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Laddove il mito incontra la scienza, si origina la leggenda: la vera storia della “Mano del Turco” di Gaeta

L’essere umano è un sognatore, è quasi un assioma.
Anche la persona più razionale è indiscutibilmente affascinata dalle leggende che vengono tramandate da secoli o millenni. Leggende nate a causa alle ridotte conoscenze scientifiche che aveva l’uomo nel passato, ma, se contestualizzate, assolutamente plausibili, comprensibili e condivisibili.
Epica, religioni monoteiste e politeiste, credenze popolari, ataviche paure, miti e leggende…credenze che trasudano la curiosità naturalistica insita nel genere umano. Infatti, la stragrande maggioranza di queste storie fantastiche è basata su osservazioni naturalistiche non comprese realmente, ma interpretate più fantascientificamente che scientificamente.
Tuttavia le spiegazioni scientifiche sanno spesso essere più affascinanti e complesse della leggenda stessa, squarciando lo schopenhaueriano Velo che avvolge il mito, palesando la realtà che per millenni ha atteso di uscire allo scoperto. Ma non tutti accettano la “cruda verità”, permettendo così a queste leggende di continuare a vivere, lasciando integra l’aura fiabesca e spirituale che le contraddistingue.
Un filosofeggiante prologo per introdurre la storia della cosiddetta “Mano del Turco” di Gaeta, una presunta impronta lasciata nella roccia divenuta fluida in seguito alle sciagurate affermazioni di un saraceno miscredente.

Una leggenda nella leggenda nella leggenda: stando all’Eneide di Virgilio, Gaeta, celebre e incantevole cittadina in provincia di Latina, deve il suo nome a Caieta, la nutrice di Enea, sepolta dall’eroe troiano in quelle terre durante il suo viaggio lungo le coste laziali, aneddoto poi ripreso anche da Dante Alighieri. A protezione di questa località marittima, si erge il Monte Orlando, promontorio alto appena 171 metri sopra il livello del mare, ma impregnato di misticismo: come narra la leggenda, le tre profonde fenditure verticali che lo solcano, si sarebbero aperte in seguito all’imponente terremoto scatenatosi in seguito morte di Gesù; queste enormi “ferite” che lacerano il monte gli sono valse il nome di “Montagna Spaccata”.

A sinistra uno dei sentieri che si articolano all’interno della Montagna Spaccata, a destra l’affascinante Grotta del Turco.

Difficile da credere, penserete giustamente voi. Ma ogni leggenda che si rispetti deve saper rispondere in maniera credibile anche ai suoi più rigidi osteggiatori.
In difesa del mistico aneddoto inteviene quindi la storia di un marinaio turco in visita in quei luoghi: “Poco doppo sopra la Cappella sudetta stava un’huomo a contemplar l’apertura del Monte, sentendo dire da circostanti, che ‘l Monte s’aprì nella morte di Cristo, disse, toccando il Monte, tanto è vero quel che dite, quanto, che questo Monte s’ammollisca, e riceva l’impressione della mia mano. Il monte si rese tenero alla durezza dell’incredolo, e ricevè l’impressione della destra.
Questo brano, tratto dal “Breve Descrittione Delle Cose Più Notabili di Gaeta” del Rossetto (1675), foraggia ulteriormente la leggenda, impreziosendola e completandola, quasi fosse un enorme puzzle. La fantomatica “impressione della destra” che viene menzionata nell’antico scritto non è altro che la mitica “Mano del Turco”, impronta lasciata secoli fa in quel punto come indelebile emblema della spiritualità che avvolge il piccolo promontorio.

La prima pagina del testo “Breve Descrittione Delle Cose Più Notabili di Gaeta” di Rossetto nell’edizione del 1675.

La somiglianza con l’impronta di una mano lascia letteralmente impietriti: cinque arrotondati fori poco profondi che bucano la roccia, perforazioni perfettamente allineate e tra loro poco distanti che sembrano ricalcare alla perfezione l’impronta di una mano. Ma non c’è solo questo aspetto a rendere il tutto così incredibile: la roccia circostante, incredibilmente liscia e lucida, sembra ancora fluida o appena solidificata. Osservare per la prima volta questa inquietante mano traslucida lascia senza parole, per un attimo tutte le certezze scientifiche vengono meno e il misticismo sembra prevalere…difficile confutare la spiegazione che ha generato questa leggenda, se contestualizzata in un recente passato in cui tante nozioni scientifiche non erano neppure immaginabili…tanti aspetti che per un attimo sciolgono la nostra fredda razionalità, accendendo la fiamma della spiritualità…
Ma la fantasia umana è solo apparentemente illimitata: la geologia di quei luoghi, infatti, permette di fornire una spiegazione razionale ben più accurata del fenomeno che ha originato questa “impronta”.

