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Costa cervicale nei mammut potenziale causa di avvio all’estinzione

Ricercatori olandesi hanno osservato recentemente che nei mammut rinvenuti nel Mare del Nord compare un carattere fisico, probabilmente sfavorevole per la sopravvivenza, con molta più frequenza di quanto si ritrovi negli elefanti moderni.

I resti di mammut lanosi provenienti da quella parte di Europa mostrano infatti la presenza di una ‘costa cervicale’ con una frequenza dieci volte maggiore rispetto agli elefanti moderni (33,3 per cento contro il 3,3 per cento).

Il punto indicato dalla freccia sulla vertebra cervicale fossile di un mammut lanoso è la sede dell’articolazione di una costa cervicale. (credit: Joris van Alphen, Museo di Storia Naturale di Rotterdam)

Il punto indicato dalla freccia sulla vertebra cervicale fossile di un mammut lanoso
è la sede dell’articolazione di una costa cervicale.
(credit: Joris van Alphen, Museo di Storia Naturale di Rotterdam)

Negli animali moderni queste coste cervicali vengono spesso ritenute come un possibile effetto della consanguineità o di condizioni ambientali particolari, attraversate dalle madri durante la gravidanza.

Se gli stessi fattori che si riscontrano oggi avessero agito anche in passato e fossero correlabili con le anomalie scheletriche riscontrate nei mammut, si potrebbe ipotizzare che questo stress riproduttivo abbia costituito un’ulteriore spinta al declino delle popolazioni di mammut, favorendone l’avvio verso l‘estinzione definitiva.

Le vertebre del collo dei mammiferi sono quasi sempre sette, sia che formino il lungo collo delle giraffe che il collo corto dei delfini..

A questa regola fanno eccezione solo i bradipi, i lamantini e i dugonghi.

Tuttavia, queste vertebre, normalmente, non presentano alcuna costa. La presenza di una costa cervicale, una costa, cioè, attaccata alla vertebra cervicale, è un evento insolito e può diventare, nel caso dei mammut, un’occasione per ulteriori indagini.

Una costa cervicale, di per sé, è relativamente innocua, ma il suo sviluppo è dovuto sempre a disturbi genetici o ambientali verificatisi durante lo sviluppo embrionale precoce.

Le coste cervicali della maggior parte dei mammiferi vengono associate con feti nati morti o con molteplici anomalie congenite che influiscono poi negativamente sulla durata della vita di un individuo.

I ricercatori del Museo di Storia Naturale di Rotterdam e del Naturalis Biodiversity Center di Leiden, visitando centinaia di collezioni museali europee, hanno esaminato le vertebre del collo dei mammut, comparandolo con quello degli elefanti moderni.

“La nostra curiosità era stata suscitata dalla scoperta di due vertebre cervicali con ampie sfaccettature che favorivano l’articolazione delle coste nei campioni di mammut recentemente ritrovati nel Mare del Nord”, ha affermato Jelle Reumer, uno degli autori dello studio, pubblicato sulla rivista ad accesso libero PeerJ.

“Sapevamo che questi erano stati gli ultimi mammut che avevano vissuto in quella regione, così abbiamo sospettato che potesse esserci qualche relazione”, continua lo studioso. “Ora, il nostro lavoro mostra che effettivamente qualche problema si deve essere presentato in quella popolazione”.

L’incidenza di vertebre cervicali anormali nei mammut è molto superiore nei campioni più moderni, e questo potrebbe indurre a pensare ad una condizione di vulnerabilità della specie.

Potenziali fattori potrebbero includere, come già accennato sopra, la consanguineità (in quella che si presume debba essere già stata una piccola popolazione), così come condizioni di vita difficili, legate a malattie, alla fame o al freddo, ognuno dei quali poteva portare a disturbi dello sviluppo embrionale e fetale.

Dati i notevoli difetti di nascita che sono stati associati a queste condizioni, è molto probabile che le anomalie dello sviluppo possano aver contribuito all’eventuale estinzione dei mammut nel tardo Pleistocene.

Leonardo Debbia
2 aprile 2014


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Aggiunto in: Paleontologia

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