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Resistenza agli antibiotici: nuovo approccio per il trattamento delle infezioni del tratto urinario

Batteri. Fonte CDC

Batteri. Fonte CDC

Un potenziale nuovo approccio per il trattamento delle infezioni delle vie urinarie, che colpiscono milioni di persone ogni anno, è stato pubblicato sull’ACS ‘Journal of Medicinal Chemistry. Si tratta dei cosiddetti antagonisti FimH, che sono composti non antibiotici ed eviterebbero il crescente problema dei batteri resistenti agli antibiotici.

Beat Ernst e colleghi spiegano che gli antibiotici sono il trattamento cardine per infezioni del tratto urinario. I batteri, però, stanno sviluppando resistenza agli antibiotici comuni, con l’emergere di “superbatteri” che sopravvivono a parte dei nuovi più potenti antibiotici. Così, gli scienziati hanno deciso di provare un nuovo approccio: lo sviluppo di sostanze che colpiscono i fattori di aggressività dei batteri, inibendo la loro capacità di attaccarsi alla parte interna della vescica urinaria.

Quindi, i microbi non sono in grado di lanciare infezioni e inoltre questa nuova classe di antimicrobici, si pensa, induca una minore pressione selettiva e, pertanto, riduca il fenomeno della resistenza. Gli scienziati descrivono lo sviluppo di molecole anti-adesione che interferiscono con la capacità di adesione dei batteri alle cellule della vescica umana. 

La più potente delle sostanze, un mannoside, (una combinazione tra mannosio e sostanze organiche non glicidiche) ha impedito lo sviluppo dell’infezione nei topi per circa otto ore. Nello studio di trattamento in vivo, una dose molto bassa di 25 mg per topo ha ridotto la quantità di batteri nella vescica degli animali di quasi 10.000 volte, che è paragonabile al trattamento antibiotico standard con ciprofloxacina.

Marco Ferrari
10 marzo 2014


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Aggiunto in: Medicina, Salute & Medicina

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