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Il ritorno della Lince in Italia

Lince è il nome comune del genere Lynx comprendente 4 specie. Nel continente europeo sono più o meno ampiamente diffuse esclusivamente la lince europea (Lynx lynx) e la lince pardina (Lynx pardinus). La prima è distribuita all’interno dell’intero continente, la seconda è attualmente rappresentata da piccoli nuclei di popolazioni nella sola penisola iberica.

La lince europea è caratterizzata da vistosi ciuffi di pelo sulla punta delle orecchie, le zampe non sono molto lunghe e la coda è corta. Poiché la specie è distribuita a diverse latitudini, Il suo manto, essendo un notevole mezzo di mimetismo, può assumere diverse colorazioni secondo le caratteristiche dell’ambiente in cui l’esemplare si muove. Il pelo setoso e morbidissimo ha portato la specie a essere tra le più cacciate dall’uomo. Questi felini sono tra i maggiori predatori delle foreste europee e siberiane. Si nutrono principalmente di animali di piccole o medie dimensioni. La strategia più utilizzata nella caccia è l’agguato, durante il quale l’individuo si affida essenzialmente alla percezione visiva della preda.

Lynx lynx era storicamente distribuita nella maggior parte del continente europeo. A metà del 1900 la deforestazione e la forte diminuzione delle prede tipiche, unite a una spietata caccia per l’accaparramento di pellicce e la “protezione” di animali domestici, portano alla quasi totale scomparsa della specie dall’Europa centrale. La lince viene considerata estinta all’interno del territorio italiano già dal 1920.

A partire dagli anni ‘70 viene messa in pratica una intensa opera di ripopolamento. Tra il 1970 e il 1986 vengono tentati 7 progetti ufficiali di reintroduzione in diversi Stati europei. In seguito a queste iniziative, la specie torna a occupare alcune aree dell’Europa centrale. In Italia, il programma di reintroduzione non ha grande successo. Questo  porta alla scomparsa delle sottospecie Lince alpina e Lince sarda. Dall’altra parte delle Alpi, invece, i ripopolamenti vanno a buon fine. In particolar modo in Svizzera, a partire la 1971, vengono liberate tra le 25 e le 30 linci in seguito all’attuazione di diversi programmi. Questi specifici progetti portano a una nuova comparsa della specie all’interno delle Alpi italiane. Negli anni successivi alle reintroduzioni svizzere vengono segnalati diversi esemplari in Valle d’Aosta, in Val Sesia e nell’Ossola. Tornata negli anni ’80 nelle foreste delle Alpi Giulie e in Carnia, la lince è poi comparsa nella parte più settentrionale del Piemonte: negli ultimi cinque anni è aumentato il numero delle segnalazioni nella Provincia di Verbania. In Valle d’Aosta, le segnalazioni si concentrano nell’area del Gran San Bernardo, dove la lince segue gli spostamenti delle sue prede: principalmente cervi, caprioli e camosci.

A oggi, la presenza della lince europea, all’interno del territorio italiano, è ampiamente documentata, non solo sulle Alpi, ma anche sugli Appennini. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo sono oggi segnalate 2-3 coppie. Altre sporadiche segnalazioni provengono dall’Appennino centrale e meridionale.

Sebbene i progetti di reintroduzione di Svizzera, Francia, Austria, ex Jugoslavia possano spiegare la presenza di linci nel territorio alpino, sono diverse le ipotesi che spiegherebbero la presenza in Italia centrale e centro-meridionale. Si pensa che, nonostante Lynx lynx sia stata considerata estinta per diversi anni all’interno di questi territori, alcune popolazioni relitte si siano riprodotte in zone particolarmente segregate. A supporto di tale ipotesi, sono da segnalare alcuni avvistamenti di lince in Valle Anzasca nel 1937, in Valle d’Aosta nel 1947, in Val Varaita nel 1969 e due anni dopo nell’Ossola e nel Cuneese. Queste popolazioni, sfuggite alla persecuzione umana e alla distruzione del loro habitat, sarebbero oggi aumentate in numero grazie all’aumentare della salvaguardia ambientale e alla crescita di disponibilità di prede.

Nonostante la ricomparsa di questo splendido felino, la lince si trova, ancora oggi, in uno stato di estrema vulnerabilità. L’abbattimento illegale, la presenza di autostrade e ferrovie, mettono ancora in serio pericolo la permanenza della specie all’interno del territorio nazionale. A ciò si aggiunge la progressiva urbanizzazione delle grandi vallate alpine che, distruggendo le barriere ecologiche, impedisce l’insediamento della specie. Per questo motivo è nato nel 1993 il Gruppo Lince Italia: un comitato di studio, azione e divulgazione nato allo scopo di contribuire alla conoscenza, conservazione e diffusione della lince. Inoltre il WWF Italia ha inserito la lince nel progetto LIFE “Grandi carnivori delle Alpi”.

Andrea Dramisino


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Aggiunto in: Ecologia Animale, Etologia, Zoologia

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2 commenti a "Il ritorno della Lince in Italia"

  1. Ercole Sarno ha detto:

    Notizie come queste fanno sempre piacere, anche se il pericolo per questa specie è comunque alto. Complimenti per l’articolo, molto interessante!

  2. Antonio Camici ha detto:

    il ripopolamento delle linci in italia mi sembra un passo avanti ,anche perchè nella ns storia (nel medioevo specialmente) la lince era una parte normalmente conosciuta dei ns boschi!! anche dove abito io (pisa) nelle parti dei monti pisani nel 1000/11300 era normale per i cacciatori £trovar le fiere maculate” ,insomma anche in una zona relativamente costiera ,le linci erano parte integrante della fauna!!. nel parco migliarino-san rossore ci fu un idea ,di introdurre le linci per salvaguardare l’estrema crescita dei daini,ovviamente ,credo che ,vista l’apertura al pubblico del parco sono prevalsi motivi di sicurezza(secondo me infondati visto che la lince è un animale “molto timido£) io sono un amante delle linci vorrei un parere :secondo voi una zona come il parco di s.rossore ,potrebbe ospitare tali animali?? :premessa esiste già all’interno del parco una discreta comunità di gatti selvatici!! la regione toscana vagliò tale ipotesi,ma poi non ci fù seguito.

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