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“Curiosity” è su Marte. Ma l’ambiente somiglia alle paludi in Messico

Cuatro Ciénegas (Messico), nella foto a sinistra e il cratere Gale su Marte nella foto a destra (da NASA e Sciencedaily)

L’Università Nazionale Autonoma del Messico, attraverso uno studio pubblicato sulla rivista Astrobiology, fa sapere che il cratere marziano Gale, dove si trova attualmente il roverCuriosity” della NASA, si presenta con rocce e paesaggio del tutto simili a quelli della valle paludosa Cuatro Ciénegas, in Messico.

Le somiglianze sono davvero sorprendenti, secondo Valeria Souza, ecologa evolutiva della  Università messicana, a partire dalla composizione delle rocce di Cuatro Ciénegas, ricche di gesso, minerale scoperto su Marte dal precedente rover USA, Opportunity.

Nel Messico, secondo gli studi, la vallata è il risultato dell’interazione tra il magma e i fondali marini.

I componenti di zolfo del magma e i minerali marini (carbonati e molecole di magnesio) sono necessari per la formazione del gesso. Nell’area del bacino di Cuatro Ciénegas il magma sotto il fondale marino sarebbe stato particolarmente attivo, anzi potrebbe aver favorito lo spostamento del continente durante il periodo Giurassico.

“Questa era la zona di frattura in cui il supercontinente chiamato Pangea si è aperto circa 200 milioni di anni fa, spingendosi nell’emisfero nord dall’equatore”, afferma Valeria Souza.

Per quanto riguarda Marte, gli scienziati non sono stati in grado di confermare alcun movimento tettonico, ma ritengono che un grosso meteorite si sia schiantato in un mare primitivo, originando anche il cratere.

Il fatto che si sia rilevato gesso nel cratere Gale indica una ricca presenza di minerali in quella regione e la formazione dello zolfo potrebbe essere attribuita all’impatto del meteorite.

La somiglianza tra il cratere Gale e la valle messicana riveste particolare importanza anche per quanto riguarda la ricerca di forme di vita primitive.

Non esiste, infatti, sulla Terra un posto simile a questo ambiente marziano, eccezion fatta per le paludi di Cuatro Ciénegas – inospitali per la vita – dove invece riescono a vivere particolari comunità batteriche.

“Questa oasi nel mezzo del deserto Chihuahua può considerarsi una macchina del tempo per gli organismi che, con la loro comunità, hanno trasformato il nostro pianeta blu e – fatto davvero sorprendente – sono sopravvissuti a tutte le estinzioni. Come siano riusciti a fare questo, può essere rivelato solo attraverso lo studio dei loro geni” afferma Souza.

Il team ha analizzato il genoma delle diverse comunità batteriche che proliferano in queste paludi, avendo adottato particolari strategie per superare le sfide di sopravvivenza in un luogo così povero di nutrienti.

“Comprendere l’utilizzo e le strategie di sfruttamento del fosforo è necessario per capire cosa possa accadere in ambienti estremi, come quelli che si potrebbero trovare, ad esempio, su altri pianeti, su cui potrebbero esistere magari altri nutrienti a noi sconosciuti” spiega Luis David Alcaraz del Centro di Ricerca sulla Salute pubblica di Valencia, in Spagna.

Il rover Curiosity al lavoro (fonte NASA)

“Le comunità batteriche di Cuatro Ciénegas sono sopravvissute a tutti i tipi di cataclismi, come per esempio l’estinzione dei dinosauri e della maggior parte delle creature marine. L’unica cosa a cui non si sono adattate è la mancanza d’acqua”, puntualizza Souza.

Un’altra novità proveniente dalle prime analisi di Curiosity riguarda la sabbia del cratere Gale che ha una composizione basaltica simile, nell’aspetto e nella mineralogia, alla sabbia delle Hawaii.

I minerali presenti sarebbero principalmente feldspati, pirosseni e olivina, confermando, oltre all’origine basaltica, che il terreno attualmente secco e asciutto sarebbe stato, in passato, umido.

A testimoniare quest’ultima considerazione, la presenza dei conglomerati che stanno ad indicare un antico scorrimento di acque.

Dall’acqua all’aria. Dai primi esami effettuati dai sofisticati strumenti del rover, pare che l’atmosfera del pianeta rosso abbia un alto contenuto di CO2 (95,5 % del volume) ed un bassissimo contenuto di metano (50 parti per miliardo). Al di là delle prime valutazioni che ne possono conseguire, la quasi-assenza di metano induce ad escludere la presenza di microrganismi viventi, almeno come li conosciamo, di origine biologica.

Sulla Terra il 90% del metano nell’atmosfera è di origine biologica.

La ridottissima presenza del metano deve farci quindi ritenere che la vita su Marte non sia possibile e neppure ipotizzabile? La risposta è: sì, non c’è vita, almeno come la intendiamo noi terrestri. Se poi può considerarsi vita la presenza di colonie batteriche simili a quelle di Cuatro Ciénegas, allora le risposte rimangono ancora aperte e rimandate alle analisi più approfondite, già in corso a bordo di Curiosity.

Leonardo Debbia
4 novembre 2012

 

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