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Scoperta in Francia una nuova specie di Titanosauro: il “dinosauro zingaro”

Paleontologi al lavoro nel sito di Velaux, mentre riportano alla luce i resti fossili dell’Atsinganosaurus velauciensis.

In Francia, durante uno scavo sulle colline di Velaux, nei pressi di Aix-en-Provence, un gruppo di paleontologi ha rinvenuto i resti di un dinosauro risalenti a 75 milioni di anni fa. Lo stesso Comune di Velaux ha dato per primo la notizia, diffusa poi dall’ANSA.

Gli scavi, stando a quanto comunicato, sono stati condotti in tre fasi, nel 2002, nel 2009 e nel 2012, in un clima di accurata riservatezza per evitare possibili saccheggi del sito.

Dai resti raccolti è stato così possibile ricostruire, sia pure parzialmente, una nuova specie che è stata battezzata “Atsinganosaurus velauciensis” o, più confidenzialmente, dinosauro zingaro, per una certa affinità che le ossa mostrano con i “cugini” trovati in Romania e appartenenti alla stessa famiglia dei Titanosauri, di cui altre tre specie erano già state rinvenute in Europa.

I Titanosauri erano dinosauri sauropodi, erbivori di considerevoli dimensioni, vissuti nel Cretaceo. Come gruppo è stato costituito solo nel 1993, perché prima di allora, essendovi incluse solo le enormi zampe degli esemplari sudamericani, erano ritenuti un gruppo artificioso, costruito appositamente per inserirvi resti particolari di incerta assegnazione.

Diffusi principalmente nelle parti meridionali dei grandi continenti, in particolare nel Sud America, sono stati ritrovati invece, sia pure rappresentati da resti scarsi, anche in Asia e in Europa, come detto sopra.

In Francia nel 1989 era stato rinvenuto l’Ampelosaurus atacis, una specie della stessa famiglia, parente stretto e coetaneo dell’esemplare di Velaux, di dimensioni simili, anche se leggermente superiori, con i suoi 18 metri di lunghezza, che era poi stato classificato solo nel 1995.

Alcuni individui, membri della famiglia dei Titanosauri che presentavano nette evidenze con le

due specie precedenti ma rimasti a lungo nomina dubia, erano stati rinvenuti già agli inizi del Novecento in Romania: si trattava di esemplari di magiarosauro (Magyarosaurus dacus), una particolare specie di Titanosauro di dimensioni nane (5 metri di lunghezza). E’ curioso come questo carattere delle piccole dimensioni si ritrovi in tutti i Titanosauri “europei”.

Ricostruzione dello scheletro di Ampelosaurus atacis.

Ma perché i Titanosauri dell’Europa erano più piccoli, se confrontati con i parenti stretti degli altri continenti, tutti di dimensioni colossali?

Gli studiosi ritengono che le piccole dimensioni potrebbero essere spiegate come frutto di nanismo insulare. L’Europa del tardo Cretaceo era frammentata in piccole isole e l’isolamento, la penuria di cibo e l’assenza di grandi predatori potrebbero aver favorito, nell’insieme, la sopravvivenza esclusiva degli esemplari di piccola taglia.

Altre caratteristiche comuni nei resti dei Titanosauri d’Europa sono la fragilità delle ossa e la frequente mancanza del cranio.

“Abbiamo trovato solo il 70% delle ossa dell’esemplare”, conferma così Geraldine Garcia, dell’Università di Poitier, che ha effettuato le ricerche in collaborazione con l’Institut royal des Sciences naturelles di Bruxelles. “Sfortunatamente non abbiamo rinvenuto il cranio per poter giungere ad una ricostruzione completa, ma solo alcuni denti, di piccole dimensioni, a forma di cilindro, che lo qualificano come un erbivoro di piccole dimensioni, considerando i suoi 12 metri di lunghezza, e una costituzione che può essere definita “gracile”.

Sembra che il cranio di tutti i Titanosauri fosse articolato al corpo da una giuntura particolare che ne rendeva il lungo collo molto flessibile ma estremamente fragile, il che poteva favorire la dispersione delle ossa craniche dopo la morte dell’animale, a conferma della constatazione fatta in precedenza.

Il sito francese comprende altri resti fossili, tutti databili al tardo Cretaceo, nel periodo immediatamente precedente l’estinzione dei grandi rettili. Tra questi, il cranio di un coccodrillo, torace e gusci di tartarughe, associate ad ossa sparse di altre specie di dinosauri erbivori coevi, quali l’Ankilosauro e il Rhabdodon.

Le ossa – fanno sapere nel comunicato – saranno esaminate e studiate a Poitier e a Bruxelles prima di essere riconsegnate al museo della città di Velaux.

Leonardo Debbia

 

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Aggiunto in: Ambiente & Natura, Paleontologia

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