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Heart Exhibition: intervista al Dr. Gabriele Palozzi

Gabriele Palozzi è al terzo anno di Dottorato in Management, indirizzo Public Management e Governance, presso il Dipartimento Studi di Impresa, Governo e Filosofia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Si occupa essenzialmente dell’analisi dei costi dell’utilizzo in sanità di nuove tecnologie; i suoi studi concernono sia l’Health Care Management, ossia le diverse alternative possibili di gestione dell’erogazione di prestazioni sanitarie, sia l’Health Technology Assessment, ovvero la valutazione economica dell’utilizzo in Sanità di nuove tecnologie; legando entrambe all’analisi dei costi e all’accounting. 

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Buonasera Dr. Palozzi, 

abbiamo seguito il suo interessantissimo intervento in occasione dell’ACE – Heart Exibition e volevamo sottoporle alcune domande poiché  è raro e molto stimolante poter incontrare un economista come relatore in un importante congresso medico:

Quando si parla di medicina con un pubblico “laico” risulta, almeno di solito, molto complicato spiegare l’importanza della statistica e dell’economia ad essa collegata. Lei, da Economista, vive appieno questa situazione di collegamento e “simbiosi” che intercorre tra le materie. Potrebbe accennarci la sua visione e spiegare ai nostri lettori in che modo svolge le sue ricerche e con quali obiettivi?

Il presupposto fondamentale è il seguente: quando si parla di sanità e di assistenza sanitaria bisogna tener conto di molti fattori e aspetti, tra cui, il più importante, è il benessere del paziente. Dobbiamo quindi metterci nella prospettiva secondo cui se una prestazione assistenziale è di tipo essenziale deve essere erogata obbligatoriamente, indipendentemente dal fatto che crei disavanzo per il Servizio Sanitario ovvero una perdita o guadagno per il soggetto erogante (l’ospedale). Ai fini del contenimento dei costi, quindi, è necessario lavorare sul processo produttivo dell’assistenza sanitaria, e in questo l’economia, con la statistica a suo suffragio, può essere molto utile per andare ad analizzare, anche dal punto di vita dell’analisi dei costi, se la prestazione sanitaria oggetto di valutazione possa essere erogata in modalità alternative, che determinino a parità di risultati clinici un miglioramento delle condizioni economiche. I due aspetti, (sanitario ed economico), quindi, sono molto legati tra loro. Nell’Health Technology Assessment, ovvero nella valutazione economica dell’utilizzo in Sanità di nuove tecnologie, vengono presi in considerazione i tre soggetti coinvolti nell’assistenza sanitaria: i pazienti che ne subiscono gli effetti, lo Stato che paga la prestazione sanitaria, e gli ospedali che erogano la prestazione assistenziale. Ecco dunque questo filo invisibile ma molto forte che lega l’economia, anche fondata sull’analisi dei costi, con l’erogazione della prestazione e dell’assistenza sanitaria.

Dalle diverse documentazioni da Lei presentate abbiamo visto che ha dedicato molta attenzione alla telemedicina a livello ospedaliero, in particolare per quanto riguarda l’area cardiologica. Dal suo punto di vista potrebbe dirci cos’è la telemedicina? E che impatto potrebbe avere nel sistema sanitario nazionale?

Per telemedicina, in generale, intendiamo tutti quegli apparati tecnologici in grado di monitorare a distanza alcuni parametri vitali dei pazienti. L’applicazione in cardiologia si spiega facilmente: le malattie cardiologiche colpiscono un’ampia porzione della popolazione e in particolare la maggior parte costi sanitari ad esse legate riguardano la monitorizzazione e l’osservazione del paziente cardiopatico, il quale in caso di ricovero, è solitamente costretto a degenze molto lunghe. La telemedicina, a tal proposito, può essere un supporto molto efficace. È dimostrato, infatti, che essa possa sostituire proficuamente la medicina tradizionale per quanto riguarda il controllo del paziente, soprattutto nel periodo post-dimissione; e questo permette di diminuire notevolmente la degenza ospedaliera. Per il Sistema Sanitario Nazionale, l’acquisto in telecardiologia, significherebbe tagliare moltissimo i costi per assistenza sanitaria diretta, quei costi, cioè, legati al fabbisogno del paziente di essere visitato e tenuto sotto controllo per un determinato periodo. Attraverso la telemedicina, infatti, il paziente può essere monitorato da casa h24, fornendo al presidio ospedaliero tutte le informazioni cliniche necessarie in tempo reale.

