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Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson: un morbo da conoscere, un morbo da curare

Il 23 novembre è stata presentata la Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson ormai giunta alla terza edizione, che si terrà il 26 novembre in tutta Italia promossa da LIMPEparkinson (Lega Italiana per la lotta contro la Malattia di Parkinson, le Sindromi Extrapiramidali e le Demenze) e da DISMOV-SIN (Associazione Italiana Disordini del Movimento e Malattia di Parkinson) due realtà che da anni si dedicano alla patologia.

La Giornata è nata per sensibilizzare le persone sull’importanza della diagnosi precoce, ma anche per informare sulla ricerca e sulla qualità della vita dei pazienti.

In Italia si stima che siano 150.000 i soggetti affetti da questa malattia. Nell’immaginario comune è una malattia senile che si presenta dopo i 60 anni, ma in realtà in un 10% dei casi il morbo si presenta prima dei 40 anni, in particolare tra i 20 e i 39 anni, cioè in un’età adulto-giovanile.

Ma cosa è di preciso il Parkinson?
Si presenta come una riduzione dell’attività motoria automatica, rigidità muscolare, lentezza nell’esecuzione dei movimenti volontari e tremori. Una malattia degenerativa che coinvolge la varie parti del cervello tra cui in maniera costante nella sostanza nera, un’area celebrale che si presenta all’occhio più scura a causa della presenza di un pigmento chiamato neuromelanina.

I neuroni della sostanza nera producono un neurotrasmettitore (cioè una sostanza che viene rilasciata da una cellula nervosa) che va a stimolare o a inibire un’altra cellula, con cui ha un contatto, trasferendo così un’informazione; questo neurotrasmettitore è la dopamina, che influenza il funzionamento dei Gangli della base, ovvero strutture nervose essenziali per il controllo del movimento e situate alla base del cervello.

La degenerazione dei neuroni dopaminergici della sostanza nera che si verifica nella Malattia di Parkinson determina una grave carenza di dopamina, che oltre a manifestarsi nei sintomi che abbiamo sopra elencato legati all’attività motoria, causa: stipsi, depressione, iposmia, dolore, disturbi del sonno, minore espressività del volto, cambiamenti della voce o del modo di esprimersi, difficoltà di concentrazione e memoria, riduzione della capacità di eseguire compiti complessi o più attività nello stesso momento.

Le cause non sono ancora del tutto note anche se i geni, fino ad oggi identificati e responsabili delle forme ereditarie non sono rinvenibili nei soggetti che presentano la malattia in forma sporadica, è facile pensare ad una certa predisposizione familiare.

Ad oggi non esistono farmaci o sostanze in grado di prevenire la malattia: modificare il decorso rallentandone l’evoluzione è stato l’obiettivo di molti studi negli ultimi 20 anni.

 Il trattamento terapeutico è basato sull’utilizzo di molecole che aumentano i livelli di dopamina cerebrale o che vanno a sostituirsi alla dopamina mancante, tuttavia questo trattamento mira solo a modificare il decorso della malattia per la quale tutt’ora non ci sono cure in grado di far regredire la malattia. Anche se negli ultimi anni la ricerca ha tentato di trovare nuove sostanze efficaci la L-Dopa rappresenta sempre il farmaco più adatto per la terapia della malattia.

Convivere con il Parkinson significa convivere con un morbo che rende inabili a controllare e a governare i propri pensieri e le proprie azioni. Una malattia che tocca la persona in tutte le sue facoltà, nella sua interezza, sia nel corpo che nella mente e in queste condizioni è importantissimo che il paziente si ponga in un atteggiamento propositivo e combattivo.

L’allenamento motorio e sportivo è decisivo ed è in grado di stimolare ed indurre miglioramenti comportamentali e clinici mentre una vita sedentaria o stressante favorisce la progressione della disabilità clinica e della malattia, tuttavia altrettanto importante è un adeguato supporto psicologico, senza il quale non sono possibili miglioramenti nemmeno sul piano fisico.

Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson: un morbo da conoscere, un morbo da curare

Curioso invece il fatto, probabilmente contro intuitivo, confermato da alcuni studi, che scorge una relazione inversa tra il consumo di fumo e caffè e l’insorgenza della malattia. Sono ancora incerti i legami dovuti all’interazione tra caffeina e nicotina sulle attività enzimatiche intra-cerebrali, ma pare che queste due sostanze svolgano un azione “neuroprotettiva”. Sembra infatti che coloro che facciano largo uso di queste sostanze abbiano meno possibilità di sviluppare questa malattia.

Il possibile ruolo protettivo del fumo di sigaretta è stato considerato da alcuni autori come un’associazione spuria, viziata proprio dalla selezione dei soggetti parkinsoniani, i quali sarebbero prevalentemente non fumatori. I fumatori, destinati ad avere la malattia di Parkinson, infatti, non riuscirebbero a raggiungere le fasce d’età a maggior rischio della malattia in quanto “decimati” dalle patologie tumorali correlate al fumo di sigaretta che si presentano nelle fasce di età più precoci. Tuttavia questa tesi è stata confutata da uno studio prospettico che ha dimostrato un tasso annuo di incidenza della malattia nettamente e significativamente più alto nei non fumatori.

Sicuramente questo dato seppur può essere confortevole per coloro che amano dopo i pasti prendersi un caffè e subito dopo fumarsi una bella sigaretta, non costituisce di certo un invito al vizio, ma un dato da acquisire e considerare per eventuali ricerche future.

Durante la Giornata, molte strutture sanitarie in tutta Italia saranno aperte per offrire informazioni sulla Malattia di Parkinson.

Per conoscere le strutture aperte e le iniziative organizzate si può visitare il sito www.giornataparkinson.it o chiamare il  Numero Verde 800 14 96 26.

Per chi lo volesse la ricerca può essere sostenuta ricerca con una donazione tramite carta di credito o IBAN: IT29D0100503288000000000649.


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