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Esiste qualche possibilità di vita su Marte?

L’Uomo è, per sua natura, curioso, soprattutto per quel che riguarda la prospettiva della vita su altri pianeti e sul dubbio di essere unico nell’Universo. Sotto questo punto di vista, il nome del rover della NASA, ‘Curiosity’, sembra realmente appropriato alla sua missione.

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Il rover ‘Curiosity’ della NASA al lavoro (credit: NASA / JPL-Caltech/MSSS)

E infatti il robottino sta perlustrando la superficie del pianeta come un potenziale habitat per la vita, sia passata che presente.

Scott McLennan e Joel Hurowitz, del Stony Brook Department of Geosciences, hanno appena rivelato. alcuni risultati interessanti, apparsi sul recente numero di dicembre di Science.

“Riteniamo che le rocce di Marte rappresentano un antico ambiente geologico che avrebbe potuto ospitare una vita microbica”, afferma McLennan. “Curiosity ha effettuato il suo lavoro in una zona di Marte chiamata Yellowknife Bay, nel cratere Gale. Il rover ha definito questo ambiente in termini di relazioni geologiche e geochimiche”.

Questa rappresentazione meticolosa è fondamentale per capire se Marte sia stato, almeno in teoria, abitabile.

Il miglior modello della storia di Marte postula che sul pianeta ci fosse acqua per permettere l’origine di minerali argillosi – e possibilmente ospitare la vita – più di 4 miliardi di anni fa, ma abbia subito, nel tempo, un fenomeno di disidratazione o inaridimento che cambiò le condizioni, rendendole più acide e salmastre.

La questione fondamentale riguardo i minerali argillosi della Yellowknife Bay era se la loro formazione sia stata alquanto precoce nella storia di Marte – poco oltre i bordi dei crateri dove avevano avuto origine i frammenti rocciosi – o più tardi e più lontano, dove quei frammenti erano stati trasportati e poi depositati da acqua corrente.

Il prof. McLennan e i co-autori hanno determinato che gli elementi chimici nelle rocce indicano che le particelle furono trasportate da fiumi nella Yellowknife Bay senza che avessero subìto troppo l’alterazione chimica prima del deposito.

A sostegno di questa ipotesi, si pensa che se un’atmosfera, che trasforma alcuni minerali vulcanici in minerali argillosi, avesse agito nelle zone di origine delle particelle sedimentarie, ci sarebbe stata una perdita di quegli elementi che si dissolvono facilmente in acqua, in particolare il calcio e il sodio.

Le prove in nostro possesso indicano che questo non si è verificato e che gran parte dell’azione geochimica ha avuto luogo più tardi nella storia delle rocce che si trovano in Yellowknife Bay.

L’habitat argilla-cuscinetto di Yellowknife Bay, ritenuto un antico fondale, consisteva di acqua che non era né troppo acida né troppo salata ed aveva il giusto mix di elementi per essere una fonte di energia per la vita.

Questa fonte sarebbe stata simile a quella usata da molto microbi che traggono nutrimento dalle rocce sulla Terra – da miscele di minerali di zolfo e di ferro – che permettono un veloce trasferimento di elettroni, non diversamente da una semplice batteria.

“Questo dimostra che gli ambienti geologici su Marte erano favorevoli per la vita”, dice McLennan. “E questo giustifica ulteriori indagini per determinare se la vita sia realmente esistita su Marte. L’età di queste rocce è forse un po’ troppo più giovane di quanto si pensasse per poter convivere con tali ambienti. L’attuale paradigma per l’evoluzione delle condizioni della superficie di Marte può richiedere qualche reinterpretazione”.

Hurowitz si meraviglia dello stato di conservazione di queste rocce, nonostante la loro notevole antichità.

“Trovare sulla Terra una antica roccia sedimentaria che non sia stata rimaneggiata a lungo è estremamente difficile. Cosa che è invece all’ordine del giorno su Marte”, afferma lo scienziato. “Questa condizione rende il Pianeta Rosso un ottimo esempio per la comprensione dell’antica storia dei pianeti acquosi del nostro Sistema solare”.

Leonardo Debbia
12 dicembre 2013


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