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Celacanto: un fossile vivente

La lettura dell’interessante articolo dedicato alle cernie (vedi) mi ha ricordato un altro gigante degli oceani, molto simile nell’aspetto alle cernie, ma molto diverso per storia evolutiva e nelle abitudini di vita: il celacanto (Latimeria chalumnae).
Questo pesce osseo appartiene alla classe dei Sarcopterigi, i cui unici rappresentanti viventi restano appunto il celacanto e i Dipnoi, dei curiosi pesci polmonati, che vivono a latitudini australi. Gli altri rappresentanti di questa classe sono tutti estinti, ma sono molto importanti evolutivamente, perché proprio da questo gruppo si diversificò la linea che avrebbe portato alla nascita degli Anfibi e quindi di tutti i vertebrati superiori. In realtà fino al 1938, anno in cui venne riconosciuto sul banco di un pescatore in Sudafrica, si pensava che anche il celacanto fosse estinto. Da allora divenne il “fossile vivente” per antonomasia. Si stima che esistano ancora poche migliaia di esemplari di questa specie, distribuiti nell’Oceano Indiano. Il gruppo ha origine addirittura nel Devoniano e sembra che sia rimasto sostanzialmente invariato dalla crisi di fine Cretaceo ad oggi, crisi che probabilmente è riuscito a superare grazie al suo stile di vita in acque profonde. Gli esemplari possono raggiungere anche i 2 metri di lunghezza e gli 80 kg di peso, sono dei possenti predatori con la possibiltà di catturare prede di grandi dimensioni grazie a un’articolazione craniale che gli consente di separare la metà superiore da quella inferiore del capo. Le pinne pettorali e anali si dipartono su pretuberanze carnose sostenute da ossa, anatomicamente omologhe all’omero e al femore dei tetrapodi. Questa conformazione consente al pesce di muovere contemporaneamente la pinna pettorale sinistra e la pelvica destra, poi la pettorale destra e la pelvica sinistra: ciò gli permette di “camminare” sui fondali oceanici con disinvoltura. La pinna caudale è trilobata, con il lobo centrale in cui si prolunga la notocorda. Gli occhi sono estremamente sensibili alla luce, grazie a una membrana riflettente posta dietro alla retina.
Le scaglie sono molto dure e secernono una sostanza oleosa, che li rende inappetibili. A differenza degli altri pesci la circolazione sanguigna non è semplice, cioè con il cuore che ha atrio e ventricolo in un’unica camera e in comunicazione fra di loro, ma ha sviluppato un’escrescenza carnosa fra atrio e ventricolo che limita il mescolamento del sangue arterioso con quello venoso. Sono animali vivipari, quindi con fecondazione interna e con uova che raggiungono dimensioni fino a 9 cm di diametro. I piccoli nascono lunghi ben 30 cm.

Flavio Gallizia


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Aggiunto in: Paleontologia, Zoologia

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