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Meno ghiaccio sui laghi dell’Artico, inverni sempre più corti

L’Università di Waterloo, Canada, ha scoperto che nel 2011, in un lago dell’Artico, l’acqua è congelata più tardi ed è scongelata prima del solito, rendendo la stagione di ghiaccio invernale più corta di 24 giorni rispetto al 1950.

La ricerca, promossa dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e pubblicata su The Cryosphere, il Giornale scientifico della European Geosciences Union, rivela anche che il cambiamento climatico ha influenzato notevolmente, nel periodo più freddo della stagione, lo spessore del lago ghiacciato riducendolo, in un solo anno, di 38 centimetri rispetto al 1950.

Lago ghiacciato nell’Artico. Il grafico mostra la riduzione del ghiaccio sul suolo tra il   1992 e il 2011  (credit: Planetary Visions / University of Waterloo, Canada / ESA

Lago ghiacciato nell’Artico. Il grafico mostra la riduzione del ghiaccio sul suolo tra il
1992 e il 2011 (credit: Planetary Visions / University of Waterloo, Canada / ESA

“Abbiamo scoperto che lo spessore del ghiaccio è notevolmente diminuito in conseguenza dei cambiamenti climatici nella regione”, conferma Cristina Surdu, ricercatrice e assistente del prof. Claude Duguay, del Dipartimento di Geografia e Gestione ambientale di Waterloo. “Quando abbiamo analizzato i dati delle misurazioni reali, siamo rimasti scioccati dalla drammatica entità del cambiamento. Si tratta, fondamentalmente, di oltre 30 centimetri di ghiaccio in meno alla fine dell’inverno”.

Nell’esame di più di 400 laghi della regione del North Slope, in Alaska, è la prima volta che i ricercatori sono stati in grado di documentare l’entità dei cambiamenti di un lago ghiacciato della regione per un periodo così lungo di tempo.

“Prima di iniziare la ricerca, ci aspettavamo di trovare una riduzione dello spessore ghiacciato, sia nel lago che sul terreno, avendo esaminato le registrazioni delle temperature e delle precipitazioni degli ultimi cinquant’anni, eseguite dalla stazione meteorologica Barrow”, osserva Surdu. “Alla fine delle analisi, verificata la tendenza dei risultati, siamo rimasti alquanto sorpresi nell’assistere ad una tale drammatica perdita di ghiaccio durante un periodo di soli 20 anni”.

Il team di ricerca ha utilizzato le immagini radar satellitari dell’ESA per determinare che, nel 1992, nel 62 per cento dei laghi della regione, il congelamento aveva interessato tutta la massa d’acqua, fino al fondo.

Nel 2011, solo il 26 per cento dei laghi erano stati congelati fino sul fondo. In generale, quindi, dal 1992 al 2011 si è verificata una riduzione del 22 per cento di quella parte di ambiente che gli studiosi chiamano ‘grounded ice’.

I ricercatori sono riusciti a comprendere la differenza tra un lago completamente ghiacciato e uno ghiacciato solo parzialmente, perché i segnali satellitari si comportano in modo diverso, a seconda della presenza o assenza d’acqua sotto il ghiaccio.

Si ha assorbimento da parte dei sedimenti, quando lo strato di ghiaccio ne impedisce il ‘ritorno’. Quando invece c’è acqua sotto il ghiaccio, i segnali rimbalzano verso il sistema radar. Pertanto, i laghi completamente congelati danno immagini satellitari molto scure, mentre quelli parzialmente congelati danno immagini luminose.

Negli anni prima del 1991, quando non erano disponibili le immagini via satellite, per determinare la copertura e lo spessore del ghiaccio dei laghi, si usava il Canadian Lake Ice Model (CLIMO).

Le simulazioni mostrano che nell’inverno 2011, rispetto all’inverno del 1950, i laghi della regione sono scongelati circa 18 giorni prima.

Stagioni con minore durata della copertura ghiacciata possono portare a cambiamenti di produttività delle alghe lacustri, come pure allo scioglimento del permafrost sotto il lago.

“I cambiamenti nel ghiaccio e l’inverno più corto hanno ricadute economiche sulle comunità antropiche del Nord, riguardo – ad esempio – al trasporto delle merci sulle strade”, avverte Surdu. “I drammatici cambiamenti nel lago ghiacciato possono contribuire poi ad un ulteriore riscaldamento di tutta la regione, perché il lago ‘aperto’ favorisce temperature più calde, pure se in misura minore delle acque di mare aperto”.

Leonardo Debbia
11 febbraio 2014


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Aggiunto in: Ambiente, Ambiente & Natura

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