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Alieni sulla Terra? Sì, siamo noi

Arriva la risposta (o perlomeno si avvicina) al più grande dubbio esistenziale, ovvero: “Com’è nata la vita sulla Terra?”.

Sappiamo tutti la cara e vecchia storia del brodo primordiale, dei batteri evoluti poi in animali sempre più complessi, che hanno conquistato acqua, terra e cielo, dando infine vita ai mammiferi – tra cui molti primati – taluni diventati poi il ben noto “australopiteco”, nostro antenato. Ma quei microrganismi, nel brodo primordiale, chi ce li ha portati? La risposta non è sepolta sotto terra insieme ai fossili, né si trova negli abissi marini insieme a molluschi primitivi.

Essa arriva dal cielo: sono stati infatti i meteoriti a portare la vita sulla Terra, racchiudendo al loro interno frammenti di pianeti lontani. Questa potrebbe essere l’ipotesi più fresca e attendibile riguardante il “cosa esattamente ha generato la vita nel brodo primordiale”. A confermare questa ipotesi c’è una nuova ricerca condotta dagli scienziati di Princeton, rinomata università, in collaborazione con i colleghi della University of Arizona e il centro di Astrobiologia CAB in Spagna.

Questa triade scientifica ha portato alla luce quest’idea al Congresso Europeo di Scienza Planetaria tenutosi a Madrid una settimana fa. Gli esperti non spodestano le convinzioni finora seguite, ma semplicemente fanno notare un dettaglio che sembrerebbe essere sfuggito a tutti quanti: la vita sì, si è formata direttamente sulla Terra, ma mentre questa era “appena nata” era in orbita vicinissima ad altri pianeti e stelle, tanto vicina da permettere uno scambio di frammenti.

Eppure questa ricerca non è innovativa e sconcertante come potrebbe sembrare: i più informati, infatti, sapranno sicuramente che è solo una novizia tra gli altri studi che indagano a riguardo.
Questi progetti, verrebbero racchiusi sotto il nome di un ideale, quasi fossimo nel Medioevo: Lithopanspermia, ovvero l’idea che le forme di vita basilari che hanno generato il nostro mondo attuale siano venute da altri pianeti e corpi celesti sparsi in tutto l’Universo, grazie a eruzioni, meteoriti, e rigetti dei pianeti.

Ma questi scienziati, si sono presentati al congresso con un’idea, una bella parlantina e basta?
Ovviamente no.
Per avvalorare la loro ipotesi, essi hanno messo in pratica un procedimento chiamato “trasferimento debole”, in grado di dimostrare che i frammenti planetari potrebbero essersi spinti lentamente ai confini della forza di gravità del corpo celeste ospite, fino a sfuggire ad essa, vagare nello spazio ed essere poi attratti da altre gravità. Con questo metodo, le particelle avrebbe fatto un interminabile viaggio, arricchendosi via via di altre particelle.
Le precedenti ricerche su questo fenomeno, sentenziarono che la velocità con cui le materie  attraversano il cosmo rende improbabile tale evenienza, ma questo nuovo studio sostiene di aver trovato le prove della lithopanspermia, riducendo questa velocità 50 volte. Si parla  comunque di una velocità di 100 metri al secondo.

Con questa velocità, ed utilizzando come modello l’ammasso stellare dove è nato il nostro Sole, il team di ricerca ha effettuato delle simulazioni dimostrando che il trasferimento è più probabile di quanto si sia pensato finora.
Edward Belbruno, del Dipartimento di Scienze Astrofisiche di Princeton, spiega:
Il nostro lavoro sostiene questa ipotesi, al contrario della maggior parte degli altri studi effettuati a riguardo. Sostiene che la lithopanspermia è molto probabile, e potrebbe essere il primo lavoro, la prima ricerca a dimostrarlo. Se questo meccanismo fosse reale, significherebbe che ha inciso molto più di quanto pensiamo nell’Universo e nella vita in generale. Perché può essersi verificato ovunque.”.
Forse non era il caso di dire nulla fino a ricerca conclusa, perché il dubbio si fa più grande: siamo noi, gli alieni?

Diana Latino

 

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