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Da poliziotti a medici a 4 zampe

Nuove prospettive cliniche arrivano dal mondo animale. L’utilizzo effettivo dei compagni a quattro zampe porta nuovi strumenti per la diagnosi medica. Dai tumori, al riconoscimento di agenti patogeni, questa è l’evoluzione attuale ed il suo apporto a nuove prospettive nella medicina.

Che il fiuto canino sia praticamente infallibile è una verità ormai assodata. Non più soltanto compagno fedele dell’uomo in mille avventure di vita, il cane è anche addestrato per dare sfogo delle sue abilità in missioni di ricerca e soccorso, nonché in attività investigative a stretto contatto con le forze dell’ordine.

La sua spiccata capacità olfattiva pare possa essere impiegata anche in ambito clinico per prevenire e diagnosticare alcune patologie tumorali e non, contribuendo ad avviare, in modo tempestivo ed efficace, adeguate indagini strumentali e procedure terapeutiche.

Molte malattie umane si caratterizzano per la produzione e la successiva emissione di particolari sostanze volatili che possono essere identificate da specifiche macchine di laboratorio o, come si suppone, intercettate dalla sensibilità olfattiva di alcune razze canine, adeguatamente addestrate.

Ad affrontare l’argomento ci ha pensato l’AIRMO, il gruppo di lavoro Associazione Italiana per la ricerca sulle Malattie Oncologiche, costituito da ricercatori clinici umani e medici/istituzioni veterinarie. L’equipe ha fatto il punto della situazione sugli studi per l’impiego dell’olfatto canino come mezzo diagnostico in patologie oncologiche e non solo, illustrando il fondamento scientifico di tale abilità, cogliendo vantaggi e svantaggi, e analizzando possibili ambiti di applicazione non ancora approfonditi.

E a questo punto la domanda sorge quasi spontanea: ma come fanno i cani a fiutare una malattia? La comunità scientifica è già al corrente che ogni patologia tumorale è caratterizzata da una specifica conformazione chimica e molecolare. La componente organica, una volta rilasciata nei fluidi biologici del nostro corpo, come il sangue e l’urina, si disperde nell’ambiente attraverso il respiro o il sudore. Questa componente, costituita da determinate molecole del tumore e da altre sostanze organiche volatili tra i quali composti aromatici, alcali e derivati del benzene, pare costituisca una vera e propria “impronta” unica ed esclusiva, fiutabile dai cani.

La particolare sensibilità nel captare gli odori in questi animali si è ipotizzato che sia imputabile ad una combinazione di più fattori genici legati ai recettori delle molecole olfattive. Questo renderebbe i nostri amici a 4 zampe, idoneamente allenati, esperti nel rilevare determinate sostanze in differenti ambiti clinici.

L’equipe propone alcuni studi che riprendono tali metodi nella diagnosi di differenti neoplasie, ma pare esistano cani in grado di percepire, ad esempio, le variazioni di glucosio nel sangue ed essere quindi di grande aiuto nel riscontrare condizioni di ipoglicemia, diabete e iperglicemia. Altri sono capaci di riconoscere la cirrosi epatica mediante il caratteristico odore emanato dai pazienti, mentre altri ancora riescono addirittura a fiutare gas prodotti da agenti patogeni infettivi quali Helicobacter pylori, Escherichia coli e Mycobacterium tubercolosis.

Numerose malattie che colpiscono l’uomo si contraddistinguono per la produzione di specifiche sostanze organiche volatili constatabili in laboratorio e, con molta probabilità, anche dal sensibile olfatto canino. Tra queste la sindrome del colon irritabile e il Morbo di Chron, oppure la celiachia che è legata a batteri intestinali patogeni e opportunisti la cui attività fermentativa e putrefattiva determina il rilascio dei già noti complessi volatili riscontrabili in feci, urine e respiro.

Questi studi fanno riflettere sul vasto range di potenzialità nella diagnostica affidata al fiuto dei cani e suggeriscono maggiori vantaggi rispetto ai test di laboratorio. La scommessa per il futuro è addestrare i nostri amici a 4 zampe con un ventaglio di conoscenze olfattive sempre più ampio, applicabile nello screening di qualsiasi patologia o nel quotidiano con persone anziane e svantaggiate per un continuo monitoraggio del loro stato di salute.

Samuele Gaviano

Bibliografia:

  • Palmieri, B. Nardo, G. Lippi, L. Palmieri, M. Vadalà, C. Laurino, La diagnostica olfattiva del cane applicata alla specie umana: stato dell’arte e prospettive cliniche, in La Clinica terapeutica, 2016, 167 (4), pp. 78-84.


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