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La simbiosi: aiutami, che ti aiuto!

Fin dai tempi più remoti, c’è sempre stata una stretta cooperazione tra i vari esseri viventi, che, per un motivo o per un altro, hanno tratto dei benefici da quest’ultima. Questo legame infatti venne denominato “simbiosi”, che non è altro che la forma più stretta di aiuto che esista in Natura. Il termine venne coniato nel 1879 da Heinrich Anton de Bary, simbiosiche attraverso i suoi studi su i licheni, riuscì a stabilire che vi era una collaborazione tra un tipo di alga e un fungo, che si sono coevoluti creando una unità specifica. La simbiosi può essere di tipo facoltativo o obbligatoria : nel primo tipo può sussistere una collaborazione tra gli organismi ma questi potrebbero benissimo vivere da soli; nel secondo tipo invece uno o entrambi gli organismi hanno la necessità di cooperare per la loro sopravvivenza. In Natura esistono molte varianti della simbiosi : tra i rapporti simbiontici più importanti troviamo il mutualismo, il commensalismo, l’inquilismo, la foresi e per ultimo il parassitismo. Il mutualismo si può definire come lo sfruttamento reciproco tra due o più specie completamente diverse le une dalle altre. Per esempio, il paguro e l’attinia si offro aiuto a vicenda : l’attinia si ancora alla conchiglia del paguro per ricevere da quest’ultimo frammenti di cibo e la possibilità di spostarsi in vari ambienti, invece il paguro ottiene protezione dai predatori grazie alle sostanze urticanti dell’attinia. Un altro esempio è il rinoceronte e i suoi uccelli guardiani ( i Buphagus ) : questi uccelli si poggiano sul dorso del rinoceronte e lo liberano dai parassiti che attaccano la sua cute, perciò il rinoceronte viene pulito a dovere dagli uccelli e questi ultimi mangiano a volontà i parassiti. Un altro esempio che deve toccare da vicino la nostra sensibilità è la stretta fratellanza che lega le madrepore e dei protozoi chiamati zooxantelle : quest’ultime vivono all’interno delle cellule gastrodermiche delle madrepore ( quindi possiamo definirle endosimbioti ) e sfruttano i prodotti residui delle madrepore per compiere la fotosintesi; nel frattempo le madrepore utilizzano le sostanze organiche sintetizzate dalla zooxantelle come nutrimento. Al tempo d’oggi, però, questa simbiosi rischia di sparire poichè vi è aumento della temperatura dell’acqua causata dal troppo inquinamento e dall’effetto serra ; se le zooxantelle muoiono o semplicemente ” se ne vanno” dalla madrepore, queste costruttrici di barriere vanno incontro al “bleaching” ovvero allo sbiancamento totale e quindi alla morte.

Passiamo al commensallismo. Quando si dice che un organismo è commensale di un altro si intende il beneficio che quel organismo approfitta di scarti di cibo e protezione da un altro senza che quest’ultimo ne ricavi qualcosa per se. Un esempio che quasi tutti abbiamo visto in qualche documentario è la simbiosi tra pesci adesivi ( o “remore” ) e altri pesci : le remore si attaccano all’addome del pesce o dello squalo con la loro bocca a ventosa e si lasciano trasportare prendendo qua e là frammenti di cibo.

L’inquilinismo avviene quando due organismi diversi occupano pacificamente lo stesso posto ed un esempio sono i balanidi che interagiscono con conchiglie e cetacei. Avrete senz’altro notato quelle protuberanza dure che crescono sul capo delle balene : quelle protuberanze sono dei crostacei che vivono sulla pelle dei cetacei che si lasciano trasportare in giro per il mare.

La foresi invece non serve alla sopravvivenza dei simbionti, ma semplicemente una specie si lascia trasportare da un’altra. La “Dermatobia Hominis“, una mosca per intenderci, depone le sue uova sull’addome di altri insetti per far sì che le sue uova possano essere trasportate in un luogo, o su un individuo, per la schiusa.

Per ultimo il parassitismo. In questo caso vi è un solo organismo che trae beneficio da un altro, e quest’ultimo vi assicuro che riceve solo danni. Il parassita infatti produce danni , alcune volte anche abbastanza rilevanti, al suo ospite ma non ne provoca la morte a meno che non vi siano agenti patogeni già insediati. Esistono due tipi di parassita : l’ Ectoparassita, ovvero un parassita che intacca la superficie del corpo dell’ospite, e l’ Endoparassita, che invece si insedia all’interno. Anche per gli ospiti vi è una classificazione : vi è quello intermedio, che ospita solo una fase di tutto il ciclo vitale ( di solito quella larvale ) del parassita, e qui avviene solo la riproduzione asessuata ; quello definitivo, che ospita la fase adulta del parassita, e avviene la riproduzione sessuata; quello completo, dove il parassita può compiere tutto il suo ciclo vitale; in fine l’intercalare, che ospita il parassita temporaneamente senza subire danni. I parassiti posso innescare parecchie patologie, alcuni possono provocare occlusioni intestinali, sia all’uomo sia ad altri animali, o dermatiti o addirittura la necrosi dei tessuti che hanno, al loro malgrado, ospitato il parassita.
Per esempio, la scabbia, ovvero una dermatite assai fastidiosa e pruriginosa, è causata da un acaro, il “Sarcoptes Scabiei Hominis“, che penetra sotto la cute e depone li le sue uova che si schiuderanno di li a pochi giorni.
Un altro esempio è l’ “Ascaris Lumbricoides“, un nematode vermiforme, che crea una occlusione intestinale di notevole gravità e per di più può spingersi anche attraverso il cuore e i polmoni.

Come in tutte le cose, anche nella simbiosi ci sono gli aspetti positivi e negativi. Le prime quattro tipologie di simbiosi posso essere definite come positive in quanto non arrecano danno a nessun animale, mentre il parassitismo è definito sempre negativo, anche se , se oggi possiamo mangiare frutta e verdura tranquillamente, lo dobbiamo alla lotta biologica tra i diversi parassiti. Infatti adesso viene attuata di più la lotta biologica che gli insetticidi per decimare i parassiti delle piante e dei frutti; in poche parole si fanno parassitare gli stessi parassiti, che intaccano mele, pere, lattuga ed eccetera, da parassiti “buoni” a cui interessa solo il corpicino del malcapitato che stava tranquillamente divorando il tutto.


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