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Come comunicano e si orientano i Cetacei

All’ordine Cetacea appartengono due sottordini: Misticeti e Odontoceti. Del primo gruppo fanno parte le balene e tutti i cetacei muniti di fanoni (lamine presenti nella bocca che permettono il filtraggio dell’acqua). Vengono classificati come Odontoceti quelle specie che possiedono denti veri e propri: capodogli, orche e delfini. Tutti i cetacei hanno la caratteristica di essere mammiferi perfettamente adattati alla vita acquatica. Hanno inoltre sviluppato una particolare capacità: sono in grado di produrre suoni e ultrasuoni. Tra i segnali acustici prodotti dai Misticeti sono molto caratteristici i canti delle Megattere: suoni che possono essere trasmessi anche a distanze considerevoli. Un singolo canto dura fino a 30 minuti e può essere riprodotto senza interruzione per diverse ore. Il canto ha un importante ruolo nella riproduzione, in quanto viene eseguito solo dai maschi e indica la disponibilità dell’individuo all’accoppiamento. Altra funzione hanno i suoni prodotti dagli Odontoceti. Queste specie utilizzano le vibrazioni sonore sia come via di comunicazione che come strumento di ecolocalizzazione per il movimento e la cattura delle prede e per la localizzazione di possibili ostacoli presenti nella colonna d’acqua.

Per quanto riguarda la comunicazione, vengono utilizzati suoni a bassa frequenza simili a fischi o all’abbaiare dei cani. I delfinidi in particolare emettono toni specifici che servono per identificare il singolo individuo. Questi particolari fischi servono, oltre che per la comunicazione intraspecifica, per il riconoscimento dell’individuo all’interno del gruppo. Le orche (Orcinus orca), invece, vivono solitamente in piccoli gruppi composti dalla femmina fertile, i suoi piccoli, altre femmine anziane e il maschio. Questo gruppo di base caratteristico è identificato col nome di pod. I fischi di queste specie sono caratteristici dell’intero pod e non servono perciò per distinguere il singolo individuo all’interno del gruppo. Alcune ricerche effettuate dimostrano come ogni gruppo sviluppi un proprio pattern di suoni, simile a un “dialetto”. Questo particolare linguaggio viene trasmesso alle generazioni successive in modo da facilitare la comunicazione tra individui appartenenti allo stesso gruppo. Grazie alla particolare capacità nella produzione dei suoni sviluppata dal sottordine è possibile trasmettere agli altri individui informazioni basilari e organizzare la cooperazione e la coordinazione durante le battute di caccia.

Diversa è l’origine dei suoni utilizzati per l’ecolocalizzazione. Infatti i tipici fischi utilizzati per la comunicazione vengono prodotti dalla laringe, i segnali sonar vengono invece prodotti dal melone. Questo è una massa di tessuto adiposo situata nella parte frontale della testa. Tramite questo organo l’individuo è in grado di concentrare il suono in un fascio che si propaga per centinaia di metri di distanza. Il tono prodotto è un suono a alta frequenza (ultrasuono) denominato click. Il segnale lanciato in questo modo funziona come un vero e proprio sonar. Gli echi vengono recepiti tramite organi specializzati situati sulla mascella inferiore. In questo modo è possibile creare una mappa mentale dell’ambiente circostante andando a compensare la mancanza di informazioni provenienti da vista e olfatto (entrambi questi sensi non sembrano particolarmente sviluppati per la vita acquatica). L’utilizzo di questo particolare sistema radar, inoltre, permette di capire in modo estremamente preciso la distanza, la dimensione e la velocità di quella che è una possibile preda nelle vicinanze.

Considerando che ogni individuo trasmette suoni a bassa e alta frequenza per la comunicazione e per l’utilizzo del sonar, è facile immaginare che intreccio di suoni può venirsi a creare all’interno di un branco di decine di esemplari. Tra tutte le vibrazioni sonore avvertite dal singolo esemplare, questo deve essere in grado di decifrare il proprio click (segnale sonoro per l’ecolocalizzazione) e il relativo eco rimandato indietro da un qualsiasi ostacolo. Sembra, inoltre, molto probabile che ogni singolo sia in grado di analizzare l’eco di ritorno prodotto da qualsiasi altro individuo del gruppo. Questa semplice considerazione fa capire quanto queste specie abbiano investito nello sviluppo di elevate capacità intellettive.
Le straordinarie possibilità percettive, unite a complessi sistemi sociali e grandi capacità d’apprendimento sperimentate possono farci capire come mai numerose specie di cetacei siano considerate tra le creature più intelligenti del mondo marino.

Andrea Dramisino


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Aggiunto in: Biologia Marina, Ecologia Animale, Etologia, Primo Piano

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