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Dai denti delle lumache, un ispirazione… illuminante

Cryptochiton-stelleri

Cryptochiton stelleri (wikipedia)

Lungo le coste del Pacifico, dalla California all’ Alaska, vive una lumaca chiamata chitone (Cryptochiton stelleri) che può raggiungere i 30 cm di lunghezza.

Questo tipo di lumaca è oggetto di studi da parte di David Kisailus, un professore della Università della California, che ne trae ispirazione per lo sviluppo di nano materiali per applicazioni energetiche come le celle per il fotovoltaico o le batterie al litio, di cui potrebbe aiutare a sviluppare l’efficienza.

Nello specifico, lo studio riguarda la crescita dei denti che, in questa lumaca, sono particolarmente robusti. Il chitone, che si nutre di alghe, le assume tramite un organo detto radula che contiene dalle 70 alle 80 file parallele di denti le cui avanguardie non servono a macerare il cibo, ma le rocce stesse su cui crescono le alghe che sono il vero nutrimento. Chiaramente i denti si consumano, ma vengono via via sostituiti con nuovi denti.

Proprio i denti sono la fonte di ispirazione per Kisailus che, interessato ai fenomeni di abrasione ed alle proprietà dei materiali antiurto, è stato attratto dal fatto che i denti del chitone contengono magnetite ed è la magnetite a fissare il dente.

La formazione della superficie esterna, la parte più dura del dente, è una formazione assai complicata ed avviene in 3 fasi ben distinte in cui il minerale viene fissato non solo in modo robustissimo, ma soprattutto viene fissato a temperatura ambiente ed in condizioni ambientali favorevoli.

Questa proprietà di fissare la magnetite in modo naturale, rende la crescita dei denti del chitone un fenomeno biologico di estremo interesse per la ricerca nel campo della crescita dei nanomateriali che potrebbero essere in questo modo prodotti in modo più efficace, meno rischioso, meno dispendioso.

Mutuare il processo di crescita dei denti del chitone ed utilizzarlo per la fissazione della magnetite nelle celle fotovoltaiche o nelle batterie al litio, inoltre, porterebbe ad avere un aumento della efficienza di questi che sono i componenti basilari per gli impianti che producono energia dal sole.

Morena Lolli
1 febbrai 2013


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Aggiunto in: Ambiente & Natura, Zoologia

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