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La migrazione nella specie “Corapipo altera”

Un team di ricercatori ha scoperto che per alcuni uccelli maschi migrare in zone con un minore tasso di precipitazioni comporta una diminuzione dell’attrazione che tale animale è in grado di esercitare su una femmina, al suo ritorno dalla migrazione.
Alice Boyle, il professor Ryan Norris e il professor Chris Guglielmo, un biologo dell’Università dell’Ontario occidentale, hanno esaminato, infatti, il comportamento del Manachino della gorgiera (Corapipo altera). Questo piccolo uccello, che vive principalmente in Costa Rica, decide, di anno in anno, se migrare o meno.  Durante la stagione delle piogge pesanti, alcuni di questi volatili decidono di migrare a bassa quota dove le precipitazioni più leggere permettono di procurarsi il cibo più facilmente. I ricercatori hanno scoperto che i maschi che decidono di non migrare hanno più probabilità di accoppiarsi, in quanto hanno una maggiore probabilità di mantenere o aumentare la loro posizione all’interno del gruppo, rendendosi così più attraenti per le femmine. “Questi uccelli si trovano di fronte alla scelta di rafforzare la loro possibilità di sopravvivenza o aumentare le loro possibilità di riproduzione”, ha detto Norris, un professore di biologia integrativa. Questo studio, pubblicato il 6 aprile, è il primo che ha studiato i costi o i benefici della migrazione degli uccelli parzialmente migratori. I ricercatori, nel corso di due stagioni riproduttive, hanno selezionato circa 200 uccelli al fine di osservare il loro successo nell’accoppiamento. I maschi che non erano migrati dimostravano di avere maggiori probabilità di divenire maschi alfa. Questi spesso avevano i nidi più importanti ed erano in grado di eseguire acrobazie aeree più complicate per attrarre le femmine.

Per conoscere quali individui maschi erano migrati e quali no, prima della stagione della riproduzione, gli scienziati hanno osservato gli artigli degli uccelli scoprendo che gli uccelli migratori hanno nei loro artigli una maggiore quantità di idrogeno pesante. Questo idrogeno è molto comune nelle piogge a bassa quota e si accumula sulle piante e sulle bacche che questi uccelli mangiano. “Questi isotopi di idrogeno si fissano sui loro artigli,” ha detto Norris. “Il problema nello studiare le migrazioni è che è difficile seguire gli animali nel loro viaggio, ma questo metodo ci ha permesso di tornare indietro nel tempo per scoprire che cosa l’uccello stava facendo prima che lo catturassimo”. “La scelta di restare o partire è probabilmente basata su una serie di fattori”, ha detto Boyle. “Gli uccelli che sono più giovani sono più propensi a migrare perché hanno ancora diversi anni di opportunità di riproduzione davanti a loro. Spesso gli uccelli più anziani con una migliore posizione nel gruppo tendono a restare, non solo perché c’è un senso di urgenza di riprodursi, ma anche perchè sanno che rimanendo migliorano le loro possibilità di diventare un alfa”.
“Questi fattori possono cambiare di anno in anno ed è per questo che vediamo questi uccelli scegliere opzioni differenti ogni anno. Devono decidere ciò che è più conveniente per loro in base al loro stato e alla loro condizione”.

Antonio Marciano


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Aggiunto in: Ornitologia, Ricerca & Scienza, Zoologia

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