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Bentornato pomodoro “Varrone”

OGM sì. OGM no. Il grande dilemma che fa pendere la bilancia verso pareri negativi. Spessissimo, infatti, il sentire comune si oppone all’utilizzo di questi organismi, confermando posizioni non supportate da fondamenta scientifiche. Si pensa che facciano male alla salute e all’ambiente, ma senza conoscerne le reali applicazioni (positive) per il comparto agricolo. Modificando il DNA di molti prodotti, ad esempio, è possibile ottenere piante resistenti ai pesticidi o ai parassiti e piantagioni che richiedono una ridotta quantità di acqua o un minor apporto di fitofarmaci. Miglioramenti che andrebbero quindi a favore dell’alimentazione, riducendo l’utilizzo di sostanze chimiche con una netta diminuzione dei costi di produzione.

pomodoro

Ma anche nel nostro paese vince la fazione dei no, supportata dal mondo politico. In realtà molti non sanno che già durante il regime fascista l’Italia coltivava prodotti geneticamente modificati. Grazie infatti a Nazzareno Strampelli (agronomo, genetista e senatore) ci fu un ragguardevole aumento delle rese medie di frumento, con benefici evidenti sulla disponibilità alimentare per gli italiani dell’epoca. Le decine di varietà di grano che realizzò, denominate “sementi elette”, vennero anche esportate, registrando un notevole successo. Tanto che il premio Nobel Norman Borlaug, migliorando geneticamente proprio il frumento di Strampelli, divenne il padre della rivoluzione verde, nata nell’America Latina degli anni Sessanta.

Oggi torna in Italia il pomodoro “Varrone” creato dal genetista italiano. Strampelli si occupò infatti non solo di grano, ma anche in nuove varietà agrarie da impiegare nella rotazione con il frumento. Unendo insieme la varietà inglese chiamata “Sutton’s Best of All” con pomodori italiani resistenti alla peronospora (malattia causata da organismi parassiti), il risultato venne apprezzato talmente tanto da essere menzionato anche nell’Enciclopedia Treccani (“il Varrone – ibrido Strampelli, pianta vigorosa e produttiva, così riconosciuta in numerose coltivazioni; frutto a polpa soda, di colore rosso vivo; raccomandabilissima”). Il pomodoro “Varrone”, nonostante le pregevoli caratteristiche agro-botaniche, venne però soppiantato dalle moderne varietà industriali (nane). Ora l’Italia ne riscopre le doti, dopo il ritrovamento presso la banca del germoplasma di San Pietroburgo (la prima banca genetica al mondo), creata nei primi del Novecento dal botanico e genetista russo Nikolai Vavilov.

pianta

“I semi sono stati riportati in Italia e impiegati in una prima serie di prove atte a stabilire la corrispondenza delle caratteristiche manifestate dalla varietà odierna con quelle illustrate negli anni Venti”, spiega Roberto Papa, professore di genetica agraria della Politecnica delle Marche e tra i coordinatori della ricerca.

In occasione, quindi, del 150° anniversario dalla nascita di Nazareno Strampelli (che si celebrerà quest’anno nel mese di maggio), l’Italia gli offre il proprio omaggio recuperando una varietà che potrà rappresentare anche una occasione di promozione di percorsi produttivi alternativi. Chissà che un domani si possa omaggiare il genetista italiano con uno spaghetto Cappelli (pasta ottenuta dall’omonimo senatore coltivando il grano duro di Strampelli, ancora oggi in produzione) al sugo di pomodoro Varrone.

Elisa Scarlingi


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