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Come la psiche influenza gli investimenti?

In questi ultimi decenni si è intensificato l’interesse verso la psicologia degli investimenti e sui fenomeni economici in generale. Questo è avvenuto perché ci si è resi conto che, sempre più spesso, nelle decisioni concernenti gli investimenti non conta soltanto la corretta cultura finanziaria, ma anche il ruolo decisivo giocato dalla psiche.

In teoria l’economia in ogni suo aspetto dovrebbe essere una scienza molto razionale e il comportamento degli investitori e dei vari soggetti economici dovrebbe essere teso alla scelta logica.

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Tuttavia si è scoperto già nei primi decenni del XX secolo che le persone, quando decidono di investire, non si basano sulla logica ma entrano in gioco tutta una serie di fattori che nulla hanno a che vedere che la razionalità economica.

Infatti, tra le principali cause di influenza di moltissime scelte di investimento, abbiamo:

  • Le esperienze passate. Spesso l’investitore giunge a una conclusione basata solo su sue personalissime esperienze (sia in positivo che in negativo), che non hanno niente a che vedere con l’investimento che sta valutando.Un esempio che in passato mi ha particolarmente colpito è stato quello di un risparmiatore che mi disse di essersi salvato dalle obbligazioni Parmalat, perché quando gliele proposero le rifiutò in quanto il proprietario era il medesimo di quello del Parma calcio (Tanzi), che poche giornate di campionato prima aveva sconfitto il Milan di cui lui è tifosissimo…
  • Le credenze personali. Ogni persona ha le proprie personali convinzioni religiose, politiche, morali, eccetera.Un investitore potrebbe scartare aziende con performance potenzialmente molto valide, perché magari il proprietario è un esponente del partito politico avversario, oppure perché è una multinazionale e l’investitore potrebbe non essere in sintonia con la globalizzazione, o anche perché va contro la sua morale (ad esempio potrebbe essere un’azienda che fabbrica armi), eccetera.

    Potrebbe per lo stesso motivo essere spinto a mettere in portafoglio aziende in sintonia con le proprie credenze, che però si potrebbero rilevare un potenziale pericolo per le sue finanze per i motivi opposti ai precedenti!

  • Dal contesto. Inteso sia come momento storico, che come ubicazione dell’investitore nel mondo.L’investitore italiano di questi anni si comporta in modo sensibilmente differente dall’investitore italiano degli anni ‘80. Mentre gli anni ‘80 erano anni di boom economico e vi era una larga fiducia della popolazione, gli anni 2000 invece, in particolar modo quelli successivi al 2007, hanno visto un’implosione delle sicurezze e delle certezze sul futuro.Di conseguenza l’investitore del passato investiva molto sul futuro, mentre quello contemporaneo tende a rischiare meno e a navigare a vista.Lo stesso dicasi per le differenze comportamentali che vi sono tra un investitore italiano rispetto a uno australiano, a uno russo oppure a un brasiliano. In base alle condizioni economiche della nazione si dirigerà su investimenti differenti, anche se la lettura dei bilanci e delle informazioni dovesse portare alla stessa conclusione (a prescindere da dove le informazioni vengono valutate).
  • Da come vengono presentate le informazioni. Si è scoperto che anche il layout di presentazione dei dati può influire pesantemente sulle scelte.I dati presentati in modo ordinato e accattivante ispirano più fiducia degli stessi dati che non sono chiari da leggere. L’investitore potrebbe scegliere male, solo perché l’azienda meno solida ha lavorato meglio nel copywriting. E’ il caso di dire che l’abito fa il monaco!

Si può già da questo capire come mai la psicologia dell’investimento è diventata, nel corso del tempo, materia di studio degli economisti. Anche la terminologia utilizzata dagli economisti per descrivere le varie fasi del mercato è, sempre più spesso, legata alla branca della psicologia.

…Ne sono esempi le frasi come “euforia delle Borse”, “depressione dei mercati”, “disillusione sulle politiche economiche del governo”, “ottimismo degli investitori”, eccetera.

