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Il plancton assorbe il doppio del carbonio di quanto si presumeva

Il plancton è il complesso di organismi acquatici galleggianti, sia in acque dolci che salate, che non essendo in grado di dirigere attivamente il loro movimento in senso orizzontale, vengono trasportati passivamente dalle correnti e dal moto ondoso. L’insieme comprende microrganismi animali e vegetali, alghe, crostacei, diatomee, piccolissime meduse e alghe pluricellulari (sargassi).

A seconda si tratti di microrganismi vegetali o animali si distinguono, rispettivamente, il fitoplancton e lo zooplancton.

Il fitoplancton ha la capacità di catturare l’anidride carbonica che è essenziale per la sua stessa esistenza. Le alghe unicellulari e gli organismi vegetali che effettuano la fotosintesi sottraggono quindi la CO2 atmosferica, rappresentando così un vantaggio di tutto rispetto per l’ambiente nell’attuale effetto-serra che interessa il nostro pianeta.

     A sinistra: varie forme di microrganismi planctonici. A destra: diatomee al microscopio

A sinistra: varie forme di microrganismi planctonici. A destra: diatomee al microscopio

A questa considerazione si aggiunge ora un aggiornamento che ci viene dagli USA.

Secondo un nuovo studio dell’Università della California, Irvine, pubblicato la settimana scorsa su Nature Geoscience, i modelli attuali per la valutazione dell’anidride carbonica negli oceani del mondo hanno bisogno di essere rivisti.

Gli scienziati americani hanno scoperto infatti che le comunità di plancton che vivono nelle acque calde superficiali sono molto più ricche di carbonio di quanto finora si sia ritenuto.

Le fluttuazioni delle temperature marine globali potrebbero essere messe in relazione con il fatto che i cianobatteri Prochlorococcus digeriscono quantità doppie del carbonio calcolate in precedenza.

Secondo un nuovo studio, i modelli per la valutazione dell’anidride carbonica negli oceani del mondo hanno bisogno di una revisione. Le comunità planctoniche superficiali sono molto più ricche di carbonio di quanto sia stato a lungo ritenuto. (fonte: Sciencedaily)

Secondo un nuovo studio, i modelli per la valutazione dell’anidride carbonica negli oceani del mondo hanno bisogno di una revisione. Le comunità planctoniche superficiali sono molto più ricche di carbonio di quanto sia stato a lungo ritenuto. (fonte: Sciencedaily)

Nel formulare le loro conclusioni i ricercatori hanno rovesciato un principio vecchio di decenni, un principio fondamentale della scienza marina conosciuto come “Rapporto Redfield”, così chiamato in onore del famoso oceanografo Alfred Redfield. Questi nel 1934 aveva concluso che dalla superficie fino alle fredde e oscure profondità degli oceani sia il plancton che il materiale che da questo viene espulso contengono lo stesso rapporto di carbonio, azoto e fosforo.

Esattamente 106:16:1.
Il rapporto Redfield sostiene che all’interno di una cellula il rapporto tra carbonio (C), azoto (N) e fosforo (P) è costante. In particolare nel fitoplancton lo sviluppo è dipendente dal rapporto tra azoto e fosforo, che è pari a 16. In altre parole, è necessario avere un atomo di fosforo per organizzare 16 atomi di azoto. Quando questi rapporti non sono rispettati, ad esempio per un apporto di acque di scarico inquinate, si verificano delle anomalie che possono produrre rischi ambientali.

Gli autori del nuovo studio, esaminando un’ampia varietà di aree marine, nel corso di sette spedizioni hanno raccolto grandi quantità d’acqua, dal gelido mare di Bering all’Atlantico del Nord, vicino alla Danimarca, alle acque temperate dei Caraibi, trovando rapporti radicalmente diversi ed hanno concluso che la latitudine è un fattore più importante della profondità.

In particolare, i ricercatori hanno rilevato livelli molto più elevati di carbonio in aree calde equatoriali, povere di nutrienti (195:28:1) rispetto a zone polari fredde, ricche di nutrienti (78:13:1).

“Il Rapporto Redfield rimane un punto centrale per la biologia e la chimica dell’oceano”, ha detto l’autore, Adam Martiny, professore associato di Scienze della Terra e di ecologia e biologia evolutiva presso la UC Irvine. “Tuttavia noi abbiamo osservato chiaramente che il rapporto di nutrienti contenuto nel plancton non è costante e quindi non possiamo concordare con questa teoria, da lungo tempo giudicata fondamentale per l’oceanografia. Noi dimostriamo invece che le comunità planctoniche seguono un modello ad andamento fortemente latitudinale”.

Leonardo Debbia
25 marzo 2013

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