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Il mondo dei delfini offre spunti per accellerare la guarigione umana

Un“La capacità di un delfino di guarire rapidamente da un morso di squalo con apparente indifferenza al dolore, la resistenza alle infezioni, la protezione dalle emorragie  e il ripristino del profilo corporeo normale potrebbe fornire spunti per la cura delle ferite umane”, ha detto Michael Zasloff, MD, Ph.D.

Per una “Lettera”, pubblicata il 21 luglio sul Journal of Investigative Dermatology, Zasloff, professore a contratto presso GUMC , ha intervistato i gestori dei delfini e i biologi marini provenienti da tutto il mondo, e ha passato in rassegna la limitata letteratura disponibile sul recupero della salute dei delfini per offrire  nuove osservazioni su ciò che egli chiama la “notevole” e la “misteriosa” capacità dei delfini di guarire. “Gran parte del processo di guarigione del delfino è  scarsamente documentato”, dice Zasloff. “Come mai il delfino non sanguina a morte dopo un morso di squalo? Come è possibile che i delfini sembrano non soffrire per un  dolore significativo? E come può una profonda ferita guarire in modo tale che la parte lesa viene ripristinata? Lesioni simili negli esseri umani sarebbero fatali “.

Zasloff spiega il processo di guarigione del delfino utilizzando notizie  su aspetti noti della biologia del delfino. Ad esempio, egli propone che lo stesso meccanismo delle immersioni (diving reflex) che devia il sangue dalla periferia del corpo durante l’immersione profonda, possa verificarsi anche nel delfino. Meno sangue sulla superficie del corpo significa meno perdite di sangue.

Per quanto riguarda il dolore,  Zasloff suggerisce che l’apparente indifferenza dei delfini “, rappresenta chiaramente un adattamento favorevole per la sopravvivenza.” Eppure, dice, i meccanismi neurologici e fisiologici impegnati per ridurre il dolore rimangono sconosciuti.

“La mia speranza è che questo lavoro serva a stimolare la ricerca di cui beneficeranno gli esseri umani”, dice Zasloff. “Mi sento ragionevolmente certo che nella guarigione delle ferite di questo animale troveremo nuovi agenti antimicrobici e potenti composti analgesici.”

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