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Il mimetismo in natura

Il mimetismo è uno dei fenomeni di adattamento all’ambiente fra i più interessanti e complessi da studiare in natura. Nel caso più semplice e conosciuto viene detto “criptico” o “camuffamento” e riguarda quegli organismi che in virtù di particolari caratteristiche fisiche e cromatiche simili all’ambiente in cui vivono se ne rendono indistinguibili e riescono ad ingannare i loro predatori (mimetismo difensivo) o le loro vittime (mimetismo aggressivo). Gli esempi più noti riguardano la Classe degli Insetti che spesso tendono a “scomparire” sullo sfondo della corteccia di un albero o fra il suo fogliame: gli insetti-stecco (genere Bacillus) e gli insetti-foglia (genere Phyllium) appartengono all’ordine dei Fasmidi.

Nei casi più complessi alcuni organismi, detti “imitatori”, hanno evoluto una forte somiglianza conaltri organismi, detti “modelli”, per ingannarne altri, i cosiddetti “ricevitori”. All’interno dello stesso fenomeno mimetico queste 3 categorie possono essere rappresentate da più specie o, in alcuni rari casi, da un’unica specie. Il “mimetismo batesiano” deve il suo nome al naturalista inglese del diciannovesimo secolo Henry W. Bates, uno dei pionieri di questa disciplina. In questa tipologia di mimetismo la specie innocua è protetta dalla sua somiglianza con una o più specie velenose, nocive o non appetibili. Fra gli insetti esistono moltissimi Ditteri (mosche) innocui che hanno evoluto una forte rassomiglianza con gli Imenotteri velenosi (vespe, api e calabroni), per avvantaggiarsi della protezione derivante da quest’aspetto. Nelle Filippine vivono molte specie di Blattoidei, che diversamente dalla maggiorparte delle altre “blatte”, sono vistosamente colorate e hanno raggiunto una forte rassomiglianza condiverse specie di Coccinelle e Crisomelidi, coleotteri inappetibili a molti predatori insettivori. Lo zoologo tedesco Fritz Müller studiando diversi gruppi di farfalle brasiliane descrisse un nuovo tipo di mimetismo, che venne poi chiamato in suo onore “mimetismo mülleriano”. Müller partì dal presupposto che gli animali devono imparare a riconoscere le specie inappetibili, che quindi sono costrette a sacrificare alcuni individui per consentire al predatore di fare esperienza. Ma se più specie non appetibili o velenose hanno evoluto un aspetto o una colorazione simile il numero totale di individui da sacrificare sarà distribuito fra più esemplari e diminuirà il rischio di perdita nella stessa specie. Si formano in questo modo delle vere e proprie “associazioni di avvertimento” interspecifiche, fra le quali si può citare quella delle farfalle sudamericane: Mechanites lysimnia, Lycorea halia, Heliconius eucrate e Melinaea ethra. La forma meno intuitiva di mimetismo, che ha richiesto numerose osservazioni e approfondite riflessioni da parte del suo scopritore, il professor Mertens, viene appunto detto “mimetismo mertensiano”: in questa tipologia le forma imitatrice sono quelle molto velenose e quelle innocue, mentre il modello è rappresentato dalle specie moderatamente velenose. Il caso paradigmatico di questa particolare forma di mimetismo è rappresentato dai serpenti corallo dell’America meridionale, così chiamati per la loro vistosa livrea color corallo con anelli neri egialli alternati al suo interno. I serpenti del genere Erythrolamprus, moderatamente velenosi sono imitati dai velenosissimi Micrurus corallinus e dagli innocui Simphis rhinostoma. Questa particolare forma di adattamento è stata motivata in questo modo: le specie molto velenose non sono un valido modello, perché spesso i loro attacchi possono risultare mortali e di conseguenzanon rimane il ricordo negativo nel ricevitore, che non avrà altre occasioni di incrociare esemplari simili per evitarli. Al contrario le specie velenose, ma non letali risultano molto più efficaci a questo scopo, perché le loro vittime impareranno con il tempo ad evitare loro e i loro imitatori: questo ha portato a un adattamento evolutivo che ha favorito il progressivo aumento delle somiglianze delle specie letali e innocue con i modelli moderatamente velenosi.

Esistono spettacolari forme di mimetismo anche nel regno vegetale, fra cui spicca il caso dell’orchidea del genere Ophrys, il cui fiore imita la femmina di alcuni Apidi per attirare i maschidella specie, che trasporteranno il polline su altri esemplari e consentiranno la fecondazione.

In conclusione: uno dei risultati più importanti che si può ottenere dallo studio del mimetismo deriva dall’osservazione della selezione naturale all’opera. In natura non possiamo sapere quale sarà la direzione che prenderà l’evoluzione di un organismo,perché nel corso del tempo sarà costretto ad adattarsi a pressioni ambientali ed ecologiche imprevedibili e la selezione naturale premierà man mano gli adattamenti più efficaci per quelle specifiche situazioni.Nel caso del mimetismo invece possiamo conoscere in anticipo cosa verrà premiato dalla selezione naturale e quale sarà la strada seguita dall’evoluzione: il modello. Diventarne identico nell’aspetto, negli odori e nei comportamenti è idealmente il punto massimo di perfezione e successo evolutivo per l’imitatore. Tale risultato viene raggiunto sotto la continua pressione dei modelli e dei ricevitori che continueranno a migliorare le loro capacità di riconoscere l’imitatore, in una continua lotta per averela meglio l’uno sull’altro: da una parte per continuare a ingannare sempre più efficacemente, dall’altra per smascherare l’impostore.

Flavio Gallizia


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