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Guarda che Luna!

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Mappa della gravità della Luna rilevata dalle sonde della missione Grail, Ebb e Flow (fonte NASA)

Le sonde lunari gemelle Grail (Gravety Recovery and Interior Laboratory) messe in orbita attorno al nostro satellite naturale dalla NASA, hanno effettuato un accurato rilevamento della gravità lunare, trasmettendo immagini di una risoluzione mai vista prima d’ora per un corpo celeste, ormai giunte al termine della loro missione, il 17 scorso, come previsto, si sono schiantate sul suolo lunare.

Il lancio delle due sonde, battezzate Ebb e Flow, delle dimensioni simili a quelle di due lavatrici, era stato effettuato il 10 settembre del 2011. Dalla fine dello stesso anno le due “gemelline robotiche” avevano iniziato a percorrere orbite polari attorno al nostro satellite, misurando l’attrazione gravitazionale e fornendo immagini insolite della Luna.

Trascorso un anno dall’invio delle due sonde, la superficie lunare ha rivelato le sue caratteristiche tettoniche, vulcaniche e morfologiche, non solo senza più misteri dal punto di vista scientifico, ma anche di una visione d’insieme che si potrebbe definire quasi “artistica”, nella espressività delle forme e dei colori, sia pure sapendo che questi ultimi sono soltanto artificiali.

Maria Zuber, responsabile scientifica della missione, del Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Cambridge, afferma che le immagini offrono la visione di un “vero e proprio bombardamento”  subìto nel tempo dalla Luna, come del resto accade per gli altri corpi planetari di tipo terrestre; bombardamento dovuto all’impatto di altri corpi celesti, meteoriti, comete, piccoli asteroidi. Il campo gravitazionale lunare ha registrato questi eventi che avrebbero – assicura la ricercatrice –  “polverizzato” la superficie, generando profonde spaccature della crosta e giungendo fino al mantello. I dati raccolti rivelano che la densità degli altipiani lunari è inferiore di quanto finora è stato stimato. Nuovi calcoli hanno stabilito che lo spessore medio della crosta varia da 34 a 43 km, ossia di 10-20 km in meno di quanto si riteneva.

Questi dati riaffermano una composizione lunare simile a quella terrestre, confermando un vecchio modello, che ipotizzava la formazione della Luna come il risultato di un enorme impatto di un altro corpo celeste con la Terra e il conseguente distacco di materiale che si sarebbe poi condensato, rimanendo in orbita attorno alla Terra come suo satellite.

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Ricostruzione della traiettoria e del luogo di impatto delle due sonde gemelle Grail della NASA
(fonte NASA)

Le anomalie lunghe centinaia di chilometri riscontrate nel campo gravitazionale sembrano invece confermare l’esistenza di corpi verticali di magma solidificato sotto la superficie, una sorta di antichi fossati della cui genesi non si ha ancora una spiegazione esaustiva.

Giunte al termine della loro missione, il 17 dicembre scorso le due sonde sono precipitate sulla superficie lunare, su una montagna vicina al polo Nord lunare nei pressi del cratere Goldshidmt dopo una discesa sotto controllo, ad una velocità di 6000 chilometri all’ora.

“Sarà difficile dirgli addio”, aveva commentato Maria Zuber, qualche giorno prima. “Le nostre piccole gemelle sono state membri esemplari della famiglia Grail e il loro contributo ha fatto progredire in modo sostanziale la scienza planetaria”.

Per le due gemelle era previsto un ultimo esperimento, prima del termine della missione: dovevano accendere i motori principali fino all’intero svuotamento dei serbatoi allo scopo di determinare la quantità effettiva di propellente rimasto. Questo avrebbe permesso ai tecnici della NASA di calcolare con più accuratezza i consumi di carburante e trarne così utili indicazioni per le future missioni spaziali.

Le due sonde hanno adempiuto fedelmente anche a quest’ultima parte della missione.

Leonardo Debbia
20 dicembre 2012

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