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La vita sulla terra alle origini

Quando la Terra era ancora giovane e quasi senza ossigeno, circa 3,43 miliardi di anni fa, probabilmente la vita era già presente. Dopo che i ricercatori della PennsylveniaterraState University hanno definitivamente escluso dalla categoria “ resti biologici” le formazioni trovate nelle rocce di Apex Chert, di quasi 3,5 miliardi di anni, nuove concrezioni si candidano al titolo di fossili più antichi del mondo.

E’ un gruppo di ricerca dell’Università di Oxford, che ha condotto uno studio in collaborazione con la University of Western Australia a presentarli su Nature Geoscience. Il rinvenimento è avvenuto in una zona in cui sono presenti grandi formazioni di arenaria, nella regione di Pilbara ad Ovest dell’Oceania. I ricercatori hanno osservato, all’interno della sabbia, delle strutture che potrebbero essere dei residui di antiche cellule, con un diametro che va dai 5 agli 80 nanometri con forma tubulare, sferica ed ellissoidale, raccolte in piccoli gruppi che sembrano formare catene per rivestire quelli che un tempo erano granelli di sabbia.

La morfologia ricorda quella di alcuni organismi unicellulari ancora presenti sul pianeta, i solfo riduttori, e come questi anche loro si nutrivano di zolfo, o meglio lo processavano durante la respirazione. Questa caratteristica oggi potrebbe sembrare strana: perché respirare zolfo invece che ossigeno?Probabilmente perché 3,5 miliardi di anni fa l’atmosfera era ricca di metano e l’ossigeno scarseggiava, per non c’erano ancora abbastanza piante a produrlo tramite la fotosintesi. Sebbene tutti gli indizi raccolti lasciano supporre che si tratti di resti di una forma di vita, ancora non vi è la certezza, le analisi sono molto difficili da condurre e quindi è complicato avere una prova definitiva che si tratti di cellule.

I paleobiologi hanno dalla loro parte i risultati dell’analisi della struttura fisica dei microfossili e lo studio a livello geologico e chimico delle formazioni di arenaria in cui sono stati ritrovati. Secondo l’équipe di ricerca, sarebbe,quindi, la forma di quelle descritte come pareti cellulari a dimostrarne la natura organica: i bordi di queste cellule sono di spessore uniforme, a differenza di quelle inorganiche di carbonio di origine geologica, che hanno lo spessore variabile. Inoltre, all’analisi chimica, questi fossili risultano sprovvisti di molecole di carbonio 13- l’isotopo di carbonio più pesante che si possa trovare naturalmente nell’atmosfera. Questo, secondo i ricercatori, sarebbe un segno di attività biologica, poiché gli organismi viventi tendono a preferire il carbonio 12, una forma più leggere dell’elemento, per i loro processi naturali.


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Aggiunto in: Ambiente & Natura, Paleontologia, Ricerca & Scienza

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