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Homo floresiensis confermato specie fossile

Il cranio di Liang Bua 1 (LB1) in vista laterale destra. (fonte: P.Brown)

Il cranio di Liang Bua 1 (LB1) in vista laterale destra. (fonte: P.Brown)

Homo floriensesis è il nome attribuito agli esemplari di ominidi, i cui resti fossili furono rinvenuti nell’isola di Flores, in Indonesia, nel 2003. Lo studio accurato della piccola énclave portò alla conclusione che questi antichi progenitori erano vissuti in quell’isola 13mila anni fa e probabilmente avevano convissuto con Homo sapiens, anche se, al momento, non esiste alcuna prova al riguardo.

Piccoli di statura (poco più di un metro di altezza), con una capacità cranica di 380 centimetri cubi, furono collocati a metà tra i primi ominidi e i Sapiens.

Fin dalla sua scoperta (resti di otto individui, di cui uno abbastanza completo) nella grotta Liang Bua, gli antropologi furono in dubbio se considerare Homo floriensesis una specie distinta del genere Homo, originata probabilmente da una popolazione limitata a quell’isola, oppure si potesse trattare di individui di H. sapiens afflitti da qualche particolare condizione patologica.

Le piccole dimensioni del cervello – si sosteneva da molte fonti – sarebbero state compatibili con una serie di malattie, soprattutto con una patologia conosciuta come “microcefalia”.

Sulla base dei dati in 3-D dei punti di riferimento craniali superficiali, un team internazionale composto da scienziati della Stony Brook University di New York, del Centro Senckengerg per l’Evoluzione Umana e il Paleoambiente, dell’Eberhard-Karls Universitat di Tubinga e dell’Università del Minnesota, ha fornito un supporto interessante a sostegno dell’ipotesi che H. floresiensis fosse una specie distinta del genere Homo.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sul numero 10 della rivista PloSone di questo mese.

Per la verità, studi condotti nel 2009 avevano già concluso che H. floresiensis  e H. sapiens fossero due specie distinte.

Ma per quanto riguarda l’ascendenza di H. floresiensis , questa rimane molto contestata.

Sostanzialmente, vi sono due correnti: una considera che H. floresiensis starebbe nel mezzo tra H. rudolfensis e H. habilis; la seconda indica H. floresiensis come comparso successivamente ad H. habilis.

Le domande cruciali, che attendono ora una risposta, sono:

H. floresiensis rappresenta una specie di ominidi estinta? O potrebbe invece trattarsi di esemplari di H. erectus, la cui piccola statura fu causata sull’isola da nanismo? Oppure ancora, il cranio catalogato come LB1 appartiene ad un Homo sapiens, preda di un disordine che ha prodotto un cervello e un cranio anormalmente piccoli?

Le possibili spiegazioni proposte per il terzo quesito comprendono la microcefalia, la sindrome di Laron, l’ipotiroidismo endemico (cretinismo).

Gli studiosi hanno applicato i metodi avanzati della morfometria geometrica in 3-D per confrontare la forma del cranio LB1 (soltanto la calotta, priva della mascella) con altri fossili umani e con un ampio campionario di crani di Sapiens che presentavano segni di microcefalia o altre alterazioni patologiche.

I metodi della morfometria geometrica utilizzano le coordinate anatomiche in 3-D dei punti di riferimento craniali superficiali, di imaging del computer e di statistiche per ottenere un’analisi dettagliata della forma.

Questa è, fino ad oggi, la ricerca più completa per valutare contemporaneamente le due ipotesi contrastanti avanzate inizialmente sullo stato di H. floresiensis.

Lo studio ha trovato che il cranio LB1 mostra una maggiore affinità con il campione umano fossile che non con quelli di esseri umani moderni che hanno sofferto di particolari condizioni patologiche.

Anche se alcune somiglianze superficiali sono state individuate tra il fossili LB1 e i crani patologici moderni, le funzionalità aggiuntive di LB1 sono legate esclusivamente con ominidi fossili.

Il team respinge quindi l’ipotesi della patologia.

“I nostri risultati, ad oggi, forniscono il confronto più completo tra il cranio di H. floresiensis e i crani con evidenti patologie di esseri umani moderni. Sulla base di questo studio, si confuta l’ipotesi che questo esemplare rappresenti un Sapiens con una condizione patologica come la microcefalia, propendendo quindi per una sua identità di specie a sé stante” hanno concluso gli scienziati.

Leonardo Debbia
17 giugno 2013

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Aggiunto in: Antropologia, Ricerca & Scienza

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