L’integrazione della telemedicina in ambito ospedaliero sembra poter portare dei vantaggi concreti sia per i medici che per i pazienti, semplificando una serie di procedure burocratiche. Può darci dei numeri e farci degli esempi concreti sui possibili scenari che potrebbero aprirsi con lo sviluppo di queste nuove procedure?

Il punto focale, come detto, è la monitorizzazione del paziente. La telemedicina mette in condizione la struttura medica di svolgere la propria attività in maniera remota. Avere in telemedicina alcuni parametri vitali, cardiaci ed aritmologici di un paziente è davvero molto semplice e l’informazione può essere cruciale per il benessere del malato. Con l’ausilio del Policlino Casilino e del Professor Leonardo Calò a cui rivolgo i miei più sentiti ringraziamenti, abbiamo effettuato uno studio su 40 pazienti affetti da scompenso cardiaco impiantati con ICD (Implantable Cardioverter Defibrillator) con controllo a distanza; abbiamo verificato, dopo un lungo periodo di indagine (oltre 12 mesi) come l’utilizzo della telemedicina abbia permesso la diminuzione drastica del periodo di degenza ospedaliera dei pazienti. Soprattutto, essa ha ridotto del 90% la recidiva di scompenso. Spieghiamoci meglio: un paziente scompensato, ha mediamente un tasso di ri-ospedalizzazione poco inferiore al 50%; un soggetto malato su due, quindi, mediamente viene ricoverato in ospdeale due volte l’anno: attraverso la telemedicina è possibile evitare tali ri-ospedalizzazioni, potendo gestire il paziente già dal momento in cui avverte i sintomi del malessere e prima che il suo quadro clinico richieda un nuovo ricovero. Economicamente è evidente come ciò porti ad una drastica diminuzione dei costi nella cura e nell’assistenza del paziente, il quale anche a livello clinico ha dei notevoli miglioramenti in termini di qualità del servizio. In un altro studio, abbiamo verificato come la telemedicina possa supportare il paziente ai fini di evitare costi sociali. Ci siamo chiesti quanto costasse ad un soggetto recarsi a una visita di controllo ambulatoriale; analizzando un campione significativo di oltre 200 soggetti, tra reddito perso, proprio e dell’accompagnatore, costo del trasporto e costi collaterali, la spesa stimata si aggira intorno ai 60 euro per visita. Prendendo in esame, ad esempio, un protocollo di controllo pacemaker di 4 visite annuali, attraverso la telemedicina, un paziente può recarsi in ospedale una sola volta l’anno, facendo tre controlli a distanza. Questo è un risparmio sociale importante: in termini macroeconomici e di ricchezza sociale, questo è un costo estremamente rilevante che va considerato nelle scelte di politica economico-sanitaria.

La telemedicina da quanto emerge dalle sue analisi porta una serie di benefici a livello trasversale. Quale è secondo Lei l’ostacolo più grande che deve affrontare per avere una maggiore diffusione e quale potrebbe essere una possibile soluzione?

In estrema sintesi, allo stato attuale abbiamo due tipologie di problemi. Il primo è connesso alla professione medica. I comitati etici e i medici abituati a un contatto diretto col paziente, hanno difficoltà ad accettare una tecnologia che s’interpone tra il paziente e le mani del medico. Questo è assolutamente comprensibile, ma credo che nel tempo si assisterà sempre di più a un cambiamento della professione medica, nella direzione della “e-Health”; una professione, quindi, rivista alla luce delle nuove tecnologie e delle nuove opportunità produttive che l’innovazione sta portando. Il secondo problema, di livello pratico, rimanda al nostro Servizio Sanitario Nazionale, che ad oggi ancora non prevede un rimborso DRG (Diagnosis Related Group) per l’utilizzo della telemedicina nell’erogazione di alcune prestazioni sanitarie e assistenziali. Questo fa sì che la struttura ospedaliera non abbia alcun interesse ad acquistare la nuova tecnologia, perché non gli viene immediatamente rimborsata. È un problema vero, perché rappresenta una miopia riguardante l’incapacità di guardare al futuro. Puntare sulla telemedicina non è un costo, ma un investimento che può essere recuperato in pochissimo tempo in termini di costi evitati; e questo mancato investimento, purtroppo, ricade nel lungo periodo interamente sulle tasche dei cittadini e sulle casse della nostra sanità pubblica.

Redazione
11 dicembre 2013


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