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In Africa prima stampante 3D costruita con rifiuti elettronici

Il Togo, Africa occidentale, ha dato alla luce “W.Afate”, la prima stampante 3D costruita nel continente; con una particolarità: è assemblata essenzialmente con rifiuti elettronici.

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L’idea è nata all’interno di WoeLab, il primo hackerspace dell’Africa Occidentale, grazie all’ingegno di Kodjo Afate Gnikou, un giovane tecnico togolese, pioniere della Lab.

La stampa 3D è senza dubbio una delle tecnologie più promettenti e avveniristiche degli ultimi decenni. In breve si tratta di una macchina che, riscaldando una bobina di materiale (plastico, nella maggior parte dei casi, ma anche resina di legno, cioccolata e altro), e deponendolo strato su strato, crea oggetti partendo da un file 3D elaborato a computer. Grazie anche ai numerosi progetti paralleli Open Source, dove i makers di tutto il mondo hanno un terreno fertile e aperto dove migliorare di volta in volta i prototipi, questa tecnologia potrebbe segnare un cambio di paradigma, svincolando la produzione da grandi e costose infrastrutture, portandola direttamente sulla nostra scrivania. Attualmente con meno di 500 euro ci si può costruire, con un pò di pazienza, la propria stampante 3D Open Source che tra l’altro è anche replicabile per più della metà dei suoi componenti. Una stampante che stampa un’altra stampante, insomma.

Con questa tecnologia a disposizione di molti, la produzione potrà delocalizzarsi, diventare ondemand e a chilometri zero; potrà non esserci più un reale e massiccio trasporto di merci in giro per il mondo, con il conseguente consumo di combustibili fossili, ma sarà l’informazione dell’oggetto da costruire a viaggiare, via Internet, ai luoghi di produzione; inoltre potrà essere eliminato anche il problema delle merci in esubero.

Parlando del presente è già possibile stampare per esempio, pezzi di ricambio per apparecchi domestici che si rompono e che quindi sarebbero destinati alle discariche per via della loro eccessiva obsolescenza.

Durante lo svolgimento di AchiCamp 2012 e dopo aver potuto studiare da vicino una Prusa Mendel importata dalla Francia (uno dei modelli delle stampanti 3D Open Source del progetto “RepRap”), Afate è riuscito a identificare alcuni aspetti nel processo di assemblaggio e ha avviato questo avveniristico progetto che si pone come obiettivo quello di costruire una stampante 3D dotata di facilità di replicazione, usando materiali riciclati.

Il terzo mondo in epoca moderna è diventato tristemente famoso per il continuo sopraggiungere di grandi quantità di rifiuti elettronici (ewaste), spesso accumulati in enormi discariche alle periferie delle città. Queste zone vengono prese di mira soprattutto da bambini che passano le giornate rovistando tra la spazzatura in cerca di metalli preziosi, come il rame, o componenti elettronici ancora in buono stato, pronte per essere rivendute.

Afate ha subito colto l’opportunità nella grande abbondanza di materia prima per il suo progetto, e ha lanciato una campagna crowdfounding su Ulule in cerca di supporto e finanziamenti per la prima stampante 3D costruita esclusivamente da materiali di scarto e rifiuti elettronici. La sua W.Afate Printer riceve subito un sacco di donazioni (112 per l’esattezza), arrivando, alla fine della campagna a raggiungere una cifra di € 4.316 , su un obiettivo prefissato di € 3.500 (+23%).

L’utilizzo di tale somma è illustrata in un grafico, sempre sul sito del progetto su Ulule.

La mossa successiva è stata quella di iniziare a reperire parti di vecchi scanner, fotocopiatrici e computer, insieme ad attrezzi come martelli, seghetti, trapani, saldatori e cacciaviti. Una volta raccolto il materiale si è iniziato a costruire il piano di stampa, il telaio, le rotaie e l’estrusore per poi montare tutto insieme, anche grazie ai suggerimenti e l’aiuto offerto dal progetto Open Source “RepRap”, dotato di una wiki liberamente consultabile sulla Rete.

Alla fine di aprile i ragazzi della WoeLabTogo hanno iniziato a collaborare con FacLabFrance, creando “W.AFATE to Mars Project”, progetto parallelo che propone di lanciare l’idea di Afate in future missioni spaziali sul pianeta rosso.

“La nostra spazzatura per le esplorazioni spaziali” è lo slogan con il quale a maggio il team ha presentato il progetto al concorso “NASA Space APP Challenge” a Parigi, competizione internazionale ad ambito aerospaziale volta a trovare soluzioni nello sviluppo di alcune interessanti applicazioni a tema spaziale. Il loro progetto, che si trova in versione Google Docs, con licenza Creative Commons, mira a portare l’utilizzo di macchinari costruiti con rifiuti elettronici in future missioni spaziali.

Nel 2013, dopo l’ArchiCamp 2013 organizzato a Lomé, si unisce al team anche Julien Déprez, della FacLab, Francia, che con le sue conoscenze è in grado di fornire un aiuto prezioso al progetto ed aiuta a superare alcune sfide tecniche, come per esempio la costruzione dell’estrusore.

Il progetto è in pieno svolgimento e potete seguire le ultime vicende della W.AFATE sul sito della campagna, dove già si denota il grande successo che sta avendo, essendo anche stato promosso e spinto da Adrian Bowyer, “padre” del progetto RepRap: alcuni dei video hanno raggiunto più di 10mila visualizzazioni.

In una intervista a EuroNews Afate dichiara: “Il mio sogno è quello di dare speranza ai giovani, mostrando al mondo che anche l’Africa ha un posto nel mercato globale quando si tratta di tecnologia. Noi sappiamo costruire cose.”

I ragazzi del WoeLab sono all’opera per completare la stampante prima della fine di dicembre, perfezionando alcuni aspetti come la standardizzazione dei componenti e la calibrazione. E’ stato necessario comprare qualche pezzo necessario, ma la loro spesa totale è stata minima: 100 dollari. Ecco intanto la loro prima prova di stampa:

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Daniel Iversen
21 dicembre 2013


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