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Alzheimer: 600mila solo in Italia

Sempre più malati di Alzheimer in Italia. E sempre più cure casalinghe. A dirlo sono i dati del Censis, raccolti in collaborazione con l’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer. Dei 600.000 pazienti affetti da questa patologia degenerativa, per metà sono i figli a occuparsene, il 34,3% abita solamente con il coniuge, mentre il 38% ha il supporto di una badante. Anche le spese sono quasi totalmente a carico delle famiglie: rappresentano infatti il 73% degli 11 miliardi di euro previsti per l’assistenza ai malati di Alzheimer.

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Si stima che, a livello mondiale, secondo l’Alzheimer’s Disease International, ci siano oltre 9,9 milioni di nuovi casi l’anno, uno ogni 3,2 secondi. L’Italia, a causa dell’invecchiamento della popolazione, con i suoi 13,4 milioni di ultrasessantenni, è destinata ad avere un numero sempre crescente di pazienti affetti da questa patologia degenerativa.

In aumento anche l’età media, sia dei malati (78,8 anni) che dei caregiver impegnati nelle loro cure (59,2 anni). L’assistenza diretta ammonta a una media di 4,4 ore al giorno, mentre la sorveglianza arriva fino a 10,8 ore giornaliere. Ciò implica pesanti effetti sullo stato di salute di coloro che offrono le cure, soprattutto tra le donne: stanchezza (80,3%), insonnia (63,2%) e depressione (45,3%).

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Rispetto al 2006, diminuisce di dieci punti percentuali il numero di pazienti seguiti da un centro pubblico (56,6%), soprattutto quando la patologia è a uno stadio avanzato (46%). A soffrire è tutto il comparto dei servizi per l’assistenza e la cura dei malati di Alzheimer: i centri diurni vedono un calo dal 24,9% al 12,5%, i ricoveri in ospedale o in strutture riabilitative e assistenziali scendono dal 20,9% al 16,6%, l’assistenza domiciliare integrata e socio-assistenziale cala dal 18,5% all’11,2%. A subire una diminuzione è anche il comparto di coloro che accedono ai farmaci specifici: dal 59,9% al 56,1%.

“I tre studi realizzati da Censis e Aima negli ultimi sedici anni evidenziano come stia progressivamente cambiando il mondo dei malati di Alzheimer e delle loro famiglie», ha detto Ketty Vaccaro, responsabile dell’Area Welfare e Salute del Censis. “È un mondo che invecchia e cresce l’impatto della malattia in termini di isolamento sociale. La famiglia è ancora il fulcro dell’assistenza, ma può contare su una disponibilità di servizi che nel tempo si è ulteriormente ristretta, mentre sono ancora presenti le profonde differenziazioni territoriali dell’offerta”.

Elisa Scarlingi


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