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Condannati a invecchiare ogni cellula ha il suo timer

I telomeri sono le nostre “clessidre” cellulari. Nel 2009 gli studi su di loro fruttarono il premio Nobel, e si parlò di corsa all’elisir dell’eterna giovinezza. Adesso uno uno studio italiano scopre che non si possono riparare.

Ogni singola cellula del nostro corpo è inesorabilmente condannata a invecchiare e, prima o poi, a spegnersi. Una dura legge che la natura ha marchiato a fuoco sul Dna e in particolare nei telomeri, le estremità terminali che proteggono i cromosomi. Queste sequenze funzionano come “clessidre” cellulari, una specie di timer della vita: a ogni ciclo di proliferazione della cellula i telomeri perdono un pezzettino, mano a mano che si accorciano la cellula invecchia, e quando il tempo li ha consumati significa che è arrivata al capolinea. Frenare questa progressiva erosione è una delle strade battute dalla scienza a caccia dell’elisir di eterna giovinezza, ma ora uno studio guidato dall’Ifom di Milano spiega che invecchiare è un destino ineluttabile. Gli autori hanno dimostrato che accorciarsi non è l’unica cosa che può accadere ai telomeri.

Il problema vero è che, a differenza di tutto il resto del Dna, quello dei telomeri non si può riparare. Se si rompe o si danneggia, non è prevista soluzione. La scoperta, pubblicata su Nature Cell Biology, sancisce in sintesi “l’inevitabilità delle lesioni del tempo”, riassumono i ricercatori. Lo studio è condotto da Marzia Fumagalli e Francesca Rossiello sotto la guida di Fabrizio d’Adda di Fagagna, che all’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare) è responsabile del programma di ricerca ‘Telomeri e senescenza’. Al lavoro hanno collaborato colleghi dell’università di Milano-Bicocca e della New Jersey Medical School americana. Le conclusioni del team hanno implicazioni anche nella lotta al cancro. Infatti, se da un lato la senescenza segna il deterioramento di tutta una serie di funzioni vitali, a livello cellulare è anche un meccanismo che, attivato precocemente, può prevenire l’insorgenza dei tumori.

La scoperta milanese si può riassumere così: le nostre cellule non leggono il passare del tempo solo dalla ridotta lunghezza dei telomeri, ma anche dalla compromessa integrità di questi ‘cappucci’ sui cromosomi. E l’integrità dei telomeri, più della loro lunghezza, è il parametro chiave in particolare per le cellule che hanno smesso di dividersi, ad esempio i neuroni. Anche se le cellule non proliferanti non perdono i telomeri, infatti, invecchiano comunque. Allo stesso modo, frenare l’accorciamento dei telomeri non significherebbe automaticamente riuscire a restare giovani. E questo perché bisognerebbe fare i conti anche con l’irreparabilità di eventuali danni al Dna di queste seguenze.

 

Una importante implicazioni per la lotta ai tumori – Per questo i telomeri sono stati selezionati dall’evoluzione in modo da evitare che cromosomi diversi possano unirsi formando strutture aberranti. Questa scoperta sull’invecchiamento cellulare potrà avere importanti implicazioni anche per la lotta ai tumori: secondo uno studio pubblicato dall’Ifom nel 2006, infatti, la senescenza è un processo che, messo in atto precocemente, può prevenire l’insorgenza del tumore.

 

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