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Miscanto: cultura perenne per biocarburanti

miscantoMeno azoto nell’atmosfera ha ovviamente effetti ambientali molto positivi e le culture energetiche perenni di miscanto non solo forniscono alti rendimenti che lo portano ad essere competitivo con il mais per la produzione di etanolo, ma ha anche la capacità di ridurre la presenza di azoto nell’ambiente.

Questa capacità, posseduta in realtà da tutte le culture perenni per biocarburanti, si esprime alla massima potenza nelle culture di miscanto.

Lo studio, condotto dalla Università dell’ Illinois, è durato 4 anni ed il confronto fra le varie culture perenni è stato fatto con le altre specie seguendo le rotazioni tipiche delle coltivazioni, ovvero mais, mais e soia.

L’emissione di azoto delle monoculture, dannosa se non viene contenuta, potrà quindi essere significativamente ridotta tramite la istituzione di culture perenni di biocarburante. Il nodo della riduzione della quantità di azoto nell’atmosfera non è sicuramente secondario.

La culture intensive di mais, infatti,  comportano grandi emissioni di azoto che viene rilasciato nell’ambiente sia dai fertilizzanti che vengono utilizzati per la coltivazione, sia attraverso le emissioni gassose di ossido di azoto, sia attraverso la separazione dei nitrati di azoto presenti nelle acque superficiali dei sistemi di drenaggio.

L’ effetto dell’ ossido di azoto è noto, essendo uno dei gas serra, mentre il nitrato di azoto, che resta sospeso sullo strato superficiale delle acque di drenaggio delle culture, può contaminare le acque potabili e comunque finisce per portare danni lungo le coste dell’ oceano, come la zona ipossica che ogni estate si viene a formare nel Golfo del Messico, conseguenza della lisciviazione dei nitrati del drenaggio del Corn Belt, zona che Mark David, biogeochimico della università dell’ Illinois e autore dello studio, segnava come luogo probabile per la produzione di biocarburante.

L’azoto infatti, grazie alle culture perenni di miscanto, non verrebbe più rilasciato a così alte dosi nell’ambiente in una forma non solo non utile, ma addirittura altamente dannosa, ma resterebbe nel terreno, venendo fissato e fornendo così adeguato nutrimento al suolo che, via via, si impoverisce a causa delle monocolture.

Morena Lolli
3 febbraio 2013

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Aggiunto in: Ambiente, Ambiente & Natura

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