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La teoria delle scogliere coralline di Darwin

Nel 2009 ci sono state le celebrazioni per i 150 anni dalla pubblicazione de “L’origine delle specie” di Charles Darwin, un libro che segnò una rivoluzione nella storia del pensiero scientifico e che rese al suo autore una fama mondiale. La grandezza di questa opera ha offuscato il ricordo di altri importanti lavori del grande naturalista inglese, tanto che pochi ricordano il fondamentale contributo che Darwin ha dato in altre branche delle scienze naturali: la sua letteratura è tanto vasta quanto diversificata e, oltre all’evoluzionismo in senso stretto, tratta anche di geologia, zoologia e botanica.
Le sue opere “minori” più importanti sono: gli originali studi sulla sistematica dei Cirripedi, un variegato e molto specializzato gruppo di Crostacei sessili (“Monografie dei Lepadidi e dei Balanidi”); trattati sulla fisiologia delle piante, in particolare sulle orchidee (“I vari espedienti mediante i quali le orchidee vengono impollinate dagli insetti”); analisi dei comportamenti degli animali superiori (“L’espressione dell’emozioni nell’uomo e negli animali”); l’elaborazione di importanti sistemi geologici (“La struttura e la distribuzione delle barriere coralline”). Tutte le opere di Darwin sono riconducibili a un unico metodo di lavoro, che fa di lui il primo grande naturalista moderno: questo metodo scientifico era basato su modelli e tecniche ipotetico-deduttive. Osservare-Riflettere-Ipotizzare-Confutare: questi sono i cardini della sua filosofia e ciò che lo rende straordinariamente moderno, perché la scienza non progredisce accumulando prove a favore di un’ipotesi, ma cercando al contrario di dimostrarne la falsità, proprio ciò che Darwin cerca di fare minuziosamente in tutti i suoi lavori.
Fra tutti i sistemi teorici di Darwin l’opera che teorizza in modo chiaro ed elegante l’origine delle formazioni coralline è probabilmente la più semplice da capire e per questa ragione diventa fondamentale per comprendere il metodo scientifico del grande naturalista, che verrà poi elaborato in forme più articolate e complesse nella sua famosa teoria dell’evoluzione. Vaste aree dell’oceano sono disseminate di piccole isole, dette atolli, costituite esclusivamente da coralli e altri depositi biocalcarei, hanno una disposizione circolare e una laguna interna. Per lungo tempo la loro origine è rimasta avvolta nel mistero e si era ipotizzato che avessero origine da raggruppamenti corallini in cima ai bordi di crateri vulcanici sommersi. Darwin applicò un approccio storico di tipo “attualistico” o “uniformitarianista” allo studio dell’origine di queste formazioni, ovvero interpretando i fenomeni del passato esclusivamente in base ai processi che avvengono nel presente, in contrapposizione con l’allora molto popolare approccio “catastrofista”.

Intuì che gli atolli erano la fase conclusiva di un processo evolutivo delle formazioni coralline, che inizia dalle “scogliere”, con i coralli sommersi che crescono vicino ad un tratto di costa di un’isola in direzione del mare. Se avvenisse uno sprofondamento dell’isola i coralli del bordo esterno crescerebbero verso l’alto per trovare nuovamente le condizioni ecologiche ideali originando una “barriera”, che darebbe origine a un canale lagunare di separazione dalla riva. Se l’affondamento continuasse l’isola sparirebbe sotto il livello del mare e il corallo, continuando a crescere verso l’alto, darebbe origine all’ ”atollo”, circondando la laguna interna. La cosa sorprendente di questa teoria è che Darwin la elaborò senza avere mai visto un atollo in vita sua, ma solo sviluppando razionalmente dei concetti teorici: si basò infatti su alcune osservazioni fatte durante il suofamoso viaggio a bordo del Beagle. In Sudamerica dimostrò che vi è stata una diffusa elevazione dell’intera parte meridionale del continente e comprese che necessariamente altre aree di ampia portata dovevano essere sprofondate, quindi gli atolli dovevano mostrare una particolare distribuzione, coerente con questi giganteschi fenomeni di sprofondamento. Dimostrò attraverso una mappa delle formazioni coralline nel mondo, che effettivamente questa distribuzione esiste.

Flavio Gallizia


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Aggiunto in: Geologia, Primo Piano

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