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Aracnidi: fra paura e realtà

Una delle fobie più radicate fra la gente al giorno d’oggi è l’aracnofobia, ovvero la paura degli aracnidi. Ma cosa sono gli aracnidi? Spesso viene associata a questo termine solo la categoria degli Araneidi, i comuni ragni, e si tende ad ignorare che la stessa categoria, detta classe, include anche altri ordini, fra cui scorpioni, zecche, acari, pseudoscorpioni, opilionidi, etc. Fra i più conosciuti sono sicuramente gli scorpioni ed i ragni, anche se molte persone associano ad essi altri aracnidi, confondendosi per le molte similitudini (ad esempio fra pseudoscorpioni e scorpioni o fra ragni ed opilionidi). In Italia abbiamo solo 7 specie di scorpioni (sulle 2000 mondiali), tutti appartenenti al genere Euscorpius, mentre per i ragni siamo nell’ordine di qualche centinaia (su ben 42000 specie mondiali descritte).
Sia scorpioni che ragni dispongono di veleno, ma in Italia non ci sono scorpioni pericolosi per l’uomo, mentre per i ragni possiamo trovare la Malmignatta (Latrodectus tredecimguttatus), parente stretta della Vedova Nera (Latrodectus mactans). Il suo veleno può essere molto dannoso, ma è estremamente raro che risulti letale come quello della ‘cugina’. Questo ragno ha dato vita, fin dai tempi passati nelle campagne, al terrore nei confronti di tutti i ragni, alimentando le dicerie che consideravano velenosi la maggior parte dei ragni, facendo attribuire a questi la maggior parte delle punture.

Le dimensioni di ambedue gli ordini possono andare da pochi millimetri, a 20 centimetri per gli scorpioni (genere Heterometrus) e 30 centimetri per i ragni (genere Theraphosa), ma, se pensate che siano sorprendenti, immaginate esemplari ancestrali che raggiungevano 1 metro. Infatti il loro sistema respiratorio, costituito da ocelli e tubercoli sul ventre dell’addome, acquisiva per diffusione le grandi quantità di ossigeno che erano presenti in passato nell’atmosfera e consentiva una grande espansione del corpo. Col tempo, l’aumento dell’anidride carbonica e la riduzione dell’ossigeno, ha portato ad un sempre più difficoltoso approvvigionamento di ossigeno ai tessuti tramite i lunghi e sottili tubercoli, che, in termini evolutivi, ha favorito gli esemplari più piccoli a cui siamo abituati oggi. Come in tutti gli Artropodi, la crescita è sancita da determinati periodi in cui si ha l’ecdisi, e quindi la muta, con distensione dei tessuti e successivo irrigidimento. In questo lasso di tempo, che dura alcuni giorni, stanno al riparo per evitare di essere facile prede. A differenza degli insetti, gli aracnidi continuano a fare ecdisi anche all’arrivo dell’età adulta, e spesso questo fenomeno prepara le femmine all’accoppiamento. Sono animali essenzialmente solitari, che tendono a cannibalizzarsi se troppo a stretto contatto, però hanno una forma di cura parentale. Gli scorpioni partoriscono direttamente dei piccoli (da 6 fino a 20), che si trasferiscono immediatamente sul dorso della madre e vi restano fino all’arrivo della prima muta, una o due settimane, dopo la quale divengono indipendenti e si disperdono. I ragni invece creano un bozzolo detto ‘cocoon’ nei quali depongono da alcune decine fino a centinaia di uova negli esemplari più prolifici. Le madri spesso rimangano a difesa del cocoon, solitamente situato nei pressi della sua tana, fino alla nascita dei piccoli, detti spiderling.

Anche se l’argomento ‘Ragni e Scorpioni’ rimane ancora un tabù, qualcuno ha iniziato ad appassionarsene al punto di prenderne alcune specie tropicali (molto grandi e, nel caso dei ragni, variopinte) da tenere in teca come ‘animale domestico’. La detenzione però è regolamentata da leggi, che, per determinati generi, richiede l’iscrizione al registro internazionale per le specie protette, come previsto dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, detto CITES. In Italia la vendità di aracnidi può essere derogata da parte degli organismi di pubblica sicurezza locali e le poche eccezioni risultano essere solo per alcune fiere di carattere internazionale.

Purtroppo lo scarso interesse economico per questo gruppo ha portato a studi spesso sommari e poco precisi, che evidenziano, anche in paesi come il nostro, una scarsa conoscenza, persino sul numero di specie. Speriamo che in futuro vi sia un maggiore apprezzamento quel questi animali e che infine tutti comprendano le infondate paure verso creature tanto affascinanti.

Michele Luchetta


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