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Morire di antibiotici

25mila decessi ogni anno soltanto nell’Unione Europea. Più di 5000 in Italia. Oltre 10 milioni in tutto il mondo entro il 2050. Ecco i numeri preoccupanti delle morti causate da infezioni per antibiotico-resistenza. Quella che potremmo definire la nuova epidemia del XXI secolo. E dalla quale il sistema politico sembra ancora preoccuparsi troppo poco. Perché non sono soltanto le cattive abitudini individuali a determinarne l’insorgere: ciò che più sembra fuori controllo è l’abuso di antibiotici ad uso veterinario somministrati anche (e soprattutto) in assenza di patologie. Potremmo dire che l’eccesso di prevenzione dovuta al benessere generale stia avendo un effetto boomerang. Tra gli animali, imbottiti di medicinali per salvaguardarne la salute all’interno degli allevamenti intensivi, e tra i consumatori, ignaro della presenza “invisibile” nella carne che mangiano di dosi eccessive di medicinali. Un circolo vizioso, quindi, alimentato dai grandi produttori (che ne abusano per mantenere alte le prestazioni), dai consumatori (spesso ignari e male informati), dalla politica (che pochissimo sta facendo in materia di educazione e contrasto all’abuso di antibiotici, almeno in Italia). Ma andiamo con ordine.

È notizia recente di un sondaggio condotto dall’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, su un campione di 3000 consumatori di 12 paesi dell’UE, sui rischi per la salute umana connessi all’antibiotico-resistenza negli animali da produzione alimentare. Il 68% dichiara di non saperne abbastanza e solo il 13% ha acquisito informazioni sull’argomento negli ultimi 12 mesi. Il 71% pensa che non si faccia abbastanza per controllare o prevenire l’abuso di antibiotici nel bestiame da allevamento, sebbene soltanto il 16% ha cercato notizie in merito al tema nell’ultimo anno. Dati, dunque, preoccupanti se si pensa all’aumento delle percentuali di resistenza alle cefalosporine di terza generazione, ai fluorochinoloni e agli aminoglicosidi, con fenomeni che, se combinati tra loro, generano batteri multi-resistenti molto aggressivi. Quelli capaci di vincere anche contro i carbapenemi, gli antibiotici creati appositamente per trattare infezioni da farmaco-resistenza.

Una situazione ai limiti della fantascienza. Aggravata ancora di più nel nostro paese, che si piazza tra i primi posti in Europa per uso e abuso di antibiotici, con una dose giornaliera ogni 1000 abitanti di 27,5, contro i 22,4 della media europea e i soli 10,7 della meritevolissima Olanda. Stando ai dati dell’EFSA, elaborati in collaborazione con l’ECDC (European Centre for Desease Prevention and Control), in Italia sarebbero già tre gli antibiotici ad uso umano che avrebbero visto dimezzare il loro effetto: ampicillina (54,9%), tetracline (50,7%), sulfametossazolo (49,7%). Arriva addirittura al 10% la percentuale di cittadini italiani che accusano antibiotico-resistenza contro i ceppi della salmonella, mentre tra gli animali sono soprattutto i suini a subirne le conseguenze.

Intanto l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare punta non solo alla riduzione delle DDD (Dose Definita Giornaliera ogni 1000 abitanti), ma soprattutto al ripensamento del sistema di produzione del bestiame, prevedendo la riduzione e la sostituzione degli antibiotici. Presso il Ministero della Salute è stato, invece, istituito un gruppo di lavoro per la stesura di un Piano Nazionale da attuarsi nel triennio 2017-2020, con la realizzazione di una piattaforma on-line sull’argomento, consultabile sia dai pazienti che dagli addetti ai lavori quali medici e veterinari. Molto c’è però ancora da fare. E con urgenza. Per scongiurare quei 10 milioni di decessi previsti per il 2050.

Elisa Scaringi

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Aggiunto in: Medicina

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