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L’acqua di mare è responsabile dei cambiamenti climatici?

Montagna di Zagros nell’Iran occidentale come appare dallo shuttle Atlantis. La catena montuosa fa parte della più ampia cintura di gesso solubile in acqua sulla Terra che si estende dall’Oman al Pakistan e giunge fino all’ India occidentale. Gli scienziati sostengono che la dissoluzione di antichi depositi di sale abbiano causato drastici cambiamenti nella chimica dell’acqua di mare che a loro volta potrebbero aver innescato nel lungo termine il raffreddamento globale. (Per gentile concessione della NASA)

Quando si parla di cambiamenti climatici è ormai divenuta consuetudine chiamare in causa le attività umane, mettendo in luce tutte le possibili conseguenze negative che queste hanno comportato finora e continuano a comportare quotidianamente.

Prima causa verso cui viene puntato il dito, l’inquinamento prodotto dall’uomo.

Probabilmente ci penalizziamo oltre misura, addossandoci in pratica ogni responsabilità e, seppure il nostro ruolo di disturbo sul clima sia indubbio, ci dimentichiamo che i cambiamenti del clima hanno fatto parte della storia del nostro pianeta anche prima della comparsa dell’uomo.

Chi indica i primi fuochi accesi nella preistoria come responsabili di un primitivo inquinamento dovrebbe riconoscere di sostenere un’idiozia bella e buona.

Allora, se il clima ha avuto variazioni, anche di notevole portata, in tempi remoti, quali effetti fisici, chimici, astronomici o di altra natura possono essere chiamati in causa?

Gli scienziati dell’Università di Toronto e dell’Università della California Santa Cruz stanno cercando di mettere in luce una potenziale causa sulla tendenza al raffreddamento degli ultimi 45 milioni di anni, tendenza di cui potrebbe essere responsabile, a loro avviso, la chimica degli oceani di tutto il mondo.

“La chimica dell’acqua marina è caratterizzata da lunghe fasi di stabilità che sono interrotte da brevi intervalli in cui si hanno rapidi cambiamenti” afferma il Prof. Ulrich Wortmann, del Dipartimento della Terra presso l’Università di Toronto, autore di uno studio sull’argomento pubblicato su Science.

“Abbiamo ipotizzato un nuovo quadro che ci aiuta a interpretare meglio le tendenze evolutive  e i cambiamenti climatici intervenuti in lunghi periodi di tempo. Lo studio si concentra sugli ultimi 130 milioni di anni, ma simili interazioni sono probabilmente avvenute in un arco molto più ampio di tempo, addirittura negli ultimi 500 milioni di anni”.

Wortmann e la ricercatrice Adina Paytan, dell’Istituto di Scienze Marine presso l’Università di

Califonia Santa Cruz, co-autrice dello studio, indicano la collisione tra l’India e l’Eurasia, avvenuta circa 50 milioni di anni fa, come uno degli esempi di questi intervalli che potrebbe aver prodotto cambiamenti rapidi. Questa collisione, secondo i due studiosi, avrebbe accentuato la dissoluzione della più ampia cintura di gesso solubile in acqua esistente sulla Terra, che si estende dall’Oman al Pakistan e raggiunge l’India occidentale. Resti di questa collisione sono ancora ben visibili nelle montagne di Zagros, nell’Iran occidentale.

Gli autori ritengono che la formazione e la successiva dissoluzione di tali massicci depositi di gesso avrebbero modificato il contenuto di solfato nell’oceano e che questo avrebbe influito a sua volta sulle quantità di solfato presente nell’aerosol atmosferico e quindi sul clima.

“Riteniamo che i periodi di concentrazioni elevate di solfato nell’acqua di mare siano da porre in relazione con il raffreddamento globale, mentre periodi di bassa concentrazione corrisponderebbero a periodi caldi, da effetto serra”, afferma Paytan.

“Quando l’India e l’Eurasia si scontrarono, l’evento ebbe come conseguenza lo scioglimento di antichi depositi di sale, e questo provocò drastici cambiamenti nella chimica dell’acqua marina”, continua Paytan. “Questo può aver portato alla fine dell’Eocene – il periodo più caldo dell’Era Cenozoica – e al passaggio da un clima simile a quello di una serra ad un clima freddo che dette  a sua volta l’avvio ad una rapida espansione della calotta glaciale antartica”.

“I cambiamenti improvvisi di composizione dell’acqua di mare costituiscono una svolta nella nostra comprensione dei legami tra chimica degli oceani, tettonica delle placche, clima ed evoluzione” afferma Candace Major, direttore del programma della Division of  Ocean Sciences dell’NSF (National  Science Foundation).

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno correlato i dati relativi alla quantità di zolfo nell’acqua di mare raccolti da Paytan nel 2004 con la recente scoperta di Wortmann sul forte legame tra le concentrazioni dei solfati marini e i cicli del carbonio e del fosforo.

E’ stato così accertato che il solfato dell’acqua di mare è responsabile di enormi cambiamenti nell’accumulo e nella evaporazione del gesso, che è la forma minerale del solfato di calcio idrato.

“Mentre è noto da tempo che i depositi di gesso possono formarsi ed essere rapidamente disciolti, l’effetto di questi processi sulla chimica dell’acqua marina è stato fin qui trascurato”, afferma Wortmann. “L’idea rappresenta un cambio di rotta nella ricerca: prima dobbiamo capire come si svolgono i cambiamenti della chimica degli oceani nel corso del tempo e quindi interpretare in che modo questi cambiamenti siano collegati con il clima”.

Leonardo Debbia

 

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