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L’esperienza di un lettore: Trovato un cavalluccio marino sulla spiaggia di Maccarese

Qualche giorno fa sulla spiaggia di Maccarese è stato fatto un ritrovamento speciale. A raccontarlo è il biologo marino Luciano Bernardo, autore della scoperta.

Passeggiavo sulla battigia quando ho visto qualcosa muoversi nella sabbia, sembrava un vermetto che si contorceva. Mi sono avvicinato e, con grande stupore, ho scoperto che si trattava di un cavalluccio marino. Frequento questo tratto di costa fin dagli anni ’70 e spesso mi sono imbattuto in spiaggiamenti interessanti come, ad esempio, le uova di seppia o di razza. Una volta ho anche trovato un pesce ago, ma l’esperienza di oggi è stata unica ed eccezionale.

I cavallucci marini, infatti, sono ormai molto rari e trovarne uno proprio qui, su una spiaggia a due passi da Roma, è stato davvero inaspettato. Probabilmente è stato trascinato a riva dalle mareggiate dei giorni scorsi ed era ancora vivo. Ogni tentativo di salvarlo riportandolo in acqua, è stato però inutile, perché non riusciva a nuotare e le onde lo rigettavano a riva. Misurava solo quattro centimetri e probabilmente aveva solo pochi mesi di vita.  Era una femmina, riconoscibile dagli anelli ossei ben visibili sull’addome, mentre nel maschio sono coperti da una sorta di marsupio dove, nel periodo riproduttivo, la femmina deporrà le uova. Infatti, in questi pesci è il maschio a portare il “pancione” e “partorire”, caso unico nel mondo animale. L’incubazione dura circa un mese durante il quale gli embrioni vengono nutriti e ossigenati da una fitta rete di capillari sanguigni. L’espulsione dei piccoli avviene di notte, attraverso le contrazioni del marsupio. I nuovi nati sono filiformi e lunghi meno di un centimetro, ma già completamente autonomi. Può capitare che qualche embrione non completi lo sviluppo e resti nel marsupio provocando un’infezione e la conseguente morte del papà-cavalluccio.

L’insolito cavalluccio marino, o ippocampo (dal greco hippos, cavallo e campos, bruco), nuota in posizione verticale utilizzando la piccola pinna dorsale a forma di ventaglio, mentre due minuscole pinne pettorali servono per i cambi di direzione. Più spesso, però, resta aggrappato con la coda prensile ad alghe o altri oggetti sommersi, in attesa del passaggio di crostacei e altre minuscole creature del plancton che aspira con la sua bocca a pipetta, priva di denti. Vive prevalentemente tra le foglie di Posidonia oceanica, ma anche sui fondi sabbiosi. Nel Mediterraneo sono presenti due specie: il cavalluccio marino comune (Hippocampus guttulatus) e il cavalluccio marino dal muso corto (Hippocampus hippocampus) che possiede una caratteristica cresta ossea triangolare sul capo (come nel caso dell’esemplare spiaggiato).

Quello di oggi è stato un ritrovamento emozionante, ma anche un segnale positivo, perché i cavallucci marini hanno bisogno d’acqua pulita per vivere e il loro ritorno dopo decenni (un pescatore di telline ne ha visto un altro giorni fa) è davvero una bella notizia per il litorale laziale.

Luciano Bernardo

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