Poggiando la propria mano sulla “Mano del Turco” ci si rende conto di quanto le dimensioni siano analoghe.

Gran parte del promontorio è infatti costituito da rocce calcaree mesozoiche e cenozoiche che hanno subito e subiscono ancora fenomeni carsici: basta osservare una cartina dell’area in questione per rendersi conto di come non sia presente un vero e proprio reticolo idrografico in quanto le acque sono perlopiù incanalate nelle fessurazioni delle rocce, sfruttando le faglie verticali come linee preferenziali entro cui scorrere, aggredendo le rocce carbonatiche e favorendo i processi dissolutivi tipici del carsismo. Ciò rimodella completamente il paesaggio, portando all’apertura di fessurazioni sempre più grandi e profonde che hanno dato vita agli imponenti solchi che caratterizzano la “Montagna Spaccata”. Quindi non c’è un’origine sismica alla base di questa particolare conformazione, bensì un’accurata commistione tra reazioni chimiche e fisiche.
Piccole fessurazioni sono inoltre originate, oltre che dai fenomeni sopracitati, anche alla dissoluzione dovuta alla presenza di Monetite, un Fosfato acido di Calcio localizzato solo in poche aree del promontorio che, con reazioni a freddo, può ulteriormente dissolvere i calcari e corrodere le falesie. Vere e proprie “micro erosioni” che, nel caso della “Mano del Turco”, sono avvenute in cinque differenti punti allineati e vicini tra loro, ma gli osservatori più attenti avranno notato che questi fori sono presenti anche in altri punti. Perché proprio cinque? Perché così ravvicinati? Perché quasi allineati? Qui si passerebbe nel campo delle pure speculazioni, quindi meglio non addentrarcisi…
E la roccia apparentemente liquefatta, invece, a cosa è dovuta? Qui la spiegazione è più banale: come avviene per molte statue presenti nelle chiese, con mani e piedi incredibilmente lisci a causa dell’usura provocata dal continuo sfregamento dei devoti come atto di fede, anche la roccia presente lungo le pareti del Monte Orlando è stata levigata involontariamente dalle migliaia e migliaia di pellegrini e turisti che ogni anno visitano quel luogo mistico. Decine di migliaia di mani che, per curiosità, per fede o semplicemente per una foto ricordo, mettono la loro mano nell’impronta del marinaio saraceno, la accarezzano, la sfiorano incuriositi, causando involontariamente un’erosione fisica che si aggiunge a quella chimica già in atto.

La roccia sottostante la “Mano del Turco” è levigata e apparentemente liquefatta (Ph. Alessandra Bassoli).

La Scienza è così in grado di trovare una spiegazione alla misteriosa leggenda che per secoli ha aleggiato lungo le scalinate che percorrono in lungo e in largo quel luogo ebbro di spiritualità, senza tuttavia scalfire il fascino di un mito che rimarrà vivo per sempre.


Andrea Bonifazi

Bibliografia

Amanti M., Aversa M., Cesi C., Di Manna P., Vittori E. (2007). Monitoring the rockfall hazard of the Montagna Spaccata, Gaeta, sea cliff. Geophysical Research Abstracts, 9, 11362.

Madonna A., Alwany M.A., Rabbito D., Trocchia S., Labar S., Abdel-Gawad F.K., D’Angelo R., Gallo A., Guerriero G., Ciarcia G. (2015). Caves Biodiversity in the Marine Area of Riviera d’Ulisse Regional Park, Italy: Grotta del Maresciallo Overview. Journal of Biodiversity & Endangered Species, 3(2), DOI: http://dx.doi.org/10.4172/2332-2543.10.4172/2332-2543.1000153

Rossetto P. (1675). Breve descrittione delle cose più notabili di Gaeta. Napoli: Roncagliolo per Castaldo.

Russo G.F. (2005). Indagine conoscitiva sui popolamenti bentonici delle Aree Marine d’Interesse del Parco Regionale Riviera d’Ulisse. Rapporto tecnico DISAm, pp. 102.


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