Spostandoci più specificatamente sull’attività di trading ed investimento, vi sono tutta una serie di comportamenti che l’investitore ha derivanti da fattori prettamente psicologici e che spesso lo portano a perdere un sacco di soldi nelle attività speculative.

=> Investe sempre e comunque. Il trader poco esperto ha come la sensazione di perdere il treno se sta fuori dal mercato. Non vuole cioè essere l’unico che non sale sul movimento del “secolo”, rischiando quindi di perdersi chissà quale grandissima occasione.

La borsa, è bene tenerlo sempre in considerazione, non chiude mai! Se oggi non si investe si può sempre farlo domani. Pertanto è inutile fiondarsi se non si è più che certi che le proprie analisi sono state effettuate in modo corretto.

=> Dopo una perdita vuole subito rifarsi. Gli investimenti che vanno male capitano a tutti, anche ai più grandi professionisti del settore ed è una cosa normalissima.

Spesso però l’investitore si fa prendere la mano per non dover chiudere una giornata in perdita e si lancia su un nuovo movimento per rimediare. Novanta volte su cento andrà ancora peggio!

L’investimento per rifarsi non è mai un investimento valutato con le giuste analisi, ma frutto di una “ripicca”. Se già gli investimenti attentamente valutati possono andare male, figuriamoci quelli fatti in stile gioco d’azzardo…

=> Odia le perdita. Per molti investitori i risultati ottenuti con il trading sono una proiezione di se stessi. Subire una perdita significa, per queste persone, un giudizio negativo su di loro.

Atteggiamento tipico dell’investitore emotivo in azione è quello di alcuni tipici comportamenti, che si sentono spesso nei forum specialistici:

  • Si continua a mediare al ribasso per cercare di far diventare positiva una situazione negativa (un po’ come a dirsi “io avevo previsto tutto ma l’ho fatto apposta perché poi volevo mediare”). Insomma, ci si piglia in giro da soli per non ammettere di aver sbagliato…
  • Si mantiene ostinatamente una posizione in perdita, invece che chiudere e liquidare la posizione, per poi magari investire su altri titoli che invece vanno alla grande. Questo perché bisognerebbe ammettere a se stessi di aver sbagliato la previsione…
  • Ci si blocca su un titolo in stato comatoso per paura che, appena si chiude la posizione, esso riprenda a salire e finire quindi con il fare la figura del pollo che si è spaventato per nulla!

=> Dubbi e rimpianti. Molto spesso, dopo che si chiude una posizione, si continua a controllare come va il titolo (come se si fosse ancora in posizione), calcolando i potenziali guadagni che si avrebbero se si fosse rimasti dentro.

Siccome è quasi impossibile vendere su di un massimo, il morale della favola è che per un po’ di tempo effettivamente è facile che, se si fosse rimasti in posizione, si sarebbe potuto guadagnare ancora qualche cosa.

Da ciò scaturiscono tutta una serie di dubbi negli investimenti, successivi al momento di chiudere le posizioni aperte, e di rimpianti per i mancati guadagni.

=> Trovare scuse. Un ever green della psicologia dell’investitore è quella di arrampicarsi sugli specchi per giustificare i propri errori.

Se non fosse stato per Draghi con il quantitative easing a quest’ora le azioni non flettevano; se il governo non avesse aumentato l’iva i consumi non si deprimevano e la mia scelta di investimento sarebbe stata giusta; se gli americani non avessero bombardato l’Iraq a quest’ora avevo un sacco di soldi, eccetera.

Nessuno impedisce all’investitore di fissare uno stop loss (un prezzo in cui la banca o la SIM chiude in automatico le posizioni per limitare le perdite) e uscire da quella situazione. Se non l’ha fatto è perché non aveva minimamente valutato gli effetti delle notizie in modo adeguato.

Rientriamo sempre nella situazione di ammettere a se stessi di non saper valutare gli eventi!

Detto ciò mi permetto di fornire un decalogo di buoni consigli, buoni per tutte le stagioni, per chi vuole operare nei mercati finanziari:

  1. Non innamorarti mai dei titoli. Non fare quel tipico errore di investire sempre e solo su azioni Fiat, oppure solo su quelle Eni, eccetera. Giusto specializzarsi su alcuni titoli per imparare dall’esperienza, ma non è una buona pratica operare solo su un titolo!Potrebbero perdersi grandi occasioni nelle altre aziende, rimanendo fossilizzati su una che invece è stagnante.
  2. Quanto sei disposto a perdere? E’ buona norma fissare una cifra massima che si è disposti a perdere su un singolo investimento. Su questo dato si calcola lo stop loss.
  3. Investi solo se i ricavi sono 4 volte superiori alle potenziali perdite. Se fissi lo stop loss e decidi una perdita massima di X euro, il potenziale guadagno che risulta dalle tue analisi sui possibili movimenti devono essere di 4X euro. Solo così otterrai un’operatività che andrà in attivo nel tempo.
  4. Non mantenere perdite nel portafoglio. Lo avevamo visto prima ma, meglio ricordarlo: tenere in portafoglio titoli in perdita è inutile e dannoso. Se sono in perdita ci sarà pure un motivo… Inoltre, rimanendo con i soldi bloccati nel titolo in perdita non, si può operare in quelli che invece vanno bene.
  5. Non pensare mai che il titolo ormai è ai minimi. Un titolo risale solo quando gli indicatori evidenziano che il titolo sta risalendo. Questo significa che non bisogna mai comprare a sensazione, perché nulla vieta che esso continui a scendere per ancora molto tempo.
  6. Mai mediare le perdite. Come precedentemente detto, se un titolo continua a scendere ci sarà pure un motivo. Se proprio si vuole mediare si devono mediare i titoli che sono in attivo accumulando altre azioni che stanno andando nel verso giusto.
  7. Non cercare di centrare minimi e massimi. Sono sempre stato convinto che la maggior parte delle persone che si avvicinano al trading sia lì per tutta una serie di motivi, che spesso poco hanno a che fare con il guadagnare soldi…Chi frequenta degli investitori “improvvisati” sente spesso frasi come “WOW sono riuscito a vendere nel punto di massimo” o in alternativa “sono riuscito a comprare ai minimi”, per non parlare di “io mi sono buttato sulla Borsa e ho lasciato perdere tutti sti bot…” e non ultima una frase del tipo “la gente si sta facendo i milioni con le azioni, lo fa anche quello scemo di mio cognato, perché mai non dovrei riuscirci io?”.

    Ora, l’ho buttata un po’ sul ridere, ma quello che voglio dire è che la gente spesso entra in borsa per dimostrare qualcosa a qualcuno, oppure per vantarsi di essere il George Soros dei poveri, oppure ancora per paura di essere tagliato fuori da una qualche torta virtuale.

  8. Non essere eccessivamente fiducioso in te stesso. Spesso dopo due tre colpi positivi di fila si pensa di essere diventato un guru del settore, invece che considerare che si è avuta la classica fortuna del principiante.Questo porta a fare analisi sempre più contorte e arzigogolate, fino al punto che si prende una cantonata clamorosa. Inoltre, la troppa fiducia porta ai famosi problemi del non ammettere a se stessi di aver sbagliato previsione.
  9. Non raddoppiare le puntate. Dopo due o tre investimenti fortunati molti novelli investitori aumentano la puntata per vincere sempre di più. Questa pratica è sconsigliatissima, perché quando poi si perde si perderà una fortuna.
  10. Un vecchio adagio dice “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”. Questo perché, se il paniere prende un urto, tutte le uova rischiano di rompersi.Quando si investe si dovrebbe sempre diversificare su più titoli e su diversi mercati, in modo da non essere troppo legati alla singola azienda o al singolo settore. Inoltre questo permette di non essere troppo ansioso sull’andamento di quello specifico titolo e quindi si opera in modo molto più tranquillo, evitando così molti errori da stress.

Bene, come hai potuto constatare, la psicologia negli investimenti non è assolutamente da sottovalutare se si vuole operare in modo corretto nei mercati ed evitare di commettere gli errori più grossolani.


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