonte alimentare alternativa. La ricerca di tale cibo alternativo, malgrado comporti un compito cognitivamente impegnativo, offre una ricompensa di alta qualità: grassi e proteine che sono necessari per alimentare grandi cervelli.

Ma i comportamenti alimentari nei due generi di scimmie Cappuccino sono diversi!

Sebbene entrambi consumino insetti sotterranei, solo il genere Sapajus è in grado di destreggiare utensili per la ricerca e cattura di questi. Ciò, come afferma Melin, dipenderebbe appunto dalle variazioni stagionali degli ambienti in cui vivono i Sapajus, caratterizzati appunto da una stagione secca più lunga rispetto agli ambienti originari dei Cebus.

Cervello di Sapajus

Cervello di Sapajus

“ I Primati che estraggono alimenti negli ambienti caratterizzati da variazioni stagionali sono spinti, a causa della minore disponibilità di cibo, a sperimentare nuove tecniche di cattura. Queste tecniche costituiscono un maggiore dominio nella conoscenza dell’uso di utensili” dice Melin “ ciò potrebbe spiegare perché alcuni ceppi di cappuccini sono in grado di utilizzare utensili ed altri no.”

Quindi , la necessità di alimentarsi con cibi alternativi, negli ambienti caratterizzati da variazioni stagionali, favorirebbe l’evoluzione dell’intelligenza senso motoria.

Che cosa significa tutto questo nell’evoluzione umana?
Le scimmie Cappuccino rappresentano eccezionali modelli per studiare l’evoluzione delle conoscenze acquisite. Ciò potrebbe aiutare a spiegare come si sia sviluppata l’intelligenza senso motoria negli ominidi, in virtù delle analogie tra gli ambienti originari dei Sapajus e le Savane.

Termitaio e termiti

Termitaio e termiti

Analisi sugli isotopi stabili effettuate su resti di ominidi, dimostrano che ci siano stati dei cambiamenti nelle diete in almeno una specie di ominide sud africano, Paranthropus robustus.

Altre ricerche sugli isotopi segnalano che presto le diete umane possono avere incluso un range di cibo estraibile dal terreno, come termiti, radici di piante e tuberi. La necessità, durante la stagione secca, di consumare tali alimenti, avrebbe stimolato a perfezionare l’uso di utensili.

Questo studio suggerisce che l’ingegno necessario per sopravvivere con una dieta di insetti sotterranei sia stato un fattore chiave nello sviluppo delle competenze unicamente umane. Molto probabilmente il consumo di insetti sotterranei ha contribuito a costruire il nostro cervello.

Reperto fossile del teschio di Paranthropus robustus (a sinistra). Ricostruzione del teschio e ipotetiche sembianze di Paranthropus robustus (a destra).

Reperto fossile del teschio di Paranthropus robustus (a sinistra). Ricostruzione del teschio e ipotetiche sembianze di Paranthropus robustus (a destra).

Maria Carmen Giuditta
12 luglio 2014


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