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Quando la realtà supera la fantasia: il curioso caso del “Matsugoro” di Sampei

Ci sono libri che segnano l’infanzia.
Ci sono film che segnano l’infanzia.
Ci sono cartoni animati che segnano l’infanzia.

A quest’ultima categoria appartiene sicuramente il cartoon giapponese Sampei, la storia di un ragazzo giapponese poco più che adolescente animato da un’incredibile passione per la pesca. Basato su un manga realizzato da Takao Yaguchi tra il 1973 e il 1983, in Italia è stato trasmesso per la prima volta in TV tra il 1980 e il 1982, rappresentando uno step fondamentale nella vita di chi è nato a cavallo tra i mitici anni ’80 e gli spensierati anni ’90.
Bastava avere un minimo interesse per la Natura per ritrovarsi incastrati nella rete (da pesca) di Sampei, divertendosi per il cartone animato, ma apprendendo come se si stesse vedendo un documentario. E non era raro rimanere estasiati da ciò che, nella mente di un bambino, appariva come assurdo, frutto più di una buffa invenzione che di qualcosa di riscontrabile nella realtà. Questo è il caso del cosiddetto “Matsugoro” (in lingua originale ミナミトビハゼ o Minami-tobi-haze), uno stranissimo Pesce che viveva come un Anfibio, protagonista indiscusso degli episodi dal 40 al 42.

Il mitico Matsugoro di Sampei

Cos’era il Matsugoro di Sampei?

Un ghiozzetto che presentava buffe affinità con Rane e Salamandre, che, goffamente, lo si vedeva letteralmente passeggiare tra pozzanghere e fango, trascinandosi lentamente sulle pinne come se fosse un animale terrestre. E se il pescetto incuriosiva, il metodo di pesca non era meno sconvolgente: un’ancoretta con più ami veniva ripetutamente lanciata verso di loro, tentando di infilzarli al volo mentre si muovevano in ambiente subaereo.
Si sa, un cartone animato può prendersi “licenze poetiche” in grado di tratteggiare una linea che separa la vera Natura da quella disegnata e animata, i capolavori della Disney sono proverbialmente basati su questo artistico assunto.
Ma in questo caso la realtà supera di gran lunga la fantasia: il Matsugoro esiste e viene pescato proprio così!

Una bella tavola tratta da “Animal Life and the World of Nature; A magazine of Natural History” (1902) che mostra i Perioftalmi in un mangrovieto

Appartenenti alla famiglia Gobiidae, rappresentata anche in Italia da numerose specie diffuse sia nelle acque interne che in quelle costiere, i goffi “Matusgoro” costituiscono un insieme di in una trentina di specie ripartite in 11 generi e sono globalmente conosciuti con il nome comune di “Mudhoppers” o “Mudskippers” (“Perioftalmi” o “Saltafango” in italiano). Si tratta di animali diffusi in ambiente tropicale e subtropicale lungo le coste sia atlantiche che indo-pacifiche, sebbene il loro habitat ideale siano i mangrovieti che si sviluppano negli estuari e nei tratti più bassi dei fiumi del Sud-Est Asiatico. Specie tipicamente intertidali, cioè in grado di vivere in aree con marcate escursioni di marea, sono in grado di sopportare tranquillamente ore e ore di emersione totale grazie ad alcuni adattamenti anatomici ed etologici che gli permettono di avere questa “doppia vita”, sebbene il loro adattamento più straordinario sia proprio l’abilità di respirare fuori dall’acqua attraverso la cute e la mucosa buccale e della faringe. La respirazione cutanea, simile a quella degli Anfibi e decisamente vincente rispetto al classico e proverbiale utilizzo delle branchie (usate solo da poche specie), unita alla capacità di scavare profonde tane sotterranee nell’umido fango sia per termoregolarsi che per sfuggire ad eventuali predatori, ha permesso a questi “pesci anfibi” di conquistare ambienti così differenti tra loro. Ma l’umido ambiente terrestre non è solo un posto dove sopravvivere passivamente durante la bassa marea, questa strategia evolutiva li ha resi così specializzati che si accoppiano, si nutrono e addirittura combattono all’aria aperta.
Nel 2017 un gruppo di studiosi provenienti dal Brunei, dalla Malesia e (orgogliosamente) dall’Italia, ha messo in evidenza come specie morfologicamente quasi identiche possano tuttavia vivere in ambienti ecologicamente molto differenti, variando parametri quali salinità, vicinanza al mare e vegetazione. I risultati di tale studio, dal titolo “Habitat segregation and cryptic adaptation of species of Periophthalmus (Gobioidei: Gobiidae)”, sono stati pubblicati sulla rivista internazionale “Journal of Fish Biology”.

Un esemplare di Periophthalmus argentilineatus a riposo fuori dall’acqua (Ph. Heinonlein)

Quindi esiste il celebre Matsugoro avidamente pescato dal ragazzo dalle “grandi orecchie a sventola”?
Sì, e con tutta probabilità appartiene alla specie Periophthalmus argentilineatus, Pesce relativamente comune in Giappone meridionale e oggetto di studi sempre più approfonditi, tanto che nel 2016 un’equipe di scienziati dell’Università di Xiamen, in Cina, ha reso noto il sequenziamento completo del suo genoma, pubblicando lo studio sull’autorevole rivista “Mitochondrial DNA Part A” .

Una sana dose di fantasia è meravigliosamente vitale, ma quando questa viene superata dalla realtà, lo stupore è ancor più grande… e i cartoni animati si tramutano in incredibili e insospettabili documentari.

Andrea Bonifazi

Bibliografia

Polgar, G., Zaccara, S., Babbucci, M., Fonzi, F., Antognazza, C. M., Ishak, N., … & Crosa, G. (2017). Habitat segregation and cryptic adaptation of species of Periophthalmus (Gobioidei: Gobiidae). Journal of Fish Biology, 90(5), 1926-1943.

Qiu, H., Zhang, Y., Li, Z., Chen, S., Hong, W., & Wang, Q. (2017). Complete mitochondrial genome and phylogenetic analysis of the barred mudskipper Periophthalmus argentilineatus (Perciformes, Gobiidae). Mitochondrial DNA Part A, 28(2), 185-186.


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