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Rivalutata la funzione delle balene come stabilizzatrici dell’ecosistema marino

Una recente ricerca sulle balene mostra che questi cetacei hanno una forte influenza sulla funzionalità degli oceani, in particolare nello stoccaggio del carbonio a livello globale e favorendo il ricircolo degli elementi nutritivi, migliorando la disponibilità di risorse ittiche per la pesca commerciale. La tutela delle grandi balene, può contribuire ad aiutare gli ecosistemi marini stressati da sollecitazioni destabilizzanti, tra cui il cambiamento climatico, l’acidificazione e l’inquinamento.

Dopo l'alimentazione in profondità, capodogli al largo della costa dello Sri Lanka tornano in superficie per defecare. Questa attività di fertilizzazione marina fornisce molti nutrienti che favoriscono la crescita del plancton. E’ uno dei molti esempi di come le balene mantengano la salute degli oceani, descritti in un nuovo documento scientifico dell’Università del Vermont, a cura di Joe Romano e da altri nove biologi marini. (Credit Tony Wu)

Dopo l’alimentazione in profondità, capodogli al largo della costa dello Sri Lanka tornano in superficie per defecare. Questa attività di fertilizzazione marina fornisce molti nutrienti che favoriscono la crescita del plancton. E’ uno dei molti esempi di come le balene mantengano la salute degli oceani, descritti in un nuovo documento scientifico dell’Università del Vermont, a cura di Joe Roman e da altri nove biologi marini. (Credit Tony Wu)

“Si consideri la sottigliezza del mare, come la sua maggior parte delle creature temute scivolino sotto l’acqua, invisibili per la maggior parte e proditoriamente nascoste sotto le più belle tinte di azzurro.” scriveva Herman Melville in Moby Dick. 

Per molto tempo, le balene sono state considerate troppo rare per fare una grande differenza negli oceani”, osserva il biologo della conservazione Joe Roman. Questa è stata una grande sottovalutazione del ruolo di questi cetacei.

In un nuovo documento, Roman e un team internazionale di biologi marini, dimostra che le balene fanno una grande differenza, infatti, hanno una forte e positiva influenza sulla funzionalità degli oceani, a partire dallo stoccaggio del carbonio, sino alla funzione di dispersione di elementi utili all’ecosistema marino.

“Il calo del numero di balene, dovuto alla caccia intensiva degli scorsi decenni pre-moratoria, stimato in globalmente in oltre il 50% e forse per alcune specie addirittura sino al 90%, ha probabilmente alterato la struttura e la funzione degli oceani.” Attualmente, grazie alla forte pressione dell’opinione pubblica e di numerose organizzazioni scientifiche, è in vigore dal 1986 una moratoria che prevede però una deroga. Sono migliaia gli esemplari cacciabili per legge ogni anno. Giappone e Norvegia sono i due paesi balenieri più attivi.

Di molto ridotta la caccia alle balene è ancora permessa per motivi cosiddetti di studio (Fonte EPA).

Di molto ridotta la caccia alle balene è ancora permessa per motivi cosiddetti di studio (Fonte EPA).

L’incremento delle popolazioni di cetacei a lunga vita aumenta la prevedibilità e la stabilità degli ecosistemi marini”, continua Roman, “in modo particolare quando aumento delle temperature e acidificazione delle acque danneggiano gli ecosistemi.”

Balene, capodogli, megattere e altre grandi specie, note genericamente come le “grandi balene”, hanno enormi richieste metaboliche e si nutrono di krill, plancton e crostacei, molti pesci, invertebrati e a seconda della specie anche calamari giganti, filtrando tonnellate d’acqua in pieno mare o anche raschiano i fondali; sono esse stesse preda di altri predatori, come le orche. Anche le loro carcasse, scendendo al fondo del mare, sono l’habitat per molte specie che esistono solo su queste enormi biomasse.

Il riciclo delle sostanze nutritive si verifica per via dell’alimentazione attuata nelle profondità marine e nel successivo rilascio di pennacchi fecali in prossimità della superficie. Questo processo è molto più importante di quanto ritenuto in passato. Basti pensare a come le balene spostino i nutrienti a migliaia di chilometri, partendo dalle aree di alimentazione alle alte latitudini sino a quelle del parto in zone a latitudini più basse.

A volte, i pescatori hanno considerato le balene come una sgradita concorrenza. Ma questo nuovo documento sintetizza un forte corpo di prove che indicano esattamente il contrario: “sono stati verificati i più alti tassi di produttività ittica nei luoghi dove le balene si aggregano per nutrirsi e dare alla luce i loro piccoli” sostenendo, di fatto, la pesca.

Al momento della morte, le carcasse di balena che contengono una notevole quantità di carbonio, scendono nel mare profondo e forniscono habitat e cibo per un incredibile assortimento di creature che vivono solo su queste carcasse. “Decine, forse centinaia, di specie dipendono da queste balene decedute nel mare profondo”, osserva Roman. Il calo del numero delle balene ha probabilmente anche danneggiato la biodiversità in quanto molte specie saprofite delle carcasse sono probabilmente scomparse prima di poterle scoprire.

La grande varietà dei cetacei (Credit Smithsonian Institution)

La grande varietà dei cetacei (Credit Smithsonian Institution)

Nuove osservazioni sulle balene, anche grazie alle nuove tecnologie come radio localizzatori e satelliti forniranno una comprensione più accurata delle dinamiche delle popolazioni e dei ruoli funzionali di questi grandi abitanti degli ecosistemi marini e “sono suscettibili di fornire la prova di attività pro ecosistema sottovalutate o addirittura ancora non conosciute”.

Marco Ferrari

Bibliografia:

Roman J., Estes J.A., Morissette L., Smith C., Costa D., McCarthy J., … & Smetacek V. (2014). Whales as marine ecosystem engineers. Frontiers in Ecology and the Environment, 12(7), 377-385